Si mettono soldi da parte per realizzare piccoli o grandi progetti, ma anche per affrontare con più serenità eventuali spese improvvise. Il luogo comune dice che gli italiani sono un popolo di grandi risparmiatori e in effetti la ricchezza netta complessiva detenuta dalle famiglie (in realtà in buona parte rappresentata da immobili), pari a 11.700 miliardi di euro, la dice lunga.
Tuttavia, la capacità di risparmio, ossia la possibilità di accantonare parte del reddito disponibile, invece che destinarlo ai consumi, è naturalmente destinata a cambiare nel tempo. Periodi di incertezza invitano a essere più prudenti; un ciclo economico percepito come positivo porta invece a un maggiore ottimismo e tendenzialmente a spendere con più leggerezza. Ma con l’inflazione e il potere d’acquisto che cala, risparmiare diventa difficile.
Cosa dicono i dati
Secondo Eurostat, nel primo semestre del 2025 il tasso di risparmio delle famiglie dei Paesi dell’Eurozona è stato in media del 15,3%: ossia sono riuscite a mettere da parte poco meno di un sesto del proprio reddito disponibile. Nel caso dell’Italia il tasso scende al 12,1%, indicando quindi una capacità di risparmio sotto la media. In Francia le famiglie nel 2025 stanno risparmiando circa il 18,5% del proprio reddito e in Germania quasi il 19,3%, mentre per la Spagna il tasso è più vicino ai valori italiani (12,6%).
Come si diceva, la quantità di reddito che è possibile risparmiare dipende molto dal contesto economico. Nel secondo trimestre del 2020, per esempio, il tasso di risparmio delle famiglie italiane era improvvisamente salito al 21,4%. Con la crisi scaturita da lockdown e pandemia, oltre un quinto del reddito (che intanto si stava anche riducendo) era messo da parte, in attesa di tempi migliori e nel timore di doverlo spendere per far fronte a spese impreviste. Successivamente il tasso è sceso, in modo anche abbastanza rapido, di fatto dimezzandosi nel giro di appena un paio di anni, in particolare nel 2022, quando l’inflazione ha iniziato a farsi sentire (soprattutto per i consumi energetici).
Il risparmio rimane liquido
In occasione della Giornata mondiale del risparmio (il 31 ottobre), un’indagine Ipsos per Acri (Associazione di fondazioni e di casse di risparmio) ha fornito ulteriori elementi per valutare la capacità di risparmio delle famiglie italiane. Secondo lo studio, il numero di nuclei che riesce a mettere denaro da parte è in calo: solo il 41% delle famiglie nel 2025, rispetto al 46% nel 2024. Se in pochi riescono a farlo, le ricadute psicologiche sono un po’ per tutti, considerando che si parla sempre più spesso di una vera e propria ansia da mancato risparmio.
Se è possibile accantonare ricchezza, prevale ancora la vecchia abitudine: in gran parte resta liquidità, mentre gli investimenti sono pochi. D’altronde, la disponibilità immediata di denaro risulta decisiva se si pensa che – e si tratta ormai di un dato consolidato, visto che si ripropone più o meno stabile da circa un decennio in studi e analisi sul risparmio – in Italia una famiglia su quattro ha difficoltà a far fronte a una spesa improvvisa di mille euro, mentre soltanto il 36% riuscirebbe a cavarsela con un’emergenza da 10 mila. Per stare un po’ più tranquilli si tagliano le spese. Rispetto a due o tre anni fa risultano molto diminuiti soprattutto i consumi per cinema, teatro e concerti, ma anche per lotterie e giochi, per viaggi e vacanze e in misura minore per ristoranti, pizzerie e bar.