Socar completa l’acquisizione di Italiana Petroli: cosa cambia per il settore energetico italiano, per i dipendenti e per gli equilibri strategici europei?
Il gruppo azero Socar ha completato l’acquisizione del 99,82% di Italiana Petroli (IP), storica società italiana della raffinazione e distribuzione carburanti, in un’operazione dal valore stimato di oltre 2,5 miliardi di euro. Dopo mesi di trattative e il via libera delle autorità europee e del governo italiano, uno degli ultimi grandi operatori energetici a capitale nazionale passa così sotto il controllo della compagnia petrolifera statale dell’Azerbaijan.
La cessione segna un passaggio importante per il mercato energetico italiano. IP rappresenta infatti un asset strategico grazie alla sua rete di circa 4.500 distributori, alle raffinerie di Falconara Marittima e Trecate e a una struttura logistica centrale per il rifornimento nazionale. L’operazione, avviata con gli accordi preliminari del settembre 2025, rafforza la presenza di Socar in Europa e consolida il ruolo dell’Italia come snodo energetico del Mediterraneo.
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Perché l’Azerbaijan ha puntato su IP
Socar, controllata dallo Stato azero, è già uno dei principali fornitori energetici per il mercato europeo. Attraverso infrastrutture come l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan e il Southern Gas Corridor, il gruppo contribuisce alla diversificazione delle forniture di petrolio e gas verso l’Europa e l’Italia.
L’ingresso diretto nel capitale di IP consente ora alla compagnia di rafforzare la propria integrazione industriale lungo tutta la filiera: dalla raffinazione allo stoccaggio fino alla distribuzione finale dei carburanti. L’Italia viene considerata un mercato strategico sia per la posizione geografica sia per il peso industriale nel settore oil & gas.
Il presidente di Socar, Rovshan Najaf, ha definito l’operazione “una nuova importante fase nella storica collaborazione energetica tra l’Azerbaigian e l’Italia”, aggiungendo che l’obiettivo sarà quello di garantire “continuità, stabilità operativa e sviluppo a lungo termine”.
La società azera ha inoltre assicurato di voler preservare il marchio IP, valorizzando il know-how interno e le competenze maturate negli anni dal personale italiano.
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Cosa cambia per i 1.500 dipendenti
Uno dei temi più delicati riguarda il futuro occupazionale degli oltre 1.500 lavoratori del gruppo. Durante l’iter autorizzativo, il governo italiano e le autorità competenti hanno posto particolare attenzione alla tutela dell’occupazione, alla sicurezza degli impianti e alla continuità produttiva.
Secondo quanto emerso nelle interlocuzioni con sindacati e istituzioni locali, non sarebbero previsti tagli al personale nella fase immediatamente successiva all’acquisizione. Sotto osservazione resta soprattutto la raffineria di Falconara Marittima, considerata strategica per l’economia delle Marche e per l’intera filiera energetica nazionale.
Socar punta a sfruttare le proprie risorse finanziarie per sostenere investimenti in innovazione, sicurezza industriale e sostenibilità ambientale. Una partita decisiva sarà però quella della transizione energetica: il settore della raffinazione dovrà affrontare nei prossimi anni la sfida dei biocarburanti, dell’idrogeno e delle nuove tecnologie a basse emissioni.
Le polemiche politiche sulla cessione
L’operazione ha però aperto anche un forte dibattito politico. Alcune forze hanno criticato la scelta di consentire il passaggio di un’infrastruttura energetica strategica a una società controllata da uno Stato extra-europeo.
Tra le voci più critiche c’è quella del consigliere regionale Stefano Valdegamberi, secondo cui la vendita “mette a nudo tutte le contraddizioni della politica europea e italiana degli ultimi anni”. L’esponente politico ha sollevato dubbi sulla tutela della sovranità energetica nazionale e sul ruolo del golden power, evidenziando come l’Italia continui a perdere il controllo di asset considerati strategici.
Il caso IP riflette infatti un tema più ampio: da un lato la necessità di attrarre investimenti internazionali per sostenere un settore in trasformazione, dall’altro il timore di una crescente dipendenza da operatori stranieri in un comparto cruciale per la sicurezza economica del Paese.
Nei prossimi mesi sarà soprattutto la gestione industriale della nuova proprietà a determinare se questa acquisizione rappresenterà un’opportunità di rilancio per IP oppure l’ennesimo passaggio simbolico della progressiva riduzione del controllo italiano nel settore energetico.
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