Questi sono gli unici 4 Paesi in Europa in cui la pensione è sufficiente per vivere

Ilena D’Errico

5 Febbraio 2026 - 00:32

I pensionati riescono a risparmiare qualcosina soltanto in 4 Paesi di tutta l’Unione europea. Negli altri i trattamenti non sono sufficienti per vivere.

Questi sono gli unici 4 Paesi in Europa in cui la pensione è sufficiente per vivere

Molti europei giudicano le pensioni troppo basse per i costi della vita o comunque insufficienti a garantire una vita dignitosa. Naturalmente, non si tratta di una mera percezione, in quanto ci sono moltissimi pensionati che percepiscono trattamenti ridotti al minimo, spesso non abbastanza per coprire i costi primari della vita. Il problema potrebbe però essere più profondo di così. Secondo uno studio di Data pulse research, infatti, ci sono soltanto 4 Paesi in Europa in cui la pensione basta per vivere. Vediamo quali sono, ma soprattutto come si è arrivati a questa conclusione e cosa ci dicono i dati italiani.

La Pensione basta per vivere in soli 4 Paesi europei

Per rapportare le pensioni ai costi della vita bisogna inevitabilmente utilizzare delle medie, quindi è del tutto normale che ci siano cittadini che percepiscono redditi e/o hanno spese differenti dai valori presenti nell’analisi. Quest’ultima aiuta però a farsi un’idea generale della vita in Europa e dell’adeguatezza - o dovremmo dire inadeguatezza? - dei suoi sistemi pensionistici.

Data pulse research, in particolare, ha confrontato l’importo medio delle pensioni nei 27 Paesi Ue e la spesa media mensile di un pensionato. Da questo confronto, soltanto 4 Paesi hanno presentato un surplus nella pensione. Gli unici vincenti sono:

  • Romania (+21%);
  • Repubblica Ceca (+18%);
  • Polonia (+4%);
  • Spagna (+3).

Il fatto che gli ultimi posti di una classifica così breve abbiano valori tanto ridotti è fortemente indicativo del livello complessivo. All’ultimo posto troviamo la Croazia con -40%, mentre l’Italia è nona con un -15%, preceduta da Grecia (-14%), Lettonia(-13%), Danimarca (-7%), Bulgaria (-2%) e ovviamente le prime quattro posizioni. I dati si riferiscono al 2023 e riportano un quadro poco incoraggiante, con un importante divario tra le pensioni e le spese di vita quotidiana in gran parte dell’Ue. È un confronto utile, perché non si limita a considerare il livello delle pensioni in sé e nemmeno il mero costo della vita, ma quanto effettivamente spendono i pensionati in media.

Nel dettaglio, in base alle abitudini di spesa del 2005, 2010, 2015 e 2020, con i dovuti aggiustamenti per l’inflazione, risulta che i pensionati italiani (nello specifico lo studio prende in riferimento gli over60, quindi non solo pensionati) spendono in media quasi 25.000 euro l’anno, a fronte di una pensione media di 21.000 euro. Proviamo quindi a verificare queste informazioni concentrandoci sul solo Belpaese.

Divario pensioni e spese in Italia

Secondo i dati Istat, nel 2023, la spesa familiare equivalente delle famiglie di soli anziani (over 65) era leggermente più alta della media italiana (2.919 euro al mese contro 2.809 euro). Per una famiglia monocomponente si è intorno ai 2.000 euro, quindi circa 24.000 euro l’anno. Gli ultimi dati dell’Inps, invece, ci riportano una media di trattamenti per:

  • 1.263 euro al Nord;
  • 1.110 euro al Centro;
  • 858 euro al Sud.

È sempre l’Inps a chiarire che circa il 43% dei pensionati con pensioni sotto i 750 euro (9,6 milioni in totale) non beneficia di alcuno strumento per situazioni economiche disagiate. L’importo della pensione, come pure dello stipendio, non sempre riflette le capacità economiche del cittadino. Possono esserci altre fonti di reddito, tant’è che il reddito medio degli over 65 (di cui moltissimi lavoratori però) è di 33.000 euro al Nord e 29.000 euro al Sud.

Le variabili di spesa sono inoltre moltissime, da esigenze particolari e costi alti (un pensionato di Padova spende quasi 1.600 euro al mese) a sacrifici e rinunce. Nel complesso, comunque, l’Italia risulta effettivamente colpita da un profondo divario, che peraltro si trascina da tempo. Il piccolo aumento dovuto all’adeguamento annuale non è assolutamente sufficiente e non lo sono neppure i vari strumenti sociali, finché non vengono assorbiti i costi sproporzionati per beni primari come quelli sanitari.

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