Reddito di cittadinanza in Legge di Bilancio 2019: date, importi e come funziona

Il reddito di cittadinanza partirà nel 2019, ma solo dopo la riorganizzazione dei centri per l’impiego: nella Legge di Bilancio stanziati 10 miliardi complessivi per l’approvazione di questa nuova misura per il contrasto alla povertà.

Reddito di cittadinanza in Legge di Bilancio 2019: date, importi e come funziona

Il reddito di cittadinanza è in Legge di Bilancio 2019; con la manovra finanziaria, che adesso dovrà essere approvata dal Parlamento, verranno stanziati 9 miliardi di euro per far partire questa misura non appena sarà completata la riforma dei centri per l’impiego (per la quale è stato stanziato 1 ulteriore miliardo di euro).

Il prossimo anno, quindi, i disoccupati e i lavoratori che percepiscono uno stipendio non elevato beneficeranno di un sussidio integrativo mensile fino al raggiungimento della soglia reddituale minima. Per chi vive da solo l’importo minimo è di 780€, per poi salire a seconda del numero di componenti del nucleo familiare.

Il reddito di cittadinanza però non è una sola misura assistenziale; oltre al contributo mensile, infatti, il beneficiario dovrà sottoscrivere un accordo con il centro per l’impiego accettando di frequentare dei corsi di formazione, di partecipare per 8 ore a settimana a dei lavori socialmente utili e di accettare almeno una delle tre offerte di lavoro che gli verranno presentate; in caso di mancato rispetto di questi obblighi si perde il diritto al reddito di cittadinanza.

Per questo motivo al fine di un corretto funzionamento del reddito di cittadinanza non si potrà prescindere dalla riorganizzazione dei centri per l’impiego che in questi anni hanno dimostrato di non essere capaci ad inserire immediatamente nel mondo del lavoro una persona disoccupata.

Ecco perché il reddito di cittadinanza sarà avviato solamente una volta che i centri per l’impiego saranno pronti per assolvere il compito a cui sono chiamati; nel dettaglio, per il loro potenziamento ci potrebbero volere dai 3 ai 4 mesi, quindi la nuova misura per il contrasto alla povertà (che andrà a sostituire il reddito di inclusione REI) non sarà attiva prima di marzo-aprile 2019.

Nel frattempo ecco quello che sappiamo sul reddito di cittadinanza (di cui si continuerà a discutere in queste settimane in Parlamento così da realizzare una misura che sia il più efficiente possibile) in merito a requisiti, importi e agli obblighi che i beneficiari dovranno rispettare.

Cos’è il reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza non è altro che uno strumento di sostegno economico rivolto alle famiglie con un reddito inferiore alla soglia di povertà.

A queste famiglie il reddito percepito verrà integrato di una certa somma fino ad arrivare ad una determinata soglia, variabile a seconda della composizione del nucleo familiare.

Lo stesso vale per i pensionati; questi infatti dovranno percepire più dell’attuale pensione minima (507€) e di conseguenza l’importo mensile verrà integrato fino a quando l’assegno non raggiungerà l’importo previsto dalla misura. Per maggiori informazioni in merito potete consultare la nostra guida sulla pensione di cittadinanza.

Di reddito di cittadinanza se ne parla dal lontano 18° secolo; un reddito uguale per tutti, non soggetto ad alcuna condizione. In Italia se ne è cominciato a discutere con l’ascesa politica del Movimento 5 Stelle che lo ha presentato nel proprio programma elettorale del 2013.

In realtà c’è da dire che quello del Movimento 5 Stelle è un progetto che non presenta le caratteristiche del reddito di cittadinanza, poiché è più affine a quello del reddito minimo garantito.

Infatti, nella concezione del M5S questa misura è utile per garantire un sostegno economico ai soggetti che vivono al di sotto della soglia di povertà. Il reddito di cittadinanza, invece, dovrebbe essere garantito indistintamente a tutti i cittadini, anche quelli appartenenti alle fasce più alte. Ecco perché è più corretto parlare di reddito minimo garantito.

I possibili importi

Come si legge nella manovra finanziaria l’importo del reddito di cittadinanza è di 780€ per la persona singola.

Questo importo dovrebbe aumentare per i nuclei familiari con più componenti, dove ci sono anche dei figli. A tal proposito, ecco gli importi previsti dal provvedimento depositato nel 2013 dal Movimento 5 Stelle che potrebbero essere confermati con l’approvazione della Legge di Bilancio:

  • 2 componenti (genitore solo): 1.014€;
  • 2 componenti: 1.170€;
  • 3 componenti (genitore solo): 1.248€;
  • 3 componenti: 1.404€;
  • 4 componenti (genitore solo): 1.482€;
  • 4 componenti: 1.630€;
  • 5 componenti (genitore solo): 1.716€;
  • 5 componenti: 1.872€.

È importante ricordare che 780€ è l’importo massimo che verrà corrisposto dallo Stato a coloro che soddisfano i requisiti richiesti.

Il presupposto, infatti, è che nessun cittadino possa vivere con meno di 780€ al mese; per questo motivo coloro che percepiscono un reddito da lavoro, ma inferiore a questa soglia, riceveranno non l’intero importo del reddito di cittadinanza ma una sola integrazione fino al raggiungimento dei suddetti 780€.

In sostanza, i 780€ mensili (9.360€ l’anno) andrebbero versati integralmente ai soli disoccupati, mentre coloro che pur avendo un reddito si trovassero al di sotto della soglia dei 780 euro avrebbero diritto alla somma necessaria (che dovrebbe essere erogata su carta Bancomat) al raggiungimento di tale soglia.

Requisiti

Fatta chiarezza sugli importi è importante capire a chi sarebbe destinato il supporto economico, quali sono i requisiti per accedervi.

Ne possono beneficiare, come si legge nella Legge di Bilancio, i maggiorenni residenti in Italia da almeno 5 anni, disoccupati o inoccupati.

Viene specificato poi che questa misura sarà riconosciuta solamente a coloro che - considerando reddito e patrimonio - si trovano in una condizione di povertà. Nel dettaglio, l’intenzione sembra essere quella di alzare la soglia Isee (indicatore della situazione economica) prevista dall’attuale REI (6.000€) portandolo a circa 8.000€.

Oltre ai limiti di reddito, poi, ce ne dovrebbero essere altri di tipo patrimoniale: ad esempio, dalla possibilità di accedere al reddito di cittadinanza potrebbero essere esclusi coloro che hanno la casa di proprietà.

Per maggiori dettagli sui requisiti necessari per accedere al reddito di cittadinanza dovremo però attendere le prossime settimane; solamente con l’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2019, infatti, la situazione sarà più chiara.

Reddito di cittadinanza solo a chi cerca lavoro

Così come per il REI 2018, anche per beneficiare del reddito di cittadinanza bisogna partecipare ad un piano di reinserimento nel mondo del lavoro. Uno dei punti critici sollevati dai detrattori di questa misura, infatti, riguarda il disincentivo al lavoro che il reddito di cittadinanza potrebbe favorire.

Per allontanare questo pericolo, nel progetto del reddito di cittadinanza si stabilisce che il beneficiario perde il diritto all’erogazione del reddito di cittadinanza al verificarsi di una delle seguenti condizioni:

  • non ottempera agli obblighi di cui all’articolo 11 della presente legge (“fornire disponibilità al lavoro presso i centri per l’impiego territorialmente competenti e
    accreditarsi sul sistema informatico nazionale per l’impiego
    ”);
  • sostiene più di tre colloqui di selezione con palese volontà di ottenere esito negativo, accertata e dichiarata dal responsabile del centro per l’impiego;
  • rifiuta nell’arco di tempo riferito al periodo di disoccupazione, più di tre proposte di impiego ritenute congrue ai sensi del comma seguente, ottenute grazie ai colloqui avvenuti tramite il centro per l’impiego o le strutture preposte di cui agli articoli 5 e 10;
  • qualora a seguito di impiego o reimpiego receda senza giusta causa dal contratto di lavoro, per due volte nel corso dell’anno solare.

Nel dettaglio, la proposta del Movimento 5 Stelle prevede che i beneficiari si iscrivano ai centri per l’impiego dimostrando poi di passare almeno due ore al giorno per la ricerca di un lavoro. Inoltre, per aumentare le possibilità di trovare un impiego stabile ci saranno dei corsi di qualifica professionale da frequentare.

Allo stesso tempo bisognerà offrire la propria disponibilità per la partecipazione a progetti utili alla collettività, per un totale di 8 ore a settimana.

Per non perdere il diritto al beneficio, infine, il titolare del reddito di cittadinanza dovrà accettare uno dei primi tre lavori che gli vengono offerti dal centro per l’impiego.

Per quanto riguarda la ricerca di un nuovo lavoro, negli ultimi giorni è spuntata l’ipotesi di una regionalizzazione della misura. È stato lo stesso premier Giuseppe Conte, infatti, a svelare che il Governo sta pensando ad una soluzione per “modulare le offerte di lavoro sulla base della distribuzione geografica”.

Riforma dei centri per l’impiego

Come anticipato il reddito di cittadinanza partirà solo dopo che la riorganizzazione dei centri per l’impiego sarà completata.

Oggi, infatti, i centri per l’impiego difficilmente riescono ad aiutare i disoccupati a trovare un lavoro e la situazione potrebbe persino peggiorare con l’introduzione del reddito di cittadinanza che riguarderà una platea di circa 6.000 beneficiari.

6 milioni di persone a cui i circa 8.000 dipendenti nei centri per l’impiego dislocati sul territorio dovranno trovare un massimo di tre offerte di lavoro entro un arco di tempo prestabilito; un compito che appare impossibile da portare a termine visto lo stato attuale delle cose.

Ecco perché con 1 miliardo di euro a disposizione di provvederà ad attuare un nuovo piano assunzioni di personale da inserire all’interno dei centri per l’impiego; contemporaneamente ci sarà l’unificazione delle banche dati della domanda e dell’offerta di lavoro, alla quale si affiancherà poi un rinnovamento dei locali e delle infrastrutture.

Ci vorrà del tempo quindi per risolvere tutte le attuali lacune; dai 3 ai 4 mesi, secondo quanto indicato dal Governo, una previsione che però potrebbe essere fin troppo ottimistica.

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