Prezzo sigarette, quanto ci guadagna lo Stato?

Patrizia Del Pidio

9 Aprile 2026 - 15:26

Un pacchetto di sigarette costa circa 6 euro: quanto guadagnano il produttore, il tabaccaio e lo Stato dalla vandita sul prezzo delle sigarette per ogni pacchetto acquistato?

Prezzo sigarette, quanto ci guadagna lo Stato?

Dopo gli ultimi aumenti del prezzo di un pacchetto di sigarette, fumare è diventato un lusso che non tutti possono permettersi. Ma a chi vanno realmente i soldi che paghiamo? Il prezzo richiesto dal tabaccaio nasconde margini industriali, Iva, accise e aggio dei venditori, una divisione regolata in modo millimetrico dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

Anche se gli aumenti non sono mai altissimi (l’ultimo del 2026 è di circa 30 centesimi al pacchetto), il costo totale di un pacchetto è arrivato a sfiorare (e a superare, in alcuni casi) i 6 euro, un balzello quotidiano che i fumatori pagano senza sapere bene a chi finiscono veramente in tasca i soldi che, anche se il fumatore percepisce come cifra unica, sono suddivisi tra diversi soggetti e solo una parte bassissima finisce nelle tasche dei produttori.

Per ogni pacchetto di sigarette, infatti, la parte più ampia dell’incasso finisce nelle casse dello Stato con l’Iva e le accise. Il tabaccaio incassa soltanto l’aggio di vendita, mentre ai produttori rimane solo una cifra residua.

Quanto guadagna il tabaccaio da un pacchetto di sigarette?

Il prezzo delle sigarette non è stabilito dal tabaccaio o dallo Stato, ma dal produttore. I costi per produrre un pacchetto di sigarette sono molto bassi. Anche se non si hanno dati certi al riguardo, stime ci dicono che il costo varia dai 10 ai 20 centesimi di euro al pacchetto (da 20 a 26 centesimi per i marchi premium). Come si arriva a pagare 6 euro?

L’aggio del rivenditore, qualunque sia il prezzo finale del prodotto, è sempre del 10%. Quando acquistiamo un pacchetto di sigarette da 5,8 euro, quindi, il tabaccaio guadagna 0,58 euro (per un pacchetto da 6 euro 0,60 euro).

Prezzo sigarette, quanto incassa lo Stato?

Sul prezzo di un pacchetto di sigarette la fetta più ingente va allo Stato. Bisogna tenere presente, infatti, che sulle sigarette pesano due balzelli fiscali specifici:

  • l’IVA, pari al 22% del prezzo di vendita al pubblico;
  • l’accisa: l’accisa non è un blocco unico, ma è composta da una parte fissa (accisa specifica) e una percentuale sul prezzo (ad valorem). Questo spiega perché, anche se il produttore abbassa il prezzo, le tasse non scendono proporzionalmente.

Nel 2026 l’onere fiscale minimo sulle sigarette è di 216 euro ogni 1.000 sigarette (4,32 euro per ogni pacchetto da 20). L’onere fiscale minimo è, appunto, il minimo che lo Stato deve incassare su ogni prodotto venduto. Tra Iva e accisa, quindi, lo stato incassa circa il 76/77% del prezzo che paghiamo per acquistare ogni singolo pacchetto di sigarette.

Quanto guadagna il produttore per ogni pacchetto?

A conti fatti, quindi, su un pacchetto di sigarette che costa 6 euro:

  • almeno 4,32 euro vanno allo Stato per l’onere fiscale minimo (ma va considerato che l’Iva sale al salire del prezzo);
  • 0,60 euro è l’aggio che incassa il tabaccaio;
  • al produttore resta la differenza a cui sottrarre i costi.

Al produttore, quindi, resta un margine che deve coprire i costi della materia prima, di lavorazione, di logistica e di utile per l’impresa. A pesare in modo particolare sul costo delle sigarette, quindi, è la componente fiscale con la conseguenza che la maggior parte di quello che il consumatore spende non serve a remunerare la produzione, ma la fiscalità.

Tra l’altro va considerato che esiste un onere fiscale minimo che ha lo scopo di impedire che i prodotti vengano venduti a prezzo troppo basso: si tratta di un meccanismo che rende difficile che un pacchetto sia più conveniente rispetto agli altri. Se un produttore vende sotto una certa soglia, scatta l’onere fiscale minimo che annulla tutto il suo margine.

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