Con l’approvazione definitiva del DdL PMI, l’Italia introduce regole stringenti sulle recensioni online. Ecco cosa cambia per imprese e consumatori e come muoversi per restare in regola.
Con il via libera definitivo del Senato, il Disegno di Legge annuale sulle piccole e medie imprese, il cosiddetto DdL PMI, è ora legge dello Stato. Tra le misure più attese e discusse del provvedimento, quelle contenute nel Capo IV (articoli 18-23) che mettono finalmente ordine nel mercato delle recensioni online. Un fenomeno che negli anni ha assunto dimensioni preoccupanti, alimentando pratiche scorrette capaci di distorcere la concorrenza e ingannare i consumatori.
La ministra del Turismo Daniela Santanchè ha definito il traguardo raggiunto come “storico”, rivendicando per l’Italia il primato di essere “pioniere, in Europa, su una tematica di stretta attualità sulla quale era necessario e doveroso intervenire”.
L’operatività concreta del sistema è però subordinata all’emanazione delle linee guida da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che dovrà anche coordinarsi con il Ministero del Turismo e riferire annualmente al Parlamento sull’andamento del fenomeno.
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Cosa rende lecita una recensione: i nuovi criteri
La legge introduce paletti precisi per distinguere le opinioni autentiche da quelle costruite a tavolino. Anzitutto, ogni recensione dovrà essere redatta entro 30 giorni dalla data in cui si è effettivamente fruito del servizio o del prodotto: un termine che punta a garantire la veridicità e la concretezza dell’esperienza raccontata. Trascorsi due anni dalla pubblicazione, la recensione decade automaticamente dalla propria liceità.
Altrettanto rilevante è il requisito di coerenza: il commento deve essere pertinente rispetto alla tipologia di prodotto o alle caratteristiche della struttura ricettiva. A rafforzare il tutto, la presunzione di autenticità scatta solo se la recensione è accompagnata dalla relativa documentazione fiscale (scontrino, ricevuta, fattura) trasformando così la prova d’acquisto in un elemento cardine del sistema.
Stop ai pacchetti reputazionali: cosa è vietato
Il cuore della norma sta nel divieto categorico di comprare, vendere o cedere a qualsiasi titolo recensioni, interazioni e “like”, anche tra piattaforme e motori di ricerca. Questo colpisce direttamente il mercato sommerso delle agenzie che commercializzano pacchetti di “stelline false”, una pratica diffusa soprattutto nei settori ricettivo e della ristorazione.
I legali rappresentanti delle imprese avranno il diritto di segnalare i commenti illeciti e le associazioni di categoria del turismo potranno richiedere la qualifica formale di “segnalatore attendibile” per accelerare le procedure di rimozione dei contenuti non conformi. Il meccanismo premia quindi chi si organizza con procura e documentazione in regola e penalizza chi ha finora affidato la propria reputazione a scorciatoie digitali.
Le sanzioni: fino a 5 milioni di euro (o il 10% del fatturato)
Per le imprese che continueranno a violare le nuove regole, il rischio economico è tutt’altro che trascurabile. L’impianto sanzionatorio prevede infatti multe amministrative che possono arrivare fino a 5 milioni di euro oppure al 10% del fatturato aziendale, a seconda di quale dei due valori risulti più elevato nel caso concreto. Una soglia pensata per colpire in modo proporzionale tanto le piccole realtà quanto i grandi operatori digitali.
Per evitare sanzioni, alle aziende conviene agire subito, adeguando i propri processi interni, smettendo di incentivare recensioni in cambio di sconti o benefit e conservando la documentazione fiscale correlata a ogni transazione.
La legge non è retroattiva nelle sanzioni, ma l’adeguamento tempestivo è la mossa più sicura per non trovarsi impreparati quando le linee guida AGCM entreranno in vigore.
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