Per anni i risparmiatori hanno dovuto scegliere tra due alternative poco entusiasmanti: lasciare i soldi fermi sul conto corrente oppure assumere rischi elevati per ottenere un rendimento soddisfacente. Oggi lo scenario è cambiato. Chi dispone di 10 mila euro e sa già che non avrà bisogno di questa somma nei prossimi 3 o 4 anni può tornare a valutare strumenti che fino a qualche anno fa offrivano rendimenti poco interessanti. Meglio privilegiare la tranquillità dei buoni fruttiferi postali oppure puntare sui BTP per cercare di ottenere qualcosa in più? La risposta non è scontata e dipende non soltanto dai rendimenti, ma anche dal rapporto che ciascun investitore ha con il rischio e con la serenità finanziaria.
I rendimenti offerti dai titoli di Stato sono infatti tornati su livelli che non si vedevano da tempo, consentendo di ottenere guadagni interessanti senza dover necessariamente guardare alle azioni o ad altre forme di investimento più rischiose. Naturalmente esistono obbligazioni societarie e titoli denominati in valuta estera che promettono rendimenti superiori. Alcuni sono emessi perfino da soggetti classificati con il massimo livello di affidabilità, la cosiddetta Tripla A. Ma quando si parla di risparmi che si vogliono conservare con prudenza, il confronto più interessante resta quello tra titoli di Stato e buoni postali.
Prima di guardare ai numeri è utile chiarire un aspetto spesso trascurato. Molti investitori associano i titoli di Stato alla sicurezza assoluta. In realtà nessun investimento può essere considerato completamente privo di rischio. Anche i BTP, ad esempio, incorporano le clausole CACs (Collective Action Clauses), che in scenari estremi di ristrutturazione del debito pubblico potrebbero modificare le condizioni originarie del prestito. Si tratta di una possibilità considerata molto remota, ma che vale comunque la pena conoscere quando si decide come investire i propri risparmi.
Quanto rendono oggi buoni postali e BTP con 10 mila euro investiti?
Partiamo dalla soluzione che molti italiani continuano a considerare la più rassicurante.
In ottica di quattro anni Poste Italiane propone il Buono 4 Anni Plus, caratterizzato da un rendimento fisso e dalla possibilità di richiedere il rimborso totale o parziale del capitale in qualsiasi momento. Il rendimento annuo lordo a scadenza è pari all’1,50%. Con un investimento iniziale di 10 mila euro il valore di rimborso netto a scadenza è pari a 10.536,94 euro.
Per alcune categorie di risparmiatori esiste anche il Buono Soluzione Eredità, dedicato ai beneficiari di un procedimento successorio concluso presso Poste Italiane. Anche in questo caso la durata è di quattro anni e il rendimento è predefinito fin dalla sottoscrizione. Il rendimento annuo lordo a scadenza è pari al 2,00%. Investendo 10 mila euro il valore di rimborso netto a scadenza raggiunge 10.721,28 euro.
Spostandosi sui BTP, il quadro cambia e il rendimento potenziale tende ad aumentare. Tra le emissioni con scadenza compresa tra il 2029 e il 2030 si segnalano il BTP FX 3% ottobre 2029, il BTP TF 3,70% giugno 2030 e il BTP TF 1,35% aprile 2030. I prezzi di riferimento erano rispettivamente pari a 100,41, 102,81 e 94,52 euro.
I rendimenti effettivi netti a scadenza risultavano invece pari a circa il 2,50%, il 2,48% e il 2,73%.
Un aspetto interessante è che il BTP con la cedola più bassa, quello dell’1,35% in scadenza ad aprile 2030, è anche quello che presenta il rendimento netto più elevato tra i titoli considerati. Il motivo è che quota ampiamente sotto la pari, intorno a 94,5 euro, e quindi l’investitore beneficia anche del guadagno derivante dal rimborso a 100 alla scadenza.
Al contrario, il BTP con cedola del 3,70% quota sopra la pari, oltre 102 euro, e parte del rendimento derivante dalle cedole viene compensata dal fatto che il rimborso finale avverrà comunque a 100 euro.
Tuttavia, quando si analizza un’obbligazione, non basta guardare il rendimento indicato sul mercato. Occorre considerare anche il prezzo di acquisto, le cedole che verranno incassate nel corso degli anni, la tassazione agevolata del 12,5%, l’eventuale rateo pagato all’acquisto e il rimborso finale del capitale.
Per questo motivo risulta più corretto confrontare i rendimenti netti a scadenza piuttosto che stimare un capitale finale preciso. I BTP considerati offrono oggi rendimenti netti compresi tra circa il 2,5% e il 2,7%, superiori quindi a quelli riconosciuti dai buoni fruttiferi postali di pari durata.
Anche senza entrare nei dettagli tecnici, emerge comunque un dato evidente: i titoli di Stato appaiono oggi in grado di offrire rendimenti potenzialmente superiori rispetto ai buoni fruttiferi postali, pur mantenendo un profilo di rischio generalmente considerato contenuto da chi investe fino alla scadenza.
C’è poi un ulteriore elemento che spesso viene trascurato. I rendimenti dei titoli di Stato italiani e dei buoni fruttiferi postali beneficiano di una tassazione agevolata del 12,5%. Una percentuale decisamente inferiore rispetto al 26% che si applica ai guadagni derivanti dalla maggior parte degli investimenti finanziari, comprese azioni, ETF e obbligazioni societarie. Questo vantaggio fiscale contribuisce ad aumentare ulteriormente l’attrattiva di BTP e buoni postali per chi ricerca un equilibrio tra rendimento e prudenza.
A questo punto la scelta sembrerebbe scontata. Se i BTP rendono di più e godono della stessa tassazione agevolata dei buoni postali, perché tanti italiani continuano a preferire questi ultimi? La risposta non si trova nei numeri, ma nella diversa percezione del rischio e nella tranquillità che ciascun risparmiatore ricerca quando investe il proprio denaro.
Conviene bloccare oggi questi rendimenti oppure attendere?
È una delle domande più frequenti tra i risparmiatori. Meglio investire subito oppure aspettare?
La risposta dipende in larga parte dall’evoluzione dei tassi nei prossimi mesi. Se nei prossimi anni il costo del denaro dovesse diminuire i rendimenti delle nuove emissioni potrebbero diventare meno interessanti di quelli disponibili oggi. In questo scenario, acquistare adesso potrebbe rivelarsi una scelta vantaggiosa.
Esiste però anche l’ipotesi opposta. La BCE nei giorni scorsi ha alzato i tassi dello 0,25% portandoli al 2,25%, e, se l’inflazione dovesse tornare a creare problemi e i tassi restassero elevati più a lungo del previsto, potrebbero emergere opportunità ancora migliori.
La verità è che individuare il momento perfetto per investire è molto difficile. Per questo motivo molti investitori preferiscono concentrarsi più sugli obiettivi personali che sulle previsioni economiche.
C’è però un dato che merita attenzione. Rispetto a pochi anni fa, oggi il risparmiatore prudente può tornare a ottenere rendimenti interessanti senza essere costretto a inseguire strumenti particolarmente complessi o rischiosi.
Vale la pena fare anche un’altra riflessione. Tra il Buono 4 Anni Plus e alcuni dei BTP presi in esame il divario finale può arrivare a diverse centinaia di euro ogni 10 mila euro investiti.
Su una cifra di 10 mila euro può sembrare poco. Ma su 50 mila euro il vantaggio può superare alcune migliaia di euro, mentre su 100 mila euro la differenza diventa ancora più significativa. È il classico esempio di come differenze apparentemente modeste nei rendimenti possano produrre risultati molto diversi nel corso degli anni.
Rendimenti elevati e rischi: cosa insegna l’esempio della lira turca
Chi è disposto ad assumere qualche rischio in più può trovare sul mercato strumenti che promettono rendimenti decisamente superiori. È proprio in questi casi, però, che bisogna prestare la massima attenzione.
Le obbligazioni in lira turca rappresentano un esempio interessante. Negli anni passati hanno attirato molti investitori grazie a cedole che in alcuni casi raggiungevano addirittura la doppia cifra. A prima vista sembrava un affare. In realtà molti risparmiatori hanno scoperto che un rendimento elevato non garantisce necessariamente un guadagno elevato.
La lira turca, infatti, ha subito una forte svalutazione nei confronti dell’euro. In alcuni periodi la perdita di valore della valuta ha superato il 50%, cancellando gran parte dei benefici derivanti dalle cedole e provocando in molti casi perdite sul capitale investito.
Questo esempio ricorda una regola semplice ma fondamentale: quando un investimento promette rendimenti molto superiori alla media, è sempre opportuno chiedersi quale rischio si sta assumendo per ottenerli.
Lo stesso discorso vale per il mercato azionario. A differenza delle obbligazioni, però, le azioni offrono una caratteristica interessante: il tempo tende spesso a diventare un alleato dell’investitore.
Le analisi storiche sui principali mercati mondiali mostrano che un portafoglio azionario ben diversificato a livello globale ha registrato una probabilità di chiudere in positivo intorno al 60% su un orizzonte di 3-4 anni, indipendentemente dal momento di ingresso.
Il dato diventa ancora più interessante dopo una fase di correzione dei mercati. Quando le Borse hanno registrato ribassi compresi tra il 10% e il 15%, la probabilità storica di ottenere un risultato positivo nei successivi 3-4 anni si è avvicinata all’80%.
Naturalmente il passato non garantisce il futuro, ma questi numeri aiutano a comprendere come la diversificazione e l’orizzonte temporale possano incidere in modo significativo sui risultati finali.
Quando si confrontano i rendimenti è inoltre opportuno ricordare un aspetto fiscale spesso sottovalutato. I guadagni realizzati sui mercati azionari sono generalmente soggetti a una tassazione del 26%, mentre per i titoli di Stato italiani e per i buoni fruttiferi postali continua ad applicarsi l’aliquota agevolata del 12,5%. Questo significa che, a parità di rendimento lordo, il risultato finale nelle tasche dell’investitore può essere sensibilmente diverso.
Sicurezza o tranquillità? Ecco il vero punto della scelta
Alla fine il confronto tra BTP e buoni fruttiferi postali non si riduce a una semplice differenza di rendimento.
I numeri sono importanti e aiutano a comprendere le caratteristiche dei diversi strumenti, ma raramente riescono da soli a spiegare perché due persone, di fronte agli stessi dati, possano arrivare a conclusioni completamente diverse.
C’è infatti una componente che le tabelle non riescono a misurare: il comportamento dell’investitore.
Dal punto di vista statistico, uno strumento leggermente meno redditizio ma coerente con le aspettative e con il profilo psicologico di chi lo sceglie può produrre risultati migliori rispetto a uno teoricamente più conveniente ma vissuto con preoccupazione o abbandonato prima del tempo.
È uno degli aspetti meno discussi quando si parla di investimenti e, probabilmente, uno dei più importanti.
I BTP offrono oggi rendimenti che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati difficili da immaginare per strumenti considerati relativamente prudenti. Dopo un lungo periodo caratterizzato da tassi prossimi allo zero, il ritorno di rendimenti netti superiori al 2,5% rappresenta un cambiamento che molti risparmiatori continuano a sottovalutare.
I buoni fruttiferi postali, dal canto loro, continuano a essere apprezzati per la semplicità di utilizzo, per la facilità di comprensione e per quella percezione di stabilità che da sempre li accompagna nell’immaginario collettivo degli italiani.
La scelta finale, quindi, non riguarda soltanto il rendimento atteso. Riguarda il ruolo che quel capitale dovrà svolgere nei prossimi anni, il grado di flessibilità desiderato e il rapporto personale con il rischio.
La storia dei mercati insegna che le decisioni finanziarie più efficaci non sono necessariamente quelle che promettono il rendimento più elevato, ma quelle che riescono a mantenere un equilibrio tra obiettivi, orizzonte temporale e serenità decisionale.
Per questo motivo, prima ancora di confrontare percentuali e simulazioni, può essere utile chiedersi quale funzione dovranno svolgere quei 10 mila euro nei prossimi quattro anni. Molto spesso è proprio da questa risposta che nasce una scelta più consapevole.