È una delle settimane più attese dell’autunno sui mercati globali. Nei prossimi giorni, Alphabet, Meta, Amazon (e non solo) apriranno i conti del terzo trimestre 2025, offrendo così al mercato non solo una fotografia dei loro numeri, ma un’anticipazione del futuro del comparto tecnologico, che da oltre un decennio guida - e spesso determina - la direzione dell’intero mercato azionario americano e, per riflesso, anche europeo.
Gli investitori si interrogano su una domanda chiave: la “nuova stagione dell’AI” sta già dando i suoi frutti?
Le trimestrali in arrivo potrebbero fornire la prima risposta concreta. Dopo due anni di investimenti miliardari in data center, chip e modelli linguistici, il mercato vuole vedere risultati tangibili in termini di ricavi e margini.
Alphabet
La casa madre di Google presenterà i conti mercoledì 29 ottobre alla chiusura della sessione statunitense, alle 21:00 ora italiana (negli Stati Uniti è ancora in vigore l’ora legale, ndr). Le stime di consensus indicano ricavi attorno a 84,6 miliardi di dollari e utili per azione (EPS) di circa 2,27 dollari, in moderata crescita rispetto allo stesso trimestre 2024.
L’attenzione degli analisti sarà concentrata su tre fattori: la tenuta della pubblicità online - ancora cuore pulsante del gruppo -, la performance di YouTube (che continua a rosicchiare quote alla TV tradizionale) e i primi segnali di monetizzazione dei nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale generativa integrati nel motore di ricerca e nei servizi cloud.
Il vero punto interrogativo resta il margine operativo. Se l’AI dimostrerà di aver migliorato l’efficienza della spesa pubblicitaria, Alphabet potrebbe consolidare la propria posizione di “macchina da cash flow” anche in un contesto di crescita più lenta.
Meta
Per Meta, la trimestrale di mercoledì 29 ottobre (in uscita alle 21:30 ora italiana) sarà un banco di prova cruciale. Il consensus punta a ricavi intorno ai 49,4 miliardi di dollari, in aumento di oltre il 20% su base annua, e utili per azione vicini a 6,7 dollari. Numeri che, se confermati, sancirebbero il ritorno ai livelli pre-2022, quando la frenata pubblicitaria e il crollo delle quotazioni avevano messo in discussione la strategia di Mark Zuckerberg.
Ma il vero nodo riguarda le spese in conto capitale. Meta sta spendendo come mai prima per potenziare i propri data center e sviluppare modelli AI proprietari. Il mercato, quindi, non guarda solo ai ricavi, ma soprattutto al flusso di cassa e alla guidance per il 2026. In sostanza: la crescita c’è, ma a che prezzo? Se i margini dovessero comprimersi troppo, anche un “beat” sui ricavi potrebbe non bastare a sostenere il titolo, oggi già vicino ai massimi storici.
Amazon
Giovedì 30 ottobre (alle 22:00 ora italiana) toccherà ad Amazon chiudere la settimana tech. Le attese puntano a ricavi per 177,8 miliardi di dollari e EPS di 1,58 dollari, in crescita solida grazie al buon andamento del retail online e, soprattutto, alla ritrovata spinta di AWS, la divisione cloud che genera la gran parte dei profitti del gruppo.
AWS, però, non è più una rendita automatica. La concorrenza di Microsoft e Google nel cloud AI ha costretto Amazon a investire pesantemente in infrastrutture e partnership hardware. Gli investitori vogliono capire se il ciclo di spesa stia già generando ritorni. Sullo sfondo, resta cruciale la dinamica del margine operativo: un miglioramento in doppia cifra sarebbe letto come segnale di forza dell’intero settore.
I numeri contano. Questa volta come non mai
Tre trimestrali che verranno pubblicate a migliaia di chilometri da Piazza Affari. Eppure il loro impatto è tutt’altro che lontano.
Alphabet, Meta e Amazon rappresentano insieme quasi il 35% del Nasdaq 100 e oltre il 20% dello S&P 500. Una sorpresa positiva o negativa nelle loro trimestrali si riflette immediatamente sulla direzione dei mercati globali, trascinando anche gli ETF e i fondi italiani esposti al tech americano.
Inoltre, la filiera europea - dai semiconduttori ai servizi cloud - vive di riflesso sull’andamento di questi colossi. Se Alphabet e Amazon aumentano la spesa in data center, beneficiano anche società europee come ASML, Infineon o STMicroelectronics, tutte con legami diretti con la tecnologia AI.
Occhio anche all’effetto pubblicità. Per molte PMI italiane che usano Google Ads o Meta Ads, la salute di queste piattaforme è un indicatore indiretto della competitività del marketing digitale. Se la domanda pubblicitaria globale resta robusta, significa che anche l’economia digitale italiana può mantenere un buon ritmo.
Più che tre singole trimestrali, quelle di Alphabet, Meta e Amazon rappresentano un referendum sullo stato di salute dell’intero comparto tecnologico. Dopo mesi di rally e valutazioni ai massimi, il mercato cerca conferme. Se i conti dovessero battere le attese, soprattutto in termini di margini, potremmo assistere a un nuovo allungo dei listini tech, consolidando il primato del comparto sull’azionario globale.
Ma se, al contrario, emergessero segnali di saturazione o di ritorno dei costi in crescita, non è escluso un temporaneo “raffreddamento” dei titoli, con inevitabili ripercussioni su ETF e fondi a tema AI.