Le stime aggiornate sul mercato delle sigarette in Italia, dall’introito dello Stato alla spesa sanitaria.
Nonostante la deterrenza dei continui aumenti di prezzo e le varie misure per scoraggiare e prevenire il tabagismo, in Italia i fumatori sono ancora moltissimi. Secondo le ultime indicazioni dell’Istat si tratta di quasi il 24% della popolazione, con grosse differenze tra le varie fasce di età e anche un numero piuttosto consistente di ex fumatori. È evidente che in Italia il mercato delle sigarette ha un peso notevole sull’economia nazionale, anche perché è per lo più composto dall’introito statale, se non consideriamo la compravendita illegale.
Ad oggi, però, bisogna tenere conto anche di sigarette elettroniche e articoli complementari che i fumatori acquistano abitualmente. Nel complesso, ogni giorno in Italia si muovono parecchi soldi per le sigarette e il tabacco, con un effetto paradossale se pensiamo ad altri Stati europei, come il Regno Unito. Dove le accise sono molto elevate, ben più di quelle italiane, la riduzione del consumo è rilevante e a conti fatti la spesa della cittadinanza è molto simile in un primo momento. Se l’Italia proseguirà sulla scia degli aumenti, quindi, dovrà aspettarsi una lenta diminuzione degli introiti, dopo la fase iniziale di crescita, accanto ovviamente alla diminuzione della spesa sanitaria. Ma a quanto ammontano effettivamente questi costi? Proviamo a stimarli.
Quanto vale il mercato delle sigarette in Italia
In base ai listini aggiornati al 5 giugno 2026 dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli sappiamo che un pacchetto di sigarette in Italia (un astuccio da 20 sigarette) ha un costo compreso tra 4,40 euro e 7,20 euro, con una media di 5,66 euro a pacchetto. Ovviamente, non tutte le marche registrano pari volumi di acquisto, ma è necessario semplificare, anche perché le sigarette più vendute (Camel, Chesterfield, Marlboro e Philip Morris) sono abbastanza allineate con la media. Sappiamo anche che in Italia fuma il 24% della popolazione, vale a dire 14.160.000 persone se prendiamo come riferimento le stime demografiche del 2024 (contemporanee rispetto al dato sul fumo).
Ognuno ha abitudini e disponibilità economiche differenti, ma la fascia più ampia fuma meno di un pacchetto di sigarette al giorno, per la precisione 12 secondo i dati PASSI 2022-2023. Per 365 giorni l’anno le sigarette diventano 4.380, ben 219 pacchetti di sigarette ciascuno. Considerando il numero di fumatori si ha quindi una stima di 3.101.040.000 pacchetti l’anno, dal costo complessivo di 17.551.886.400 euro. Quasi 18 miliardi di euro di sole sigarette spesi ogni anno in Italia, di cui il 77% spetta allo Stato per l’onere fiscale, con un’incasso dunque di 13,5 miliardi di euro (a fronte di una spesa di produzione marginale, intorno a 20 centesimi a pacchetto).
Lo Stato italiano guadagna più di 13,5 miliardi di euro l’anno per le sigarette, ma questo numero resta inferiore alla pressione sul Servizio sanitario nazionale. La spesa sanitaria e sociale legata al tabagismo è intorno a 26 miliardi di euro l’anno secondo la Società italiana di patologie da dipendenza, una stima che tiene conto di ricoveri e terapie ma anche della mancanza di produttività e delle assenze dal lavoro. Ovviamente, poi, bisognerebbe considerare il ruolo di tutte le persone che lavorano per la produzione, la distribuzione e la vendita di sigarette e prodotti correlati, complessivamente superiori a 200.000 secondo il XV rapporto di Nomisma.
Stipendi dei lavoratori e fatturato delle aziende sono estremamente variegati in tal senso e per lo più non interamente dipendenti dalle sigarette (come le tabaccherie), ma per i soli occupati diretti si può immaginare un totale salariale intorno a 1,5 miliardi di euro l’anno. Circa la stessa cifra del mercato illegale, come stimata dallo studio 2025 di Logista-Ipsos Doxa, mentre aggiungiamo un altro miliardo per le sigarette elettroniche.