Quanto vale il Made in Italy nell’export post-Covid? Occhio alla Cina

Violetta Silvestri

20 Luglio 2021 - 12:33

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Il Made in Italy è da sempre una fonte di ricchezza e riconoscimento per il Bel Paese. Quanto vale il suo export nel contesto post-Covid? Almeno 135 miliardi, con grandi potenzialità in Cina.

Quanto vale il Made in Italy nell'export post-Covid? Occhio alla Cina

Il Made in Italy sempre più attraente per i mercati mondiali: ma quanto vale per l’export nazionale, nel mutato contesto commerciale post-Covid?

Parte della risposta al quesito è arrivata dal Rapporto Esportare la Dolce Vita del Centro Studi Confindustria, realizzato con diversi contributi.

I dati attuali e le previsioni economiche raccontano di una nicchia preziosa di beni tutti italiani, racchiusi nel nome Bello e Ben Fatto, che può arrivare a un valore di oltre 100 miliardi di euro in esportazioni. E la Cina è un mercato dalle grandi potenzialità.

Quanto vale, quindi, il Made in Italy esportato?

Quella parte di Made in Italy che vale 135 miliardi

“Bello e Ben Fatto”, ovvero tutti quei beni che rappresentano l’eccellenza italiana in termini di design, cura nei dettagli, qualità dei materiali e delle lavorazioni. Si tratta di prodotti di elevata qualità che si distribuiscono in tutti i comparti produttivi, ma che trovano la loro massima espressione nelle produzioni maggiormente legate al gusto e alla creatività, come si legge nel report Confindustria: è questa una delle voci più promettenti dell’export italiano.

Lo ha messo in evidenza lo studio, nel quale è stato riconosciuto il grande slancio che può derivare dalla vendita all’estero di questi articoli così di nicchia e, allo stesso tempo, di una grande esclusività e ben rappresentativi della bandiera nazionale.

Il BBF (Bello e Ben Fatto) si concentra principalmente sulle 3 F di Fashion, Food e Furniture. Il suo valore in termini di esportazioni verso i Paesi avanzati è di 114 miliardi di euro.

A questi vanno aggiunti almeno 20 miliardi di euro nell’export verso le nazioni emergenti, che sebbene abbiano crescite più lente, risultano in grande fermento e sono osservate speciali anche dal Made in Italy così esclusivo.

Non solo, secondo le proiezioni dello studio, le esportazioni di BBF hanno margini di crescita di ben 82 miliardi di euro, dei quali circa 62 nei Paesi avanzati e ricchi e 20 in quelli emergenti.

Sebbene i Paesi più abbienti diano la certezza di una classe sociale con sicura disponibilità economica per prodotti così pregiati, la maggiore dinamicità sta nel mondo emergente.

E, in particolare, in Asia. Qui, infatti, la classe media benestante è in espansione velocemente, attirando possibilità di business per il BBF.

La Cina nuovo sbocco del Bello e Ben Fatto?

Osservando il continente asiatico e le sue dinamiche sociali, economiche, demografiche, l’attenzione non può che rivolgersi all’immenso mercato cinese.

Per Made in Italy esso rappresenta un bacino da tenere d’occhio e il perché lo spiega proprio lo studio Confindustria. Pechino ha:

“uno stock di oltre 265 milioni di cittadini con redditi e standard di consumo in linea con quelli dei Paesi avanzati nel 2020; questo numero potrebbe crescere di altri 70 milioni di unità da qui al 2025.”

Il Made in Italy, già ben apprezzato dagli asiatici, ha l’opportunità fare il balzo nei prossimi decenni.

Da sottolineare, per esempio, che in India i nuovi ricchi incidono ancora poco, ma risultano in forte crescita (quasi 30 milioni in più al 2025).

In Thailandia, Vietnam e Malaysia insieme ci sono circa altri 35 milioni di individui comprese nella classe media benestante.

Nuovi ricchi sono ben piazzati anche in Russia (50 milioni), Brasile (42) e Turchia (30).

Tutti mercati, quest’ultimi, di significativa rilevanza per l’export del Made in Italy.

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