Una nota compagnia aerea potrebbe avviare la liquidazione già questa settimana. La low cost affronta il secondo fallimento in un anno, aggravato dall’impennata del prezzo del carburante.
Spirit Airlines potrebbe avviare la procedura di liquidazione già nel corso di questa settimana. La notizia, riportata per prima da Bloomberg, emerge da fonti interne che hanno chiesto l’anonimato. La compagnia low cost statunitense si trova in una situazione sempre più difficile: dopo il secondo fallimento in meno di un anno, deve ora fare i conti con un’impennata del prezzo del carburante, che per le compagnie aeree rappresenta la voce di costo più pesante dopo il personale. Spirit non ha confermato né smentito, limitandosi a dichiarare: “Non commentiamo voci di mercato e speculazioni”.
La notizia arriva a ridosso della fine della stagione di “spring break”, uno dei periodi più redditizi per il settore. Spirit, che ha sede in Florida, uno Stato molto gettonato per le vacanze di primavera, contava su questi mesi per consolidare il suo piano di ristrutturazione, che prevedeva una riduzione delle rotte e una concentrazione sulle tratte ad alta domanda con l’obiettivo di uscire dalla procedura fallimentare già in primavera. Le cose, tuttavia, non sono andate come previsto.
La lunga crisi di Spirit Airlines
Le difficoltà di Spirit affondano le radici nel periodo successivo alla pandemia, quando l’aumento dei salari e dei costi operativi si è sommato a un cambiamento delle preferenze dei passeggeri e a un eccesso di offerta sui voli domestici, che ha fatto crollare le tariffe.
Per una compagnia focalizzata quasi esclusivamente sul mercato statunitense, priva di cabine di prima classe e di programmi fedeltà redditizi come quelli dei grandi vettori, il margine di tenuta si è progressivamente assottigliato.
La situazione è poi precipitata su due fronti distinti. A partire dal 2023 il richiamo di alcuni motori Pratt & Whitney ha costretto la compagnia a tenere a terra decine dei suoi Airbus, riducendo la capacità operativa. L’anno precedente un giudice federale aveva bloccato l’acquisizione da parte di JetBlue Airways, giudicandola anticoncorrenziale, lasciando entrambi i vettori a competere da soli in un mercato dominato dai grandi operatori.
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I conti che non tornano
A dicembre 2024 Spirit aveva depositato in tribunale previsioni che indicavano un utile netto di 252 milioni di dollari per l’anno precedente. La realtà si è rivelata opposta: un rapporto di agosto aveva certificato una perdita di quasi 257 milioni di dollari nei soli mesi compresi tra il 13 marzo e la fine di giugno, subito dopo l’uscita dal primo Chapter 11. Meno di un mese dopo Spirit aveva presentato una nuova istanza di protezione fallimentare.
Nel tentativo di arrestare il declino, la compagnia aveva cercato di attrarre una clientela con maggiore capacità di spesa, introducendo sedili più spaziosi e tariffe che includevano bagaglio e scelta del posto, mentre piloti e assistenti di volo avevano accettato concessioni contrattuali per contribuire alla sopravvivenza dell’azienda. Per ora, però, non è bastato.
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