Un piccolo villaggio turistico nell’Artico russo diventa essenziale per la “flotta ombra” del gas di Mosca. La Russia prova ad aggirare le sanzioni occidentali e continuare le esportazioni di gas.
Una piccola cittadina il cui principale business è il turismo, capace di attirare visitatori da tutta la Russia e dall’estero in cerca delle meraviglie del Nord estremo, sta assumendo un ruolo sempre più rilevante dal punto di vista strategico per Mosca.
Non per l’aurora boreale o per le balene che nuotano nelle acque gelide del mare di Barents, ma perché potrebbe aiutare la Russia ad aggirare le sanzioni occidentali sul gas.
Si tratta di Teriberka, un minuscolo centro sulla penisola di Kola, nell’Artico russo, affacciato su uno dei mari più freddi del pianeta. Il suo nome è noto a pochi, soprattutto agli appassionati di viaggi estremi, perché è considerato uno dei luoghi migliori per osservare l’aurora boreale, i paesaggi artici e, nei periodi giusti, anche le balene.
Negli ultimi anni il turismo aveva sostituito la pesca come principale motore dell’economia locale, trasformando il villaggio in una meta sempre più popolare tra chi cerca esperienze fuori dai circuiti tradizionali. Ma oggi Teriberka sta diventando molto più importante per la Russia: le acque attorno al villaggio, infatti, sono sempre più frequentate da navi legate alla cosiddetta “flotta ombra” del gas, utilizzata per continuare a esportare GNL nonostante le sanzioni internazionali.
Così la Russia sta aggirando le sanzioni
Ma vediamo nel dettaglio come Teriberka si sia trasformata da semplice meta turistica a punto di appoggio per le operazioni energetiche russe. Come riportato dal sito specializzato norvegese Barents Observer, questo piccolo centro affacciato sul mare di Barents sta diventando un nodo logistico per le metaniere coinvolte nella cosiddetta “flotta ombra” del gas russo.
Secondo la fonte, diverse navi sanzionate sono state avvistate nelle acque a pochi chilometri dalla costa del villaggio. In alcuni momenti, almeno sette metaniere risultavano ferme o in movimento nell’area, molte delle quali inserite nelle liste delle sanzioni internazionali.
Nel dettaglio, le imbarcazioni utilizzerebbero le acque attorno a Teriberka come punto di attesa per il rifornimento o assistenza tecnica, mentre i trasferimenti di gas da nave a nave avverrebbero poco distante, nel Golfo di Ura, dove è presente un deposito galleggiante di GNL gestito dalla compagnia russa Novatek.
In questo modo, secondo quanto riportato dalla fonte, la Russia riesce a mantenere attive le esportazioni di gas naturale liquefatto nonostante le restrizioni occidentali, utilizzando una rete di operazioni offshore e rotte meno controllate nell’Artico.
Il sistema, che ruota attorno al progetto Arctic LNG 2, consentirebbe a Mosca di continuare a rifornire soprattutto i mercati asiatici, in particolare la Cina, anche a costo di applicare forti sconti sui carichi.
Il progetto Arctic LNG 2
Ricordiamo che le sanzioni ai danni della Russia hanno colpito in modo sempre più diretto il settore energetico, e in particolare il gas naturale liquefatto proveniente dall’Artico. L’Unione europea, con i pacchetti approvati nel corso del 2024 e del 2025, ha previsto lo stop progressivo alle importazioni di GNL russo legate a contratti di breve termine, con il divieto che entrerà in vigore dal 2026 e il blocco totale previsto dal 2027. A queste misure si affiancano le sanzioni statunitensi, che già dalla fine del 2023 hanno preso di mira i principali progetti energetici russi nell’Artico.
Pertanto, l’Arctic LNG 2, uno dei progetti chiave della strategia energetica di Mosca e guidato dalla società russa Novatek, si è ritrovato al centro della pressione occidentale. Il progetto, pensato per aumentare in modo significativo la capacità russa di esportazione di gas naturale liquefatto verso i mercati asiatici, è stato colpito da sanzioni che ne hanno complicato sia il finanziamento sia la logistica.
Le restrizioni, infatti, hanno limitato l’accesso a tecnologie e servizi, costringendo la Russia a cercare soluzioni alternative. È proprio in questo contesto che è nata la cosiddetta “flotta ombra” di metaniere: una rete di navi, spesso sanzionate o con proprietà opache, utilizzate per continuare a trasportare il gas e completare comunque le operazioni di carico e trasferimento lontano dai porti e dai controlli occidentali.
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