Questo portafoglio da 1.000€ sfida i rendimenti di BTP e conti deposito

Claudia Cervi

19 Febbraio 2026 - 06:53

Btp e conti deposito rendono sempre meno. Ecco 3 azioni europee sottovalutate con dividendi elevati e valutazioni basse da inserire in portafoglio con 1.000€.

Questo portafoglio da 1.000€ sfida i rendimenti di BTP e conti deposito

Fino a poco tempo fa investire era semplice. Per milioni di risparmiatori italiani bastavano BTP e conto deposito per sentirsi al sicuro e ottenere un rendimento senza troppi pensieri. Non era entusiasmante, ma funzionava. E soprattutto sembrava la scelta giusta.

Oggi quello schema non rende più come prima. BTP e conti deposito restano strumenti fondamentali, ma sempre più spesso non bastano più da soli a proteggere il capitale e a generare un flusso di reddito.

Ma come ottenere entrate più alte senza inseguire mode speculative o titoli rischiosi? La risposta non arriva dalle big tech americane né dalle storie virali dei social, ma da società considerate noiose, con crescita lenta e business poco glamour, che però continuano a macinare utili, generare cassa e distribuire dividendi importanti.

Da qui nasce l’idea di un portafoglio da 1.000 euro costruito con un obiettivo preciso. Provare a ottenere un reddito potenziale più generoso di BTP e conti deposito guardando proprio dove oggi il mercato guarda meno.

1) Eni

Il settore energetico è uno dei più penalizzati dalla narrativa dominante degli ultimi anni. Energia è diventata quasi una parola scomoda. Transizione, decarbonizzazione, fine dei combustibili fossili hanno costruito l’idea di un comparto destinato a spegnersi lentamente. Una narrativa che ha tenuto molti investitori alla larga dal settore.

Eppure i numeri di Eni raccontano una storia molto diversa da quella che il mercato continua a prezzare. Negli ultimi anni il gruppo si è trasformato in profondità, diventando una macchina di generazione di cassa più efficiente e disciplinata rispetto al passato. Ha ridotto il punto di pareggio del petrolio, ha riorganizzato le attività con un modello a società satellite e ha iniziato a valorizzare singoli business che in passato restavano nascosti all’interno del conglomerato. Nel frattempo gli azionisti hanno continuato a incassare dividendi e riacquisti sempre più consistenti.

Il titolo continua a essere scambiato a multipli sugli utili futuri più bassi rispetto a molte società industriali europee, pur garantendo un rendimento da dividendo che si muove intorno al 6%. Nel frattempo la possibile valorizzazione di attività come Plenitude e una fase di maggiore stabilità del mercato energetico nei prossimi anni rappresentano catalizzatori credibili che potrebbero riaccendere l’interesse degli investitori e sostenere una rivalutazione in Borsa. Uno dei classici casi in cui il mercato resta prudente mentre il flusso di cassa continua ad arrivare.

2) BMW

L’auto europea è diventata uno dei settori più temuti dai mercati. La caduta di Stellantis lo dimostra. L’avanzata dei produttori cinesi, la transizione elettrica e i timori legati alla Cina hanno creato una narrativa fortemente negativa. Una combinazione che ha spinto molti investitori a ridurre l’esposizione al settore.

Tuttavia, è proprio in questi contesti che nascono spesso le opportunità value più interessanti. Nonostante i timori del mercato, BMW resta uno dei produttori premium più redditizi al mondo e mantiene una capacità di generare cassa che il mercato tende a sottovalutare. La domanda per il segmento di fascia alta resta resiliente, il potere di prezzo rimane elevato e la politica di remunerazione degli azionisti è stata tra le più generose del panorama europeo negli ultimi anni.

Nonostante questo, il titolo viene ancora trattato con multipli che riflettono uno scenario di forte rallentamento, con rendimenti da dividendo che possono superare il 4,7%. L’arrivo della nuova piattaforma elettrica e l’evoluzione del settore nei prossimi anni rappresentano catalizzatori credibili che potrebbero modificare la percezione degli investitori e favorire una progressiva rivalutazione del titolo. Un esempio di come il mercato possa prezzare i rischi molto più velocemente dei risultati.

3) Orange

Le telecomunicazioni europee sono forse il settore più dimenticato dai mercati. Crescita lenta, competizione intensa e anni di investimenti pesanti nella fibra hanno allontanato molti investitori. Un comparto considerato poco dinamico e con poche sorprese.

Ma proprio mentre l’attenzione è scesa, il ciclo degli investimenti sta iniziando a cambiare.

Orange rappresenta uno dei principali operatori infrastrutturali del continente e oggi si trova in una fase in cui la spesa per la rete inizia a ridursi mentre la generazione di cassa migliora. Il mercato continua a guardare alla crescita lenta, ma ignora il miglioramento dei flussi di cassa.

La possibile fase di consolidamento delle telecomunicazioni in Europa e il ritorno del potere di prezzo nel settore rappresentano fattori che potrebbero modificare la percezione degli investitori nei prossimi anni. Per chi cerca reddito, il titolo offre un rendimento intorno al 4,4% che, già da solo, compete con molte soluzioni obbligazionarie.

Inserire una società di telecomunicazioni in un piccolo portafoglio significa aggiungere una componente difensiva e infrastrutturale. Un modo per costruire reddito senza dipendere da un solo settore e senza inseguire le mode del mercato.

Quanto rende davvero un portafoglio da 1.000€ rispetto a BTP e conti deposito

Tradotto in numeri, il confronto diventa più chiaro.

Oggi molti conti deposito offrono rendimenti lordi intorno al 3%. Dopo la tassazione al 26%, il rendimento netto scende poco sopra il 2%. Su 1.000 euro significa circa 20 euro l’anno.

Un BTP con rendimento intorno al 4% lordo, tassato al 12,5%, porta a un rendimento netto vicino al 3,5%. In questo caso il guadagno annuo su 1.000 euro si aggira intorno ai 35 euro.

Un portafoglio costruito con titoli come Eni, BMW e Orange si muove invece su dividendi medi compresi tra il 5% e il 6% lordo. Anche considerando la tassazione, il rendimento netto potenziale può superare i 40–45 euro l’anno, con in più la possibilità di beneficiare di eventuali rialzi in Borsa nel tempo.

La differenza non è enorme nel breve periodo, ma cambia radicalmente l’orizzonte di lungo termine. Nel tempo il flusso di dividendi può crescere e il capitale può rivalutarsi, due elementi che gli strumenti obbligazionari non offrono.

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