Questi titoli bancari sono sull’orlo del baratro

Claudia Cervi

15 Aprile 2024 - 16:49

Moody’s e il crollo dei valori immobiliari commerciali mettono le banche Usa in crisi. Attenzione alle stelle per le trimestrali dei colossi bancari come JP Morgan e Bank of America.

Questi titoli bancari sono sull’orlo del baratro

Questi titoli bancari sono sull’orlo del baratro. Il recente declassamento da parte di Moody’s di diversi istituti di credito regionali statunitensi ha generato crescenti preoccupazioni tra gli investitori sulla tenuta del settore bancario, sia negli Stati Uniti che in Europa.

Le banche statunitensi, già afflitte da tassi di interesse persistentemente elevati e costi di finanziamento in aumento, ora devono anche affrontare il peso dell’incertezza economica derivante dalla prospettiva di una possibile recessione.

Le autorità di regolamentazione e gli investitori stanno osservando attentamente le partecipazioni immobiliari commerciali degli istituti di credito mentre i valori crollano in tutti gli Stati Uniti, in particolare per gli edifici adibiti ad uffici e appartamenti. Come riporta Bloomberg, quasi un terzo delle 127 banche registrate in California ha un debito immobiliare superiore al livello del 300%, il più alto tra gli stati americani.

Banche Usa con maggior esposizione a immobiliare commerciale Banche Usa con maggior esposizione a immobiliare commerciale Fonte Ubs

Per il momento, il warning di Moody’s riguarda principalmente le banche più vulnerabili al debito immobiliare commerciale, soprattutto quelle più piccole. Queste banche sono state colpite sia dal crollo dei prezzi degli uffici (-35% dal 2022) sia dall’inaspettato aumento dei tassi di interesse da parte della Fed. Questa situazione ha già portato al fallimento di istituti come Silicon Valley Bank, Signature Bank e First Republic Bank.
Ma le grandi istituzioni finanziarie, come JP Morgan, Bank of America, Citi e Morgan Stanley, potrebbero non essere esenti da queste sfide. Ognuna di esse affronta una serie di fattori che minacciano la propria stabilità e redditività, con gli investitori che ora temono una crisi senza precedenti nel settore bancario.

JP Morgan

JP Morgan, una delle banche più influenti al mondo, è crollata del 6,47% venerdì dopo la pubblicazione delle trimestrali. Nonostante un aumento degli utili del 6%, a 13,4 miliardi di dollari nel trimestre, il CEO Jamie Dimon ha espresso cautele riguardo al futuro dell’economia statunitense, evidenziando una serie di forze incerte che potrebbero impattare pesantemente sul settore bancario.

Grafico settimanale azioni JPMorgan Grafico settimanale azioni JPMorgan Fonte Tradingview

Tra le principali preoccupazioni espresse da Dimon ci sono le tensioni geopolitiche, l’inflazione persistente e le politiche di restrizione quantitativa della Federal Reserve. Questi fattori rappresentano dei veri e propri ostacoli per il settore bancario, minacciando la redditività e la stabilità delle istituzioni finanziarie.

Nonostante l’incremento dei ricavi, che sono saliti dell’8% a 42,55 miliardi di dollari, grazie a tassi di interesse più alti e saldi di prestito più ampi, JPMorgan ha dovuto affrontare una diminuzione dei ricavi da negoziazione complessivi. Questo declino potrebbe indicare una vulnerabilità della banca ai cambiamenti nei mercati finanziari, con possibili ripercussioni sulla sua redditività futura.

Inoltre, sebbene JPMorgan abbia finora navigato abilmente nel contesto dei tassi di interesse, con un aumento dei profitti sin dall’inizio dell’incremento dei tassi da parte della Federal Reserve due anni fa, ci sono segnali preoccupanti provenienti dalle banche più piccole. Queste ultime hanno visto una riduzione dei profitti e sono state costrette a pagare di più sui depositi, comprimendo i margini di interesse netto.

La crescente preoccupazione per le perdite derivanti dai prestiti commerciali, in particolare su edifici adibiti a uffici e case plurifamiliari, e per l’aumento delle inadempienze sulle carte di credito, aggiunge ulteriori sfide al settore bancario nel suo complesso.

Bank of America

Bank of America, un altro gigante bancario, non è immune alla pressione derivante dal declassamento di Moody’s. L’azienda ha registrato una diminuzione dei depositi, poiché i clienti cercano alternative a rendimento più elevato ai tradizionali conti bancari. Questa diminuzione dei depositi, insieme al previsto calo del margine di interesse netto, mette Bank of America in una posizione difficile, poiché potrebbe lottare per mantenere la sua redditività in un ambiente di tassi di interesse più elevati.

Grafico settimanale azioni Bank of America Grafico settimanale azioni Bank of America Fonte Tradingview

Un altro motivo che alimenta i timori degli investitori riguarda l’andamento del mercato immobiliare. La salute di questo settore è cruciale per il successo di qualsiasi istituto finanziario, e i dati recentemente pubblicati indicano un rallentamento nel mese precedente. Secondo il Dipartimento del Commercio, a gennaio i nuovi progetti edilizi sono diminuiti dell’8,5% rispetto a dicembre, sebbene siano aumentati del 23,6% su base annua. Questo segnale di rallentamento nel settore immobiliare potrebbe avere ripercussioni negative sulle prospettive di Bank of America, poiché l’andamento di questo mercato influisce direttamente sulle entrate e sulla solidità finanziaria dell’istituto.

C’è poi una ragione tecnica che può influire sull’andamento delle azioni Bank of America: si tratta infatti di uno dei titoli più scambiati e popolari tra i trader ad alta frequenza. La sua accessibilità, grazie al prezzo relativamente basso per azione, e la liquidità praticamente illimitata, con quasi 11 miliardi di azioni in circolazione, lo rendono una scelta attraente per grandi volumi di trading. Questo ha portato a un significativo aumento delle transazioni, passando da una media di 11,7 milioni di azioni scambiate al giorno nel 2000 a una media di 198 milioni lo scorso anno, con un aumento di quasi 17 volte. Tuttavia, questa forte attività di trading può portare a una maggiore volatilità e a oscillazioni più ampie nei prezzi delle azioni, contribuendo al calo registrato di recente.

Citi

Citigroup, un altro gigante bancario, ha affrontato sfide nel primo trimestre, con i ricavi dell’unità di gestione patrimoniale in calo del 4% su base annua a 1,7 miliardi di dollari, principalmente a causa di un minore margine di interesse netto. Contestualmente, le spese operative dell’unità sono aumentate del 3%, raggiungendo i 1,7 miliardi di dollari. Nonostante questi ostacoli, la banca rimane ottimista sul potenziale di crescita nel lungo periodo.

Grafico settimanale azioni Citigroup Grafico settimanale azioni Citigroup Fonte Tradingview

Citigroup ha mantenuto una performance superiore rispetto ai concorrenti come Bank of America negli ultimi sei mesi, registrando un divario dell’11% rispetto al suo rivale. Questo suggerisce che il settore bancario potrebbe ancora offrire opportunità di crescita e costituire un segnale positivo per il prossimo rialzo del mercato azionario.

Tuttavia, nel primo trimestre, i profitti di Citigroup sono scesi a 3,4 miliardi di dollari, o 1,58 dollari per azione, registrando un calo del 27% rispetto all’anno precedente. Questo calo è stato principalmente attribuito a una serie di fattori, tra cui una spesa maggiore per le indennità di fine rapporto per i dipendenti licenziati e la costituzione di riserve per ricostituire un fondo governativo di assicurazione dei depositi.

La CEO di Citigroup, Jane Fraser, ha delineato un ambizioso piano di riorganizzazione aziendale, prevedendo una riduzione dell’organico di 7.000 e un risparmio annuo di 1,5 miliardi di dollari. Questo processo di riorganizzazione è stato avviato da Fraser nel settembre scorso con l’obiettivo di semplificare le operazioni della banca e migliorare le sue prestazioni complessive. Tuttavia, i costi associati a questa riorganizzazione hanno aumentato le spese complessive della banca, portandole a 14,2 miliardi di dollari.

Inoltre, Citigroup ha stanziato 251 milioni di dollari per ricostituire un fondo della Federal Deposit Insurance Corp che è stato esaurito lo scorso anno a seguito del fallimento di tre istituti di credito regionali. Questo impegno finanziario aggiuntivo ha contribuito a mettere ulteriormente sotto pressione i profitti della banca nel trimestre.

Morgan Stanley

Morgan Stanley, con la sua vasta divisione di gestione patrimoniale, sembra essere in una posizione relativamente migliore rispetto ad altre banche. Tuttavia, anche Morgan Stanley non è immune alle sfide del settore bancario. L’aumento delle aspettative sugli utili delle compagnie di assicurazione e delle società di carte di credito mette ulteriore pressione sui giganti bancari come Morgan Stanley. Con i mercati che si preparano a un modesto aumento degli utili nel primo trimestre, Morgan Stanley deve fare i conti con l’incertezza sui suoi futuri guadagni.

Grafico settimanale azioni Morgan Stanley Grafico settimanale azioni Morgan Stanley Fonte Tradingview

Morgan Stanley alzerà il velo sui conti martedì 16 aprile prima dell’apertura dei mercati. Le proiezioni finanziarie di Morgan Stanley potrebbero subire un duro colpo, riflettendo un significativo rallentamento sia nell’unità fondamentale di investment banking che nelle attività di servizi di gestione patrimoniale. In questo momento il mercato delle opzioni prezza una volatilità del 5% che potrebbe dunque impattare sul prezzo, come accaduto a gennaio, in occasione della pubblicazione dei conti del quarto trimestre.

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