3 titoli di Stato a 10 anni con cedole fino al 5,625% e rendimenti fino al 5,03%

Stefano Vozza

10 Maggio 2026 - 12:54

Quanto rendono oggi, su un orizzonte temporale di 10 anni, alcuni dei bond sovrani relativamente più speculativi?

3 titoli di Stato a 10 anni con cedole fino al 5,625% e rendimenti fino al 5,03%

Ora che i rendimenti obbligazionari sono saliti rispetto ai minimi di fine febbraio c’è che l’asset è divenuto relativamente più redditizio. In alcuni casi i ritorni attesi sono davvero ghiotti, ma a fronte però di rischi non proprio irrilevanti. Entriamo nel vivo, quindi, e vediamo 3 titoli di Stato a 10Y in euro e non con cedole fino al 5,625% e rendimenti fino al 5,03%.

Investire nei titoli emessi dallo Stato Italiano

Partiamo dall’obbligazione che, sotto certi aspetti, fa sentire “in casa” l’investitore retail, ossia i bond targati MEF. Il titolo in questione è il BTP Fx 3,45% Feb36 in scadenza, appunto, il 1° febbraio del 2036, per una vita residua di poco meno di 10 anni (9,72). Il titolo rende l’1,725% semestrale, l’1,509% al netto della ritenuta fiscale. Per ogni 1.000 € di nominale sottoscritto prevede un incasso poco più di 15 € netto a semestre. Ha identificativo ISIN IT0005676504 e sul MOT gode di elevata liquidità giornaliera in termini di contratti che di controvalori. La duration modificata è invece pari a 7,95.

Una relativa, “brutta” notizia è che in questi giorni i suoi corsi stanno recuperando terreno rispetto ai minimi di fine marzo a 94,84. Giovedì 7 il titolo ha chiuso a 98,10 per un effettivo a scadenza del 3,72%. Pochi giorni fa si riusciva a comprarlo anche a 96, che tradotto significava all’incirca un 3% lordo totale in più a (quasi) parità di tempo residuo e di rischio. Ecco cosa vuol dire ottimizzare il timing di ingresso e/o uscita da un titolo ai fini dell’ottimizzazione del ritorno. Sempre in termini cumulati, cioè da qui al rimborso finale, il titolo produrrà un rendimento totale del 31,7% netto (di sola ritenuta fiscale).

L’obbligazione in euro ma con elevato rischio sovrano

Anche il titolo che segue non espone l’investitore nazionale al rischio di cambio, dato che è espresso in euro. Stiamo parlando del Romania Green Fx 5.625% Feb36 Eur (22/02/’36), ISIN XS2770921315 e quotato e negoziato sull’EuroMOT di Borsa Italiana. Rispetto ad altri titoli più o meno similari vanta discreti volumi di scambio, sebbene non ai livelli del BTP ma neanche illiquido. Oltre alla cedola ricca qui si accosta anche il rendimento grazie alle quotazioni sotto la parità. Ai corsi attuali a 98,40 l’effettivo a scadenza è in area 5,85% annuo lordo, in pratica un +20/21% di rendimento in più rispetto al BTP targato MEF.

Tuttavia, oltre alla durata residua e alla valuta di denominazione poi i due bond possono ritenersi distanti. Il rischio principale del bond romeno è nella controparte, a partire dai problemi di natura economica e di riserve valutarie interne al Paese. Da ultimo, infine, si è messa di mezzo la crisi di Governo di fine aprile che nei fatti ha azzoppato il processo di riforme strutturale da tempo chieste e concordate con l’UE. Si comprende quindi che il rischio di oscillazione dei corsi di mercato in questo caso è maggiore rispetto al BTP. Nel solo ’26 i prezzi min-max del Romania Green Fx 5.625% sono stati, nell’ordine, a 95,12 e a 103,37. Quelli storici, invece, a circa 87 a maggio ’25 e a 103,37 a fine febbraio ’26.

3 titoli di Stato a 10Y in euro e non con cedole fino al 5,625% e rendimenti fino al 5,03%

Arriviamo infine al titolo emesso Oltremanica, il United Kingdom Fx 4.25% Mar36 espresso, appunto, in lire sterline inglesi. Ha identificativo ISIN GB0032452392 ed è negoziato sull’EuroTLX di Borsa Italiana, anche se, in realtà, è assai avaro di scambi daily. È l’unico dei tre prodotti qui visti che rasenta l’illiquidità, con contratti giornalieri in genere racchiusi tra i 2 e gli 8 deal. Il suo rimborso finale è previsto per il 7 marzo 2036, per una vita fruttifera di 10 anni scarsi.

Tuttavia, se l’obbligazione pecca in termini di scambi c’è da dire che si riscatta sul fronte dei potenziali ritorni. Il tasso nominale annuo è del 4,25%, sempre pagato su base semestrale e tassato al 12,50% come per le obbligazioni MEF. Ma grazie all’attuale quotazione a 94,4 GBP c’è che l’effettivo a scadenza vola al 5,03% annuo lordo (dati: Borsa Italiana). Un ritorno annuo e totale intermedio tra il BTP e il bond romeno, ma con un’altra particolarità, il cambio.

Oggi il cross EUR/GBP è in area 0,86 mentre nulla è dato sapere del suo livello a scadenza o alla propria data di rivendita anticipata. Se a quel tempo la sterlina si sarà apprezzata sull’eurovaluta, allora ci sarà anche il guadagno valutario, da cambio. Avverrà il contrario a scenari invertiti, e in quel caso bisognerà sacrificare parte o tutte le cedole per coprire la perdita valutaria (oltre a tasse e spese di gestione, al pari degli altri bond).

Al pari o più del Romania Green Feb36, il United Kingdom Mar36 è uno strumento che potrebbe dare tanto anche in ottica di medio termine. Tutto dipende dal diverso disporsi e combinarsi dei vari parametri in gioco. Proprio per questo presuppongono elevata propensione al rischio e conoscenza dei mercati finanziari, oltre che rapidità di azione laddove necessaria nell’economia del trade. In altri termini, si tratta di bond sicuramente “affascinanti”, ma che nulla hanno a che fare con il portafogli titoli di investitori avulsi al rischio.