Sigarette elettroniche, la stretta dell’UE mette a rischio una filiera che in Italia vale oltre 1 miliardo

Redazione Imprese

22 Maggio 2026 - 12:19

Le nuove regole europee su accise e aromi preoccupano produttori e distributori. L’allarme di Anafe-Confindustria: “A rischio 50.000 posti di lavoro e centinaia di milioni di gettito fiscale”.

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La possibile revisione delle norme europee sulle sigarette elettroniche accende lo scontro tra Bruxelles e il comparto italiano del vaping. A lanciare l’allarme è Anafe-Confindustria, l’associazione che rappresenta i produttori di sigarette elettroniche e liquidi da inalazione, secondo cui le nuove misure in discussione in sede UE potrebbero mettere in ginocchio un settore che in Italia vale oltre 1 miliardo di euro e occupa circa 50.000 persone.

Il tema è stato al centro degli Stati Generali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dove il presidente di Anafe, Umberto Roccatti, ha criticato duramente le ipotesi di revisione della direttiva europea sulle accise del tabacco (Ted) e della direttiva sui prodotti del tabacco (Tpd). Secondo l’associazione, il rischio è quello di un forte aumento della pressione fiscale e di restrizioni tali da favorire il mercato illegale, con effetti negativi sia sulle imprese sia sulle entrate per lo Stato.

Accise più alte sui prodotti da fumo alternativi: le conseguenze

Nel mirino del settore c’è soprattutto la proposta europea di revisione della direttiva Ted, che punta ad armonizzare e aumentare la tassazione sui prodotti da fumo alternativi. Secondo le stime di Anafe-Confindustria, le modifiche allo studio comporterebbero rincari superiori al 100% per i liquidi con nicotina e fino al 200% per quelli senza.

Roccatti ha ricordato quanto accaduto in Italia nel 2014, quando l’introduzione di una tassazione considerata eccessiva provocò un crollo del mercato legale. “Lo Stato incassò appena 3 milioni di euro rispetto ai 107 preventivati”, ha dichiarato, sottolineando che migliaia di piccole attività furono costrette a chiudere e gran parte del mercato finì nelle mani del contrabbando.

Secondo Anafe, la stabilizzazione del comparto sarebbe arrivata solo dal 2018 grazie a una politica fiscale più graduale. Per questo motivo l’associazione chiede che eventuali aumenti siano progressivi e sostenibili, evitando misure che rischierebbero di comprimere i consumi e alimentare i canali illegali.

Nel mirino anche gli aromi per i liquidi da inalazione

Un altro fronte particolarmente delicato riguarda la possibile stretta sugli aromi per i liquidi da inalazione. Bruxelles starebbe infatti valutando limitazioni o divieti alla vendita dei prodotti aromatizzati, misura pensata soprattutto per ridurre l’appeal delle e-cig tra i più giovani.

Per Anafe-Confindustria, però, il cosiddetto flavour ban rischierebbe di produrre effetti opposti. “Bloccare gli aromi significa colpire al cuore lo strumento stesso della riduzione del danno”, ha affermato Roccatti, spiegando che molti fumatori adulti utilizzano proprio i liquidi aromatizzati come alternativa alle sigarette tradizionali.

L’associazione sostiene inoltre che il problema dell’accesso dei minori non dipenda dall’esistenza degli aromi, ma dalla scarsa efficacia dei controlli sui canali di vendita non autorizzati. Secondo le stime diffuse da Anafe, un eventuale divieto potrebbe provocare un crollo fino al 90% del gettito fiscale legato al comparto.

Il “Far West digitale” delle vendite online

Oltre alla revisione delle regole europee, il settore chiede interventi più incisivi contro il commercio illegale sul web. Nel mirino ci sono soprattutto le piattaforme social e i siti esteri che vendono prodotti senza rispettare gli obblighi previsti dalla normativa italiana.

Roccatti ha definito il fenomeno “un vero Far West digitale”, chiedendo alle istituzioni maggiori controlli online invece di aumentare gli adempimenti burocratici per gli operatori regolari. L’obiettivo, secondo Anafe, dovrebbe essere quello di garantire condizioni di concorrenza eque e impedire che il mercato illecito sottragga quote sempre più ampie alla filiera ufficiale.

L’associazione guarda ora al governo italiano, chiamato a partecipare ai tavoli europei sulla revisione delle direttive. “Le aziende italiane sono pronte a compiere ulteriori sforzi verso una compliance ancora più massiccia, purché le misure siano graduali, sostenibili e supportate da una reale capacità dello Stato di garantirne il rispetto da parte di tutti”, ha concluso Roccatti.

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