Quanto rende un portafoglio in bond e titoli di Stato rispetto a uno non diversificato?

Stefano Vozza

25 Gennaio 2026 - 15:38

Massimizzare il ritorno cercando di contenere il rischio e di aumentare i possibili ritorni a scadenza

Quanto rende un portafoglio in bond e titoli di Stato rispetto a uno non diversificato?

In genere il monotematico comporta maggiore specializzazione e, almeno in linea teorica, maggiori risultati ma anche più rischi. Vale nella coltivazione dei campi come per una risorsa umana alle dipendenze o per un titolare di impresa. Da un lato aumenta l’efficienza (e si riducono i costi medi di produzione) e l’output, dall’altro ci si espone a maggiori pericoli. Se le cose dovessero andar male, infatti, il guadagno è compromesso in tutto o in parte a seconda dei casi.

Una filosofia che non fa una piega neanche nel campo degli investimenti. Prendiamo 2 portafogli differenti per durata e/o composizione e vediamone i ritorni a scadenza, Bene, quanto rende un portafoglio in bond e titoli di Stato rispetto a uno non diversificato?

Avere un portafoglio completamente in obbligazioni

Partiamo da quella che, spesso, risulta essere la prima scelta del piccolo investitore, ossia il reddito fisso. Per semplicità consideriamo solo titoli di Stato a 10 e a 15 anni.

Sui bond sovrani a timeframe 10 anni prendiamo il BTP Tf 1,60% Gn26 con ISIN IT0005170839, emesso 10 anni fa a 100,97. Il bond è prossimo al suo definitivo ritiro (01/06/’26) e al momento quota 99,85, a ridosso del prezzo di rimborso alla pari. In 10 anni i corsi hanno segnato un low e un high pari, nell’ordine, a 87,65 nell’ottobre 2018 e 108,93 a dicembre 2020.

Per non rendere “troppo poco conveniente” l’investimento immaginiamo di averlo acquistato alla pari quasi in principio con l’intento di tenerlo fino al termine. In soldoni il ritorno sarebbe stato all’incirca dell’1,6% annuo lordo in 2 lustri, mentre l’inflazione dall’01/01/2016 al 01/12/2025 è stata del 21,9% (dati: Rivaluta.it). In altri termini, in 10 anni il rendimento reale è stato negativo tra tasse, spese e costo della vita nel periodo considerato.

Cedola del 5% sul BTP a 15 anni già scaduto e rimborsato

Allunghiamo di un lustro l’ipotetica durata dell’investimento e consideriamo il BTP a 15 anni con matricola IT0004532559 nato a gennaio 2010. In pratica l’obbligazione è stata già rimborsata il 15 aprile 2015 e per chi lo ha sottoscritto in principio si è rivelato un buon investimento. Il prezzo di emissione qui fu sotto cento, a 98,186 e ha pagato cedole annue del 5% lordo. Immaginando di averlo acquistato anche qui alla pari, in questo caso il prodotto avrebbe generato un rendimento reale positivo.

Cioè il flusso cedolare prodotto in 3 lustri si sarebbe rivelato più che sufficiente a ripagare le spese di gestione, le tasse, l’inflazione di periodo e a far crescere il capitale.

Investire diversificato tra reddito fisso e capitale di rischio

Ora riconsideriamo i due timeframe e i due portafogli precedenti ma accostandovi anche delle piccole fiche di capitale di rischio. Per quest’ultimo asset considereremo, nello specifico, un ETF sullo Stoxx Europe 600 e un ETF sull’MSCI World.

Sulla distanza più breve delle due, il 10 anni, immaginiamo di aver investito per il 15% sul capitale di rischio e per l’85% sul reddito fisso. Quanto ai prodotti, il BTP Tf 1,60% Gn26 di cui già ne conosciamo gli esiti e un ETF sullo Stoxx Europe 600.

Su JustETF abbiamo incontrato 7 fondi passivi concorrenti che replicano l’indice sull’azionariato continentale. Ne prendiamo uno a nome di tutti, l’Amundi Core Stoxx Europe 600 UCITS ETF Acc con ISIN LU0908500753 e quasi 16 mld di € di massa gestita. Bene, a giugno 2016 (stessa data di emissione del BTP del nostro esempio) una quota costava circa 120 €, mentre oggi passa di mano a 293,17 €, circa il +144% di rialzo.

Una simile composizione di portafoglio avrebbe consentito di recuperare per intero la perdita reale subita dall’investimento sul reddito fisso, in teoria quello“più sicuro”. Inoltre avrebbe consentito di ribaltare completamente gli esiti finali della scelta iniziale, ossia di chiudere con una crescita reale del capitale a scadenza.

Ovviamente pesi e strumenti si possono variare in base al proprio profilo di rischio ed obiettivi, e ricavare tanti esiti differenti quante sono le possibili combinazioni.

Quanto rende un portafoglio in bond e titoli di Stato rispetto a uno non diversificato?

Il nostro secondo portafoglio, invece, lo modifichiamo spostando il 20% del capitale sull’azionario internazionale, un ETF sull’MSCI World. Sullo stesso portale di prima ci sono molti fondi ETF concorrenti, e anche qui vediamo per tutti quello con la maggiore massa gestita. L’iShares Core MSCI World UCITS ETF USD (Acc) con ISIN IE00B4L5Y983 oggi prezza 112,71 €, ossia 132,36 $ dato che il fondo è in USD senza copertura valutaria. Tuttavia, a gennaio 2010 (anno di ipotetico acquisto del BTP matricola IT0004532559) una quota costava sui 25 $, come a dire che il fondo si è apprezzato tantissimo in 3 lustri.

Morale, diversificare comporta sicuramente più spese, più attenzioni da prestare e più valutazioni da fare, ma può avere i suoi pro. Ossia spalmare il rischio su più asset, magari scorrelati, e magari condurre a risultati più profittevoli rispetto alla scelta del monotematico.

Avvertenze al Lettore
Investire è un’arte assai complessa, articolata e personale che travalica di tanto lo spazio di un articolo giornalistico, il nostro incluso. Qui ci siamo solo dilettati a fare dei calcoli con numeri e prodotti reali ma su portafogli immaginari, al fine di vedere “come sarebbe andata se …”. Inoltre abbiamo volutamente proceduto per esemplificazioni di strumenti, di pesi e possibili casistiche.

In nessun caso, quindi, l’articolo va inteso come un servizio di consulenza, ambito che non ci appartiene, mentre sul mercato vi sono precise categorie di professionisti abilitati a farla.

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