Investire su un’obbligazione in valuta estera e breve durata residua ma con un ricco rendimento e l’incognita del cambio a scadenza
Lo scoppio del conflitto in Iran ha riacceso il tasto risk-on su quasi tutte le asset class finanziarie. Sono scivolate le azioni di Borsa e sono saliti i prezzi dei beni rifugio e delle materie prime strategiche come petrolio e gas. Sul comparto obbligazionario, invece, sono saliti gli yield, un aspetto che ha riacceso gli interessi degli investitori retail data la certezza del capitale a scadenza, salvo default emittente.
Tuttavia, oltre al rischio di credito a volte si aggiunge anche quello di cambio, come nel caso del bond che ora analizzeremo. Anticipiamo solo che rende il 4,46% e dura meno di 1 anno questo titolo di Stato in divisa e rating AA.
L’obbligazione in lire sterline con scadenza tra meno di 12 mesi
Nel panorama obbligazionario europeo i titoli di Stato a breve termine sono tornati a salire nei rendimenti, rendendo così la liquidità meno conveniente. Date le loro caratteristiche, questi prodotti di investimento si prestano bene in ottica parcheggio a stretto giro. Godono della garanzia sovrana sul capitale, una tassazione di favore, una buona liquidità sul mercato secondario e un rischio mercato contenuto. Infine rendono il discorso ancora più interessante nella misura in cui riconoscono un ritornto positivo.
Tra essi vi rientra il Government of United Kingdom 3,75% con matricola ISIN GB00BPSNB460 e scadenza al 7 marzo 2027, tra 345 giorni circa. Preso per i versi “giusti” può rappresentare una soluzione per chi cerca un’alternativa ai classici BOT o BTP a breve termine. Tuttavia, presenta specifici rischi per l’investitore nazionale o comunque in euro che è doveroso valutare prima per non pentirsi poi.
Ha un flottante considerevole (36,585 mld di £), un taglio minimo d’ingresso retail (1.155,80 € al cambio attuale 0,8652) e la ritenuta sugli interessi sempre al 12,50%.
I punti di forza del GILT in scadenza il 7 marzo 2027
In sintesi, i 3 punti di forza dell’obbligazione sono i seguenti:
- la breve durata, utile per contenere ogni forma di rischio a partire dalle minacce del mercato fino a quello valutario. Possibili, eventuali variazioni dei tassi di interesse in seguito al riaccendersi dell’inflazione avranno un impatto limitato sul prezzo. Inoltre grazie al breve orizzonte temporale si ottiene la disponibilità del capitale dopo pochi mesi per impegnarlo o reinvestirlo a piacimento;
- la cedola del 3,75%, il 3,281% netto, comunque interessante rispetto ai titoli europei core. Martedì 24 prezza sotto la pari sui 99,48 per un effettivo a scadenza a 4,329%;
- rating emittente, tra quelli robusti che oggi vi sono sul mercato. Stiamo parlando di livelli pari ad AA per S&Poor’s e DBRS, ad AA– per Fitch e ad Aa3 per Moody’s. Gli outlook sono generalmente stabili.
Il rischio di cambio: il rapporto tra l’euro e la sterlina inglese
Il vero banco di prova è invece la tenuta del cambio a scadenza o prima del termine in caso di rivendita anticipata. In verità si tratta di un jolly a doppia valenza. Laddove la sterlina si apprezzasse sull’eurovaluta alla data di rivendita o di rimborso finale, ecco servito l’extra guadagno sul capitale. In pratica un simile trend rafforzerebbe ulteriormente il ritorno finale dell’operazione.
A scenari invertiti andrebbero sacrificati gli interessi certi per coprire la perdita valutaria. Nei casi estremi, il ritorno finale, e quindi l’investimento nel suo insieme, si rivelerebbe negativo e perdente.
Facciamo un esempio per comprendere meglio il concetto. Immaginiamo di investire 5mila € e di assicurarci un rendimento del 4,4% a scadenza. Alla stessa data scopriamo però che il cross GBP/EUR si è svalutato del 5% per cui il risultato finale è una perdita di quasi l’1% tenuto conto delle spese bancarie. A scenari invertiti il risultato lordo finale rasenterebbe il 9,5% in 12 mesi scarsi, quasi una performance da mercati azionari.
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Come si evince il jolly del cambio è determinante per ampliare o azzerare il rendimento dell’obbligazione a scadenza. Tutto può dirsi, tranne che sia un prodotto “tranquillo” nel senso più pieno del termine e come l’asset class, e la durata residua, potrebbero far pensare a prima vista.
In compenso potrebbe essere un buon prodotto per chi cerca diversificazione ed è disposto ad assumersi adeguati rischi in vista di un possibile extra rendimento. Di fondo l’obbligazione presuppone competenza e comprensione delle dinamiche valutarie e, in definitiva, una visione positiva o perlomeno neutra sulla sterlina. Se invece l’intento è il semplice parcheggio della liquidità del cash senza avere sorprese, allora meglio guardare altrove.
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