Reddito di cittadinanza: beneficiari utilizzati per l’emergenza Coronavirus?

Reddito di cittadinanza: i percettori saranno chiamati per dare assistenza al Comune nel periodo di emergenza? Facciamo chiarezza.

Reddito di cittadinanza: beneficiari utilizzati per l'emergenza Coronavirus?

Reddito di cittadinanza: “i beneficiari della misura presto saranno utilizzati per alcuni lavori di pubblica utilità, necessari visto il diffondersi dell’emergenza Coronavirus”.

È questa l’ennesima bufala che corre sul web: beneficiari del reddito di cittadinanza utilizzati come supporto al Comune nelle operazioni di sanificazione, o anche per dare assistenza alle fasce di popolazione più deboli.

Ma da cosa nasce questa fake news? Effettivamente in questi giorni sono stati molti gli appelli fatti al Governo riguardo alla possibilità di impiegare i beneficiari del reddito di cittadinanza per svolgere lavori di pubblica utilità collettiva (i cosiddetti PUC) per conto dei Comuni.

Ad esempio, il leader di Fratelli d’Italia - Giorgia Meloni - ha chiesto di impiegare i percettori nelle “operazioni di sanificazione” degli ambienti del Comune, anziché restare a casa.

I consiglieri regionali della Lega emiliano-romagnola, hanno invece chiesto di utilizzare i percettori idonei al lavoro nella manodopera del comparto agro-alimentare regionale, nel quale c’è urgente fabbisogno di personale.

Ma non solo appelli dalla politica: anche il Codacons (associazione dei consumatori) nelle scorse ore ha fatto appello all’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e agli Enti Locali affinché venga predisposto un “PUC” valido per tutti i Comuni così da prevedere l’impegno dei beneficiari del reddito di cittadinanza in servizi utili alla collettività, “in maniera organizzata e nel rispetto dei dettami di massima sicurezza”. Questo perché i beneficiari del reddito di cittadinanza potrebbero rappresentare oggi una “preziosa risorsa e fonte di aiuto in un momento così tragico della storia del Paese”.

Insomma, le richieste non mancano: ma quante possibilità ci sono che ciò possa accadere realmente, ovvero che i beneficiari del reddito di cittadinanza vengano chiamati immediatamente per lo svolgimento di lavori di pubblica utilità? Facciamo chiarezza.

Reddito di cittadinanza: beneficiari a servizio delle amministrazioni? Facciamo chiarezza

Le richieste presentate in questi giorni riguardo all’utilizzo dei beneficiari del reddito di cittadinanza nei lavori di pubblica utilità, necessari visto il periodo di emergenza da Coronavirus, possono essere condivisibili o meno, fatto sta che sono irrealizzabili.

Sia dal punto giuridico che - come da nostro personale parere - da quello pratico.

Partiamo dal primo aspetto, quello giuridico. Come molti di voi sapranno nel Decreto “Cura Italia” è stata disposta la sospensione della condizionalità prevista dalla misura per un totale di due mesi.

Fino al 18 di maggio, quindi, per i beneficiari del reddito di cittadinanza non ci saranno convocazioni per i Patti per il Lavoro, né tantomeno seminari di orientamento o sanzioni per il mancato rispetto degli obblighi previsti dalla politica attiva.

Ebbene, la sospensione riguarda anche l’obbligo di partecipare - qualora previsti dal Comune di appartenenza - ai lavori di pubblica utilità collettiva. Ecco perché la notizia per cui i percettori del reddito verranno presto chiamati per svolgere alcuni lavori utili è una bufala: è la legge stessa che non lo consente.

La seconda criticità ci sarebbe dal punto di vista pratico. Ad oggi i Comuni - che devono sottostare alle regole per la limitazione del contagio da Coronavirus - sarebbero impreparati a gestire un così elevato numero di persone garantendo allo stesso tempo la loro sicurezza. E in un periodo in cui si chiede alle persone di “stare a casa”, non sarebbe opportuno mobilitare una così ampia platea di beneficiari senza un piano ben preciso.

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2 commenti

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Cristina Ciccarelli • 1 settimana fa

Sono d’accordo sul fatto che la legge non prevede questa modalità di far uscire ’per forza’ chi percepisce un rdc tra i quali ci sono cittadine-i truffati anche dal comune dove hanno la residenza pertanto ci sono dopoie discriminazioni economiche che non passeranno inosservate. Gli ambienti puliti e disinfettati e/o derattizzati sono sempre stati importanti perché garantiscono un basso rischio contaminazione -non è una novità- lavarsi le mani è educazione civica e sanitaria di base esattamente come il mantenere le distanze sociali, sputare parole è maleducazione e parlare è un comportamento sociale di civiltà. La pulizia e la sanificazione e derattizzazione viene svolta da imprese che esistono da sempre per fare questo. Sembra un altro dispetto partitico a chi propose il rdc ed la pdc verso le quali sono state fatte persino delle truffe con la famosa manipolazione dei dati che gli intermediari hanno raccolto e diffuso, gli abusi amministrativi sono reati gravi ed ora si devono decidere a punire chi ha commesso questi abusi amministrativi.
Per risolvere i problemi si deve iniziare dalla causa del problema e tagliare i «rami corrotti o secchi» perché questa «ansia nazionale» ha tolto della polvere risollevandone altra perché non hanno la volontà di risolvere, lo scaricabarile è una scelta miope che fomenta guerre.

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Cristina Ciccarelli • 1 settimana fa

Sono d’accordo sul fatto che la legge non prevede questa modalità di far uscire ’per forza’ chi percepisce un rdc tra i quali ci sono cittadine-i truffati anche dal comune dove hanno la residenza pertanto ci sono dopoie discriminazioni economiche che non passeranno inosservate. Gli ambienti puliti e disinfettati e/o derattizzati sono sempre stati importanti perché garantiscono un basso rischio contaminazione -non è una novità- lavarsi le mani è educazione civica e sanitaria di base esattamente come il mantenere le distanze sociali, sputare parole è maleducazione e parlare è un comportamento sociale di civiltà. La pulizia e la sanificazione e derattizzazione viene svolta da imprese che esistono da sempre per fare questo. Sembra un altro dispetto partitico a chi propose il rdc ed la pdc verso le quali sono state fatte persino delle truffe con la famosa manipolazione dei dati che gli intermediari hanno raccolto e diffuso, gli abusi amministrativi sono reati gravi ed ora si devono decidere a punire chi ha commesso questi abusi amministrativi.
Per risolvere i problemi si deve iniziare dalla causa del problema e tagliare i «rami corrotti o secchi» perché questa «ansia nazionale» ha tolto della polvere risollevandone altra perché non hanno la volontà di risolvere, lo scaricabarile è una scelta miope che fomenta guerre.

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