Queste 5 incognite stanno per travolgere i mercati?

Violetta Silvestri

13/01/2024

5 motivi di massima allerta minacciano la stabilità finanziaria, economica, politica la prossima settimana: cosa può travolgere i mercati? Tutte le incognite per gli investitori.

Queste 5 incognite stanno per travolgere i mercati?

La settimana in arrivo si preannuncia cruciale per i mercati: sono 5 i motivi di allerta da parte degli investitori.

Tra eventi di portata mondiale, pubblicazione di dati macroeconomici attesi e imprevedibili, monitoraggio attento di guerre e instabilità geopolitiche, terremoti elettorali, la stabilità finanziaria potrebbe essere di nuovo messa a dura prova.

Le incognite per le Borse e per gli scenari politici ed economici globali sono 5 secondo una sintesi di cosa accadrà nella settimana dal 15 al 20 gennaio.

1. Riflettori accesi su Davos 2024

Il 54esimo incontro annuale del World Economic Forum prende il via nella località sciistica svizzera di Davos. Banchieri centrali, finanzieri e leader aziendali e politici discuteranno di un quadro economico globale impegnativo ed esplosivo, del cambiamento della politica monetaria e dell’aumento dei livelli di debito.

Cercheranno di cercare risposte su come affrontare un complesso quadro geopolitico che include la guerra in Ucraina e Gaza. Sono previsti la partecipazione del segretario di Stato americano Antony Blinken, del presidente francese Emmanuel Macron, del presidente argentino Milei e dei principali leader del Medio Oriente.

Un evento chiave sarà l’incontro a porte chiuse dei governatori dei servizi finanziari del 17 gennaio, che riunirà 100 presidenti e amministratori delegati dei settori bancario, dei mercati, delle assicurazioni e della gestione patrimoniale.

Secondo un report separato pubblicato dal WEF, intanto, condizioni meteorologiche estreme e disinformazione sono considerate dagli specialisti del rischio come le più probabili cause di una crisi globale nei prossimi due anni.

Proprio il ruolo dell’IA sarà uno dei temi cruciali dell’edizione 2024 di Davos, il cui slogan “Ricostruire la fiducia” richiama tutti i partecipanti alla enorme responsabilità di dare una svolta al mondo che sembra avviato alla deriva.

2. Taiwan, chi ha vinto?

L’esito delle elezioni di Taiwan è monitorato in tutto il mondo, visto che potenzialmente può diventare esplosivo per i rapporti tra Cina e Usa.

Il 13 gennaio la popolazione dell’isola si è recato alle urne (spoglio in corso mentre si scrive) per scegliere nuovo presidente e un nuovo parlamento all’ombra del suo vicino sempre più assertivo, la Cina, che afferma che il voto è una scelta tra “pace e guerra”.

Questo evento geopolitico ad alto rischio segna l’inizio di uno degli anni elettorali più impegnativi di sempre: i Paesi che rappresentano oltre il 60% della produzione economica mondiale e più della metà della sua popolazione tengono elezioni quest’anno.

Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Sud Africa, India e Indonesia sono solo alcuni degli oltre due dozzine di Stati che tengono elezioni nazionali.

Il fitto calendario ha alimentato i timori che la volatilità dei mercati finanziari possa aumentare e che la disciplina fiscale sia a rischio mentre le prospettive di crescita si oscurano e il debito raggiunge livelli record.

3. Pil della Cina 2023

Quanto la Cina sia vicina al raggiungimento dell’obiettivo ufficiale di crescita del 5% circa per il 2023 diventerà chiaro mercoledì, con la pubblicazione dei dati sul Pil dell’intero anno.

La sfida di Pechino è ora capire se lo stesso target può valere per il 2024. A differenza dell’anno scorso, non vi è alcuna flessione dovuta al lockdown dovuto al Covid-19 nel 2022 a influenzare il risultato.

Un indizio di ciò che il dragone ha pianificato è arrivato da un funzionario chiave della banca centrale, che secondo quanto riportato dai media statali avrebbe affermato che gli strumenti politici sarebbero stati utilizzati per sostenere una ragionevole crescita del credito.

I rendimenti dei titoli di stato cinesi si sono avvicinati al minimo di quasi quattro anni e lo yuan è scivolato al minimo di un mese, mentre il mercato speculava su un taglio dei tassi già lunedì prossimo.

4. Dove vanno gli Usa?

La solidità dei consumatori statunitensi sarà al centro dell’attenzione, attraverso la lente dei dati sulle vendite al dettaglio e sugli utili bancari.

Si prevede che i dati sulle vendite al dettaglio del 17 gennaio forniranno uno sguardo sulla spesa dei consumatori e offriranno prove della resilienza dell’economia statunitense di fronte agli aumenti dei tassi di 525 punti base da parte della Federal Reserve dal 2022.

I segnali di un possibile indebolimento dei consumatori potrebbero minare l’aspettativa di un atterraggio morbido dell’economia che ha contribuito a incrementare le azioni del 24% lo scorso anno. Gli economisti intervistati da Reuters prevedono che le vendite al dettaglio siano aumentate dello 0,3% mensile a dicembre, in linea con l’aumento di novembre.

L’esperto Lorenzo Borga di Ispi fa notare in un grafico che “Il sentiment economico non è mai tornato ai livelli pre-Covid (a differenza di quanto accaduto in Europa), benché redditi e mercato del lavoro abbiano superato di gran lunga i valori del 2019”.

Variazione Pil e fiducia consumatori Usa Variazione Pil e fiducia consumatori Usa Un confronto

In sostanza, se i dati macro Usa sono positivi e indicano una crescita nonostante il quadro globale molto incerto, i consumatori non sono così ottimisti. E in una potenza economica dove la spesa per i consumi è un motore cruciale della crescita il divario desta preoccupazione.

5. Guerra contro lo Yemen?

Gaza non è più l’unico posto osservato speciale dagli analisti mondiali: il Mar Rosso sta rubando la scena a una già tragica e imprevedibile guerra, quella tra Israele e Hamas. Da giorni, infatti, si parla di attacchi nello Yemen.

Le preoccupazioni per un ampliamento del conflitto regionale sono balzate quando aerei da guerra, navi e sottomarini statunitensi e britannici giovedì hanno lanciato missili contro obiettivi dei ribelli Houthi in ​​tutto lo Yemen.

Biden ha avvertito venerdì che avrebbe potuto ordinare ulteriori attacchi se le milizie non avessero fermato i loro attacchi contro navi mercantili e militari in una delle vie navigabili economicamente più vitali del mondo. La questione del Canale di Suez e del Mar Rosso in generale boicottato dalle società di trasporto merci più importanti del mondo per motivi di sicurezza sta diventano cruciale.

I prezzi per i noli dei portacontainer sono saliti alle stelle e minaccia aumenti dell’inflazione generale.