Sono settimane di alti e bassi per i rendimenti dei titoli di Stato italiani e non, specie sul tratto lungo della yield curve. I market mover che ne condizionano il trend sono tanti, e alcuni di essi ultimamente hanno squarciato tabù fino a ieri inviolati. Pensiamo ad esempio alla fine del tetto del debito in Germania che, in un certo senso, è come se avesse violato il dogma dei conti pubblici lindi e pinti.
Intanto per il piccolo investitore resta invariato il dilemma di sempre, vale a dire quello della massimizzazione del ritorno. Ricercarlo a discapito della sicurezza o meglio invertire gli estremi delle valutazioni?
Ad esempio questo BTP rende più del 4% a scadenza ma chi lo compra in genere cerca questo guadagno.
La curva dei rendimenti dei titoli di Stato italiani
Diamo anzitutto la parola ai numeri e vediamo quanto rendono oggi i bond sovrani del MEF sui principali timeframe, corti, medi e lunghi:
- BOT a 3, 6 e 12 mesi: nell’ordine, 2,037%, 1,974% e 1,954%;
- BTP 2Y, 3Y e 5Y: 2,027%, 2,266% e 2,772%;
- BTP 7Y, 8Y e 10Y: 3,055%, 3,307% e 3,630%;
- BTP 15Y, 20Y e 25Y: 4,052%, 4,204% e 4,312%;
- BTP 30Y e 50Y: 4,473% e 4,156%.
Come si evince, vi è una leggera flessione sul tratto cortissimo della curva, prima di divenire costantemente crescente fino ai 30 anni. Poi oltre non va e anzi ripiega, perché per il mercato ha poco senso “scommettere” su quale sarà il livello dei tassi tra 50 anni, per X decenni.
Tuttavia, al crescere della vita residua cresce anche la sua duration finanziaria, un indicatore utile a stimare la volatilità del bond sul mercato secondario. Il riferimento è alla duration modificata, che dice di quanto varia il prezzo di mercato di un’obbligazione ad una variazione dell’1% del suo tasso di rendimento.
Il BTP a tasso fisso del 2,45% annuo lordo
Per cercare di massimizzare il ritorno ipotizziamo di allungare la durata residua e consideriamo un titolo in scadenza a metà secolo. Al riguardo ecco il BTP con ISIN IT0005398406, emesso il 1° settembre del 2019 e scadenza alla stessa data del 2050. Si tratta di un trentennale in origine ma oggi con durata residua nel frattempo scesa a 25,32 anni, comunque tanta altra roba.
La cedola annua lorda è del 2,45% del nominale sottoscritto, ossia il 2,14375% al netto della ritenuta fiscale. La cedola ha periodicità semestrale (1,225% lordo ogni 6 mesi) ed è pagata in via posticipata come per gli altri bond.
Tuttavia, al momento prezza 72 centesimi (-0,62%), a beneficio del ritorno effettivo annuo a scadenza. Quello lordo si aggira sul 4,32%, il netto sul 3,8% e il rendimento totale, da qui a settembre 2050 quando ci sarà il rimborso finale, sfiora il 110%.
Numeri decisamente importanti, ai quali si associa una duration modificata di 16,88, elevata anch’essa, e non poteva essere diversamente.
Questo BTP rende più del 4% a scadenza ma chi lo compra in genere cerca questo guadagno
Ritorniamo al concetto di duration e quindi di volatilità e vediamo cosa è successo sul mercato secondario dall’emissione ad oggi. Da fine maggio del 2020 ai primi di febbraio 2022 il bond è stato sempre sopra 100, con picchi in area 125 a gennaio 2021. Da allora ad oggi i corsi sono stati sempre sotto 100, sfiorando la quotazione di 60 a metà ottobre del 2023. Da un estremo all’altro (high-low) il bond ha percorso tanta strada, com’era facile prevedere in emissione data la cedola non fortissima in rapporto alla considerevole durata.
Simili bond, pertanto, entrano maggiormente nel mirino degli investitori con ottiche speculative e notevole propensione al rischio. Cosa cercano soprattutto? Non tanto la cedola, che tuttavia fa sempre comodo, quanto i movimenti dei corsi nel breve o medio o lungo termine a seconda della strategia adottata.
A grandi linee, nelle fasi di discesa dei tassi questi investitori allungano la durata media del portafoglio per puntare agli effetti amplificativi sulle quotazioni. Certo, al momento questa risalita dei corsi non ne vuole sapere di decollare, e la cosa snerva tanto chi su di essa aveva fatto affidamento. Come mai? Da un lato è vero che i tassi stanno scendendo, ma dall’altro sono tanti, e perdipiù corposi, i programmi di spesa pubblica. Tradotto, sarà tutto da dimostrare il rientro deciso e definitivo dell’inflazione di medio e lungo termine. Potrebbe avvenire, ma intanto c’è che il mercato non ne è convinto, e c’è poco da fare.