La mappa di chi emigra in Italia. Ecco come sta cambiando la popolazione italiana.
C’è chi si sposta per l’università e poi resta in una regione diversa da quella di origine perché intanto trova lavoro, ma anche chi si trasferisce in cerca di nuove opportunità, al di là del percorso di studi. Storicamente in Italia i flussi migratori si concentrano soprattutto sulla direttrice Sud-Nord: è così dagli anni ’50 e ’60, ossia dai tempi del boom economico. Ed è così ancora oggi, come risulta dai numeri su iscritti e cancellati per trasferimento di residenza.
Negli ultimi vent’anni sono state Lombardia ed Emilia-Romagna le due regioni ad aver “guadagnato” più residenti; al contrario, Campania e Sicilia sono quelle che hanno subito più partenze che arrivi. Il risultato è un’evidente concentrazione di popolazione, soprattutto nelle grandi aree metropolitane e a forte richiamo occupazionale, con conseguenze evidenti sul piano demografico e socioeconomico. Il paradosso (apparente) è che le zone più attrattive coincidono con quelle che hanno il costo della vita più alto e di fatto sono allo stesso tempo anche più «respingenti» per lavoratori e studenti.
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Cosa dicono i dati
Per capire come si sta trasformando l’Italia attraverso i cambi di residenza basta scorrere i dati Istat sui trasferimenti avvenuti negli ultimi vent’anni. Tra il 2004 e il 2024, a fronte di 6,2 milioni di iscrizioni e 5,9 milioni di cancellazioni, la Lombardia è stata la regione italiana che ha incrementato maggiormente la popolazione residente, con un saldo positivo di oltre 308 mila abitanti. Dietro ci sono l’Emilia-Romagna, con un attivo di 274 mila residenti, la Toscana a 113 mila e il Veneto a quasi 94 mila.
All’opposto, ossia tra quelle che hanno avuto un saldo negativo, ci sono tutte regioni del Sud. Sempre tra 2004 e 2024, la Campania ha avuto 2,4 milioni di iscrizioni, ma anche quasi 2,9 milioni di cancellazioni, per un passivo di oltre 420 mila residenti. La Sicilia è andata sotto di 252 mila residenti, la Puglia di 201 mila, la Calabria di 168 mila.
Come segnala Svimez, l’associazione non profit che analizza l’economia del Mezzogiorno per promuovere programmi di sviluppo industriale, negli ultimi vent’anni le regioni del Nord sono cresciute, mentre quelle del Sud hanno subito un inevitabile spopolamento. La crisi demografica riguarda l’Italia senza distinzioni, anche se denatalità e invecchiamento della popolazione ora si fanno sentire maggiormente al Sud, dato che nelle regioni del Centro-Nord «l’impatto della preoccupante riduzione del numero dei giovani è stato in parte mitigato dai trasferimenti interni e soprattutto dagli ingressi dall’estero».
Chi si sposta di più?
I flussi riguardano principalmente i giovani lavoratori e i laureati. Le regioni del Nord, in primis Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte, ma anche Lazio e Toscana, ospitano i principali poli universitari e lavorativi del Paese e attraggono i giovani qualificati provenienti dalle altre regioni. Negli ultimi vent’anni oltre 2,5 milioni di persone hanno lasciato il Sud per dirigersi nell’80% dei casi al Nord (per il 20% all’estero), con una forte rappresentanza, oltre la metà del totale, di emigrati nella fascia di età 15-34 anni, dei quali circa un terzo è laureato.
Come confermano i numeri dell’Anagrafe nazionale, lo spostamento di residenza più comune è quello compiuto all’interno della stessa regione, mentre i più frequenti da una regione all’altra risultano effettuati da Campania e Sicilia verso la Lombardia, con oltre 40 mila trasferimenti all’anno per ciascuna direttrice, e dal Piemonte alla Lombardia e viceversa.
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