I rapporti tra Stati Uniti e Italia cambieranno con la vittoria di Meloni?

Rosaria Imparato

30 Settembre 2022 - 17:27

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La vittoria di Meloni alle elezioni politiche cambierà rapporti ed equilibri con gli Stati Uniti? Lo abbiamo chiesto a Riccardo Alcaro, coordinatore delle ricerche dello IAI.

I rapporti tra Stati Uniti e Italia cambieranno con la vittoria di Meloni?

La vittoria della coalizione di centrodestra con Fratelli d’Italia primo partito, oltre a cambiare la composizione del nostro Parlamento, modifica anche la compagine dei rapporti internazionali? Lo abbiamo chiesto a Riccardo Alcaro, coordinatore delle ricerche e responsabile del programma “Attori globali” dello IAI, Istituto Affari Internazionali.

Ricostruiamo quello che è successo. A un evento di raccolta fondi per i Democratici, il presidente degli Stati Uniti Biden ha parlato dei rischi per la democrazia, commentando la vittoria della destra alle elezioni politiche italiane. Il commento è stato riportato da una giornalista dell’agenzia di stampa Associated Press: “avete visto cos’è successo alle elezioni italiane, avete visto cosa sta succedendo in giro per il mondo: ve lo dico perché non possiamo essere ottimisti su quello che sta succedendo qui”.

C’è da dire che questo commento non è stato ripreso dalla stampa degli Stati Uniti, mentre i giornali italiani gli hanno dato ampio spazio. Secondo Alcaro questa uscita di Biden, per quanto infelice, si spiega in termini di politica interna americana:

«È un commento che non impatterà sulle relazioni tra Italia e Stati Uniti, a livello di stati. La collaborazione continuerà sulla base delle politiche preesistenti e si svilupperà sulle base delle prossime decisioni che prenderanno i governi. Il governo americano non cambierà linea rispetto all’Italia, ma si aspetterà che l’Italia continui a offrire supporto alle priorità di politica estera americana e europea: la questione centrale sarà l’Ucraina.»

Rapporti Italia-Stati Uniti: come cambiano gli equilibri con la vittoria del centrodestra

Ma cosa si aspetta il governo americano dall’Italia? Per quanto riguarda la politica estera italiana al di là dell’Ucraina, quindi europea, spiega Alcaro, il governo americano guarderà con più o meno preoccupazione l’Italia in base a quanto il governo di Roma riuscirà a non creare situazioni di instabilità all’interno dell’Ue. Il commento di Biden va inserito nel contesto politico americano: i Democratici hanno i midterm, e la campagna elettorale è incentrata sul messaggio che il partito repubblicano si è radicalizzato, diventando di estrema destra. Biden voleva sottolineare che è una possibilità concreta quella di un governo di estrema destra, visto come sta avanzando in alcuni paesi dell’Unione Europea.

«Sul piano delle relazioni tra i due leader, però, sicuramente è un commento che contribuirà a rafforzare una reciproca sfiducia», sottolinea Alcaro. «Del resto, l’impalcatura ideologica del partito democratico è molto diversa da quella dei partiti di destra italiani, molto più affini all’impalcatura ideologica dei repubblicani americani. C’è però una netta differenza: il partito repubblicano americano con Trump ha effettivamente virato verso un’agenda in cui la democrazia è percepita come un problema, uno strumento per limitare la liberà dei gruppi socio-economici nelle elezioni».

Giorgia Meloni, invece, non ha mai dimostrato intenti anti-democratici come hanno fatto Orban in Ungheria, il partito Libertà e Giustizia in Polonia, il presidente brasiliano Bolsonaro o lo stesso Trump. Tuttavia, continua Alcaro, gli americani hanno buone ragioni per essere preoccupati, perché Meloni, Salvini e Berlusconi in passato hanno espresso ammirazione e prossimità nei confronti di Putin. E poi anche perché i principali partner di Fratelli d’Italia sono i partiti politici ultraconservatori al potere in Ungheria e in Polonia, e la stessa Marine Le Pen in Francia.

Il governo italiano avrà due sponde in America, spiega Alcaro:

  • sulle relazioni istituzionali proveranno a mantenere buoni rapporti con l’amministrazione Biden;
  • a livello di relazioni politiche, c’è un certo entusiasmo nel partito repubblicano per la vincita di Meloni, vista come espressione di uno spostamento a destra dell’area atlantica.

Per i repubblicani le relazioni con l’Europa sono di due tipi: problematiche, come lo erano per Trump (che aveva un grande scetticismo nei confronti dell’alleanza con gli europei, e un’aperta ostilità nei confronti dell’Ue) oppure sono considerate di valore ma solo dal punto di vista di relazione in chiave bilaterale, quindi con gli Stati Uniti stessi. Significa quindi che vedono di buon occhio i partiti euroscettici che ostacolano la cooperazione con gli altri paesi dell’Europa.

Cosa si aspettano gli Stati Uniti dal nuovo governo italiano

Anche se non ancora non abbiamo la squadra di governo, cosa si aspettano gli Stati Uniti da Meloni? Secondo Alcaro gli Usa si aspettano che l’Italia:

  • mantenga la linea di supporto all’Ucraina e di pressione sulla Russia;
  • sia un partner fedele dove i paesi collaborano, per esempio in Iraq dove l’Italia ha leadership della missione;
  • non crei divisioni interne all’Ue che possano fiaccare la linea dura contro la Russia.

Di certo non si aspettano la stessa politica di Draghi, ma nemmeno un cambio di posizioni. Continua Alcaro:

“Gli Stati Uniti perdono con Draghi leader autorevole, allineato con loro per quanto riguarda l’Ucraina, ma si è dimostrato capace di iniziative importanti, per esempio Draghi è stato fondamentale per escogitare le sanzioni alla Russia, per spingere a dare legittimità allo stato di candidato come membro Ue dell’Ucraina. È stato Draghi più degli altri a invocare la necessità di accogliere l’Ucraina nell’Unione Europea. Draghi è stato anche estremamente capace di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia. Gli Usa sanno che non ci sarà questo livello di collaborazione e con questo livello di interlocutore, ma si aspettano che non ci sia un’inversione di rotta.”

«Siamo già in una guerra fredda inoltrata»: l’intervista a Riccardo Alcaro dello IAI

Spostando lo sguardo ai rapporti Usa-Russia, in un avviso diffuso nei giorni scorsi, l’ambasciata ha consigliato ai cittadini americani di organizzare il prima possibile il rientro negli Stati Uniti sfruttando i voli ancora disponibili. Poi c’è la questione del sabotaggio ai gasdotti Nord Stream, e l’ufficializzazione del referendum farsa. Gli equilibri tra Usa e Russia però non sono in bilico, sono proprio compromessi. Spiega Alcaro che siamo in una guerra fredda inoltrata, «perché anche nel primo periodo della guerra fredda anni 50, con tensioni fortissime e senza canali di comunicazione, non c’erano conflitti in cui fosse coinvolta una delle due superpotenze». Ora invece c’è l’Ucraina: anzi con questi referendum, dal punto di vista di Putin gli attacchi saranno in territori russi. La decisione di Biden di richiamare i cittadini americani è quindi quasi tardiva.

Molti cittadini con la doppia cittadinanza, infatti, stanno avendo problemi a rientrare, perché le autorità russe non considerano il doppio passaporto. I cittadini con doppia cittadinanza vanno incontro a molti più problemi, perché la Russia è disposta a usarli come pedine politiche. Per quanto riguarda i due gasdotti Nord Stream, anche se ancora non si hanno prove, alla domanda «cui prodest?», cioè a chi giova, la risposta è senza dubbio la Russia. In questo modo, infatti continuerebbe a intimorire ancora di più europei creando confusione e panico, anche con danni ecologici, oltre a far aumentare in modo ingiustificato il prezzo del gas.

Infine la Gazprom, gigante russo proprietario del gas proprietaria dei gasdotti, può sostenere che non è in grado di adempiere ai termini del suo contratto per cause di forza maggiore, come sarebbero questi sabotaggi, in sede legale può evitare di pagare le multe.

Anche questo sabotaggio, quindi, rientrerebbe nella guerra ibrida (cioè quella condotta su vari fronti, non solo con i cannoni)
che la Russia ha portato avanti e raffinato negli ultimi dieci anni.

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