Queste zone d’Italia potrebbero essere sommerse dall’acqua entro il 2100

Giacomo Astaldi

20 Aprile 2026 - 12:48

L’ultimo studio ISPRA lancia l’allarme: ecco quali sono le aree costiere italiane a più alto rischio e cosa dicono le proiezioni scientifiche per la fine del secolo.

Queste zone d’Italia potrebbero essere sommerse dall’acqua entro il 2100

Il cambiamento climatico non è più una proiezione teorica relegata ai manuali di ecologia, ma una realtà fisica che sta ridisegnando la geografia dell’Italia. Secondo un’analisi pubblicata dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nel giugno 2024, le zone umide costiere del Mediterraneo - ecosistemi vitali per la biodiversità e la protezione idrogeologica - sono sotto scacco.

Il dato è drammatico: entro il 2100, se non verranno messe in atto drastiche misure di mitigazione, una parte significativa del territorio italiano potrebbe finire permanentemente sott’acqua.

La mappa del rischio sommersione in Italia

Il Mediterraneo è un bacino semichiuso che risponde in modo amplificato al riscaldamento globale. L’espansione termica delle acque e lo scioglimento dei ghiacci polari spingono la massa liquida contro coste italiane già densamente urbanizzate.

Ma non tutte le coste reagiranno allo stesso modo. Alcune aree presentano una vulnerabilità strutturale dovuta alla bassa altitudine e alla conformazione del terreno. Lo studio ISPRA, che incrocia i dati del sesto rapporto IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), identifica le zone più esposte:

  • Alto Adriatico e Delta del Po: si tratta dell’area più critica, a causa della combinazione tra innalzamento marino e subsidenza (l’abbassamento naturale e antropico del suolo) che rende il Delta del Po e la Laguna di Venezia le zone più fragili d’Europa. Qui, il rischio sommersione riguarda centinaia di chilometri quadrati.
  • Sardegna: il Golfo di Cagliari e le zone umide di Oristano (come lo stagno di Cabras) vengono indicati come territori ad alto impatto. Solo nell’area di Cagliari, si stima che circa 61 kmq di terraferma potrebbero essere reclamati dal mare.
  • Puglia e Basilicata: la costa che va da Manfredonia a Margherita di Savoia, insieme alla piana di Taranto, rischia di vedere i propri confini arretrare, con danni incalcolabili per l’agricoltura e il turismo.
  • Toscana e Lazio: la Maremma, la piana Pontina e la foce del Tevere restano osservate speciali. In queste zone, l’intrusione del cuneo salino (l’acqua di mare che risale i fiumi) sta già compromettendo le falde acquifere dolci.
Mappa delle zone umide costiere importanti per gli uccelli acquatici minacciate di sommersione secondo lo scenario più pessimistico (+ 161 cm) Mappa delle zone umide costiere importanti per gli uccelli acquatici minacciate di sommersione secondo lo scenario più pessimistico (+ 161 cm) © Fabien Verniest

I numeri dell’emergenza

Perché parliamo proprio del 2100? È l’orizzonte temporale utilizzato dai modelli climatici per misurare l’efficacia (o il fallimento) delle politiche attuali. Le proiezioni medie indicano un innalzamento del Mar Mediterraneo compreso tra 0,94 e 1,035 metri nello scenario cautelativo, ma che potrebbe superare i 1,30-1,50 metri nelle ipotesi più pessimistiche.

Perché le zone umide sono il nostro scudo

Il focus dello studio ISPRA sulle zone umide non è casuale. Questi ambienti (lagune, stagni costieri, paludi) fungono da «ammortizzatori» naturali contro le mareggiate e le inondazioni. La loro sommersione significa perdere la casa di migliaia di specie di uccelli acquatici, come anche privare l’entroterra di una barriera fondamentale.

Quando una zona umida viene sommersa in modo permanente si verifica un fenomeno di «spostamento verso l’interno» (il cosiddetto coastal squeeze). Tuttavia, se l’uomo ha costruito strade o edifici subito dietro queste aree, l’ecosistema non può arretrare e semplicemente scompare, lasciando così i centri abitati direttamente esposti alla furia del mare.

Cosa possiamo fare?

Secondo gli esperti dell’ISPRA e dell’ENEA, la parola chiave è adattamento. È vero, le soluzioni basate sulla natura, come il ripristino delle dune costiere e la riforestazione delle mangrovie mediterranee, possono rallentare l’erosione ma, senza una netta riduzione delle emissioni di gas serra a livello globale, la geografia dell’Italia del XXII secolo somiglierà molto poco a quella che conosciamo oggi.

Il tempo delle previsioni sta scadendo. È ora che la pianificazione territoriale inizi ad integrare il rischio sommersione non come un’eventualità remota, ma come un parametro certo per la sicurezza nazionale.

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.