Il recente riesplodere dei rendimenti ha riacceso gli interessi dei risparmiatori sul comparto dei bond, specie quelli sovrani. Oggi basta scegliere medie durate per assicurarsi ritorni discreti in rapporto al tempo di impiego del capitale. Altri vantaggi derivano dal regime fiscale di favore al 12,50% rispetto l’aliquota standard al 26% e la garanzia sovrana sul capitale confluito. Certo, va tenuto a bada anche il rischio sotteso allo strumento prescelto, come nel caso del sovereign bond che adesso presenteremo. Infatti è volato al 4,2% il rendimento sul titolo di Stato in euro in scadenza tra meno di 4 anni.
Quando investire con successo sul reddito fisso?
Dopo mesi di cieli tersi e sereni, sul comparto obbligazionario si è riaccesa la tensione a distanza di quasi un anno esatto. A metà marzo ’25 il riaccendersi degli yield partì dai Bund e si propagò sull’intero comparto governativo europeo. L’Esecutivo tedesco annunciò un massiccio piano di spesa per infrastrutture e difesa che segnò una marcata discontinuità rispetto al passato. In un certo senso la mossa fu vista come una sorta di “liberi tutti” in tema di spese in deficit, svolta che nessuno si sarebbe mai atteso dal Paese patria del rigore fiscale. Fatto sta che si riaccesero seriamente i timori sull’inflazione e il mercato diede il via al rialzo dei rendimenti.
Un anno dopo la storia sull’obbligazionario (europeo e non) sembra ripetersi, ma stavolta ne è diversa la causa. La guerra in Iran ha innescato timori sul riaccendersi dell’inflazione e quindi di possibili mosse BCE tese a contrastarla. Si tratta di una materia prima che, direttamente o no, rientra tra i costi di produzione di tantissimi beni e servizi, per cui se il suo prezzo esplode a cascata salgono i prezzi al consumo.
Così gli operatori nel giro di poche sedute hanno “corretto” prezzi e yield dei bond arrivando a scontare un possibile ritocco BCE al costo del denaro. Ad oggi l’aumento stimato, e già prezzato nelle attuali quotazioni dei BTP, è su un buon quarto di punto percentuale. Poi tutto dipende dalla durata residua del singolo titolo, oltre alla “qualità” emittente, cioè il suo rating.
I rendimenti sulle obbligazioni saliranno ancora?
Per l’investitore un possibile dilemma potrebbe riguardare il “giusto” timing di ingresso sul comparto: sottoscrivere adesso o attendere un altro rialzo dei tassi? Difficile rispondere, ma di certo più la guerra sarà lunga e più cresceranno due probabilità nei rispettivi valori. La prima riguarda quella del suo ritorno, inevitabile, dato che i prezzi finali non potranno non risentire dei maggiori costi degli input di produzione. L’altra riguarda il binomio yield-tassi BCE, anch’essi destinati a salire se non si raggiungerà la tregua in tempi brevi in Medio Oriente.
Più in generale, per esperti e gestori patrimoniali l’affare sul reddito fisso si fa in genere quando si acquista con:
- e/o inflazione ai massimi di periodo;
- e/o tassi ufficiali di riferimento nella parte alta della curva;
- e/o spread fuori controllo, a testimoniare una situazione di grave crisi emittente.
Sono tutte circostanze che denotano uno stato di difficoltà del mercato e/o del debitore per cui il mercato chiede maggiori interessi per prestare i propri capitali.
Vola al 4,2% il rendimento sul titolo di Stato in euro in scadenza tra meno di 4 anni
Consideriamo un titolo sovrano che presenta livelli di rischi non proprio trascurabili. Si tratta del Romania Tf 2,5% Fb30, denominato in euro e quindi senza rischio di cambio, e pur sempre nel perimetro dell’investment grade. Il titolo ha identificativo ISIN XS1768067297 ed è fruttifero dal 08/02/’18, mentre scadrà alla stessa data del 2030, tra meno di 4 anni. Una durata media a tutti gli effetti il cui yield a scadenza non è per niente male.
La cedola è annuale, staccata ai primi di febbraio e pari al 2,50% del nominale sottoscritto, il 2,1875% al netto del 12,50% di ritenuta fiscale. Inoltre prezza a un buon sconto sul valore finale a 100, precisamente in area 94 per un rendimento effettivo a scadenza sul 4,2%. Si tratta di quotazioni prossime ai minimi annui a 93,71, mentre solo una manciata di sedute fa il massimo ’26 è stato a 96,50.
Per avere un termine di raffronti pensiamo al BTP Valore Mz30 (scade 1 mese dopo il Romania Tf 2,5%) con ISIN ordinario IT0005583486. È un bond a cedole trimestrali step-up, al momento al 3,25% annuo lordo. Tuttavia, ai corsi attuali a 102,5 c’è che l’effettivo a scadenza è di poco inferiore al 3,2% (dati: Borsa Italiana). Una differenza di un punto percentuale annuo a parità di tempo, di spese e tasse, tipologia di asset ma non di annesso rischio. L’obbligazione rumena soffre anzitutto di minori scambi sul mercato secondario, e quindi espone al rischio di liquidità (e di spread), ma espone anche al rischio di credito, cioè di controparte.
Un titolo potenzialmente spendibile in ottica diversificazione di portafoglio, quindi, e non in ottica all-in dati gli annessi pericoli. Un suo parziale vantaggio, infine, sta nella media durata (duration modificata 3,61) e nel tempo di rimborso definitivo del prestito non così distante negli anni.