Per molti investitori retail la grande attesa di febbraio è legata al prossimo BTP Più, di cui venerdì 14 se ne conoscerà la serie dei tassi minimi garantiti. A comunicarli al mercato, insieme al codice ISIN “speciale” valido per la settimana di collocamento, sarà lo stesso MEF.
Da essi dipenderà, per molti ma non per tutti, la decisione finale sul “se aderire o meno” all’emissione. Il rendimento, infatti, è uno dei parametri chiave in ogni decisione di investimento, ma non è l’unico. Valutazioni riguardanti il rischio insito l’operazione, la sua durata complessiva e le spese di gestione del prodotto valgono tanto e (o più?) quella legata ai ritorni.
Tuttavia, la grande regola di fondo resta bene o male la stessa. Per incrementare il ritorno a parità di tempo e/o capitale e/o altri parametri il sentiero da percorrere è quello della maggiore esposizione al rischio. Ad esempio questo titolo di Stato in euro rende più del 13% complessivo e scade nel 2028, un tempo obiettivamente non molto distante.
L’obbligazione sovrana del Governo rumeno in scadenza nel 2028
Il sovereign bond in questione non è un derivato del MEF ma è un’emissione del Governo rumeno del maggio 2016. L’ISIN identificativo è XS1420357318, e il titolo è quotato e negoziato sul MOT di Borsa Italiana. Esso ha data godimento 26/05/16, data regolamento 28/02/19 e data scadenza fissata per il 26/05/28. In sostanza lo strumento ha una vita residua di altri 3,35 anni circa.
Il titolo è denominato in euro, per cui per l’emittente si è trattato di un lancio in una valuta estera che non comporta alcun rischio di cambio per l’investitore nazionale. La Romania, infatti, ha aderito all’UE nel 2007 ma ancora utilizza la sua moneta nazionale, il Leu (RON). Da anni a Bucarest si stanno impegnando per soddisfare i criteri di convergenza UE in vista di un loro futuro passaggio alla moneta comune.
Il taglio minimo di sottoscrizione è di 1.000 € e relativi multipli, oltre alle spese di commissioni dovute alla banca presso cui si detiene il conto titoli. La duration modificata dell’obbligazione, infine, è contenuta e pari al 3%.
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Cedola e rendimento del bond sovrano rumeno
La cedola nominale è del 2,875% lordo, il 2,515% al netto della ritenuta fiscale del 12,50%, ed è la stessa di quella applicata sui bond del Tesoro. La sua periodicità è annuale e staccata ogni 26 di maggio, fino al rimborso finale. Tuttavia, l’attuale quotazione sotto cento vale a rendere il titolo ancora più redditizio.
Sul MOT il Tf 2,875% Mg28 Eur prezza sui 96,47 centesimi, per un rendimento lordo e netto effettivo alla scadenza pari, nell’ordine, al 4,08% e al 3,7% (dati: Borsa Italiana). Il ritorno lordo complessivo da qui al termine, invece, sarebbe del 13,6% circa, a cui poi vanno tolte le spese bancarie e le tasse.
A grandi linee, lo strumento sarebbe in grado di rendere all’incirca il 10% netto di tutte le spese in poco più di tre anni. Da qui a maggio 2028 gli incassi lordi attesi sarebbero quelli delle 3 cedole piene, più il residuo di quella in corso (lo 0,82% circa) e la plusvalenza finale (il complemento a 100).
Questo titolo di Stato in euro rende più del 13% complessivo e scade nel 2028
Giusto a titolo di esempio e di raffronto, prendiamo il (quasi) pari durata del Tesoro in scadenza il 10 ottobre 2028, il BTP Valore ’28. Il titolo paga il 4,10% annuo lordo per i primi 3 anni (sino al 10 ottobre 2026) e il 4,50% nel 4° e 5°. A scadenza, e solo per chi lo ha comprato in emissione, ci sarà anche il premio extra finale di fedeltà dello 0,5% del nominale sottoscritto. Oggi però il bond prezza sui 105,10 centesimi, per cui il rendimento effettivo è del 2,91% lordo.
Dunque, il rapporto tempo-rendimento gioca a favore del bond rumeno, ma lo è anche il rischio, e in questo secondo caso non si tratta di un punto di forza.
Le ragioni della disparità del ritorno si ascrivono al maggior rischio insito nel bond rumeno rispetto al nostrano, malgrado i rating emittenti siano molto simili. Ma nei fatti si tratta di un’emissione in valuta straniera di un’economia fragile e con una propria moneta nazionale tutt’altro che forte sullo scacchiere internazionale. Oggi è la domanda interna la componente forte della domanda aggregata rumena, mentre all’export si fatica a vendere. E la garanzia prima nelle emissioni in valuta straniera, incluso questo bond, sta nelle riserve valutarie, aspetto su cui il Governo di Bucarest è deficitario.
Infine occhio al rischio di liquidità in caso di rivendita anticipata. I volumi giornalieri in termini di numero di contratti e di controvalore si misurano nell’ordine delle unità nel primo caso e delle decine di migliaia di euro nel secondo.