La risalita di inflazione e yield ha reso più profittevole il reddito fisso come soluzione di breve respiro e/o dare stabilità al portafoglio
Se restare liquidi sul c/c o sul libretto è perdente sempre, al netto del breve termine e/o delle cause di forza maggiore, da marzo l’affermazione è ancora più vera. Semplicemente perché il nuovo contesto di mercato ha accentuato due costi tipici dell’investimento in liquidità: il costo opportunità, cioè il valore della prima migliore alternativa alla quale si rinuncia in virtù della scelta di restare liquidi. Una prima opzione è data dal reddito fisso, i cui yield sono mediamente saliti a marzo, per cui ne è aumentato l’associato costo opportunità; il costo da perdita di potere d’acquisto, ossia l’erosione del valore nominale per via degli aumenti dei prezzi. Sul tema, giovedì 26 l’OCSE ha pubblicato le sue stime attese, pari al 2,4% per il ’26 e all’1,7% nel ’27, in rialzo dopo l’1,6% del ’25.
Fatte le premesse, vediamo quanto rendono 13.000 € a 4 anni investiti sul reddito fisso in banca o alle Poste.
Investire in banca attraverso un deposito
Partiamo da alcune delle soluzioni di investimento proposte in banca, ossia il conto deposito (CD) vincolato o no a seconda dei casi. Il primo è quello più diffuso tra gli emittenti e che rende di più a parità di tempo di impiego del capitale.
È un aspetto che in genere ingolosisce il risparmiatore, che in tal modo finisce per attribuire meno importanza a un altro aspetto cruciale: la gestione del capitale. Se l’intermediario non ammette lo svincolo anticipato, i soldi finiti sul deposito sono “come non propri” fino al termine. Cioè sulla carta sì, ma nella disponibilità no. È un aspetto quasi indifferente per i grossi patrimoni che in caso di necessità (del titolare) hanno più alternative. Discorso inverso per i piccoli capitali, dove la scelta può rivelarsi totalizzante e/o cruciale per tutto il tempo del deposito.
Fatta la precisazione, vediamo i potenziali ritorni a 4 anni sui depositi con e senza vincolo. In termini percentuali, le migliori offerte del momento a vincolo offrono tra il 2,80% e il 3,50%. In verità solo un istituto di credito offre il 3,50%, poi gli altri vanno dal 3,00% in giù (ritenuta sugli interessi al 26%). In termini monetari, il guadagno netto su 13mila € oscilla tra i 975 e i 1.051 €, mentre arriva a 1.243 sul CD a 3,50%. Sui prodotti liberi si spazia tra l’1,75% e il 2,50% annuo lordo, cioè tra i 570 e gli 890 € complessivi, in 4 anni.
I buoni fruttiferi postali
Sul fronte del risparmio postale le alternative non mancano tra titoli disponibili solo presso l’ufficio postale ed altri accessibili anche online, se abilitati. Tuttavia, la relativa abbondanza di opzioni non sposta la sostanza in termini di rendimenti a scadenza compresi tra l’1,40% e il’1,75% annuo lodo. Al netto della ritenuta fiscale del 12,50%, simile a quella dei bond sovrani, siamo nell’ordine dell’1,23–1,54% annuo netto. In termini nominali, guadagni netti (di ritenuta) totali tra 650 e 817 € (su ipotetici 13mila)a seconda del buono a 4 anni che si può sottoscrivere.
Il prodotto si riscatta tuttavia su altri fattori cruciali tipo l’ampia libertà di entrata e uscita dall’investimento. Fino a quando l’emittente non ritira una serie dal mercato, la si può sempre sottoscrivere se in possesso dei requisiti. Inoltre si può liquidare in ogni momento e non c’è mai rischio di quotazione, dato che non scendono al di sotto del valore nominale. Un altro vantaggio è dato dalla diffusione territoriale degli uffici postali, oltre al canale in remoto, che rende alquanto agevole la gestione del prodotto. Ancora, non hanno costi di gestione, spese fiscali escluse.
Quanto rendono 13.000 € a 4 anni investiti sul reddito fisso in banca o alle Poste?
Il recente rialzo dei rendimenti sui titoli di Stato ha conferito una marcia in più al prodotto in sé. Venerdì 27, a metà mattinata, lo yield del BTP 10Y è arrivato al 4,13%, e il pari durata USA quasi al 4,5%, davvero tanto. Sono tutti segnali di tensione e nervosismo tanto per le conseguenze del conflitto in sé quanto per i debiti sovrani in sé che non smettono di crescere.
Consideriamo il BTP Tf 1,35% 1° aprile 2030 (ISIN IT0005383309), quindi 4 anni esatti di vita residua. L’obbligazione espone al rischio mercato, di quotazioni, con i valori min-max del ’26 pari a 92 e a 95,96. Tre anni e mezzo fa il minimo fu poco sopra gli 80 centesimi, valori che non dovrebbero più vedersi, salvo eccezioni. Il bond sta riducendo la durata complessiva, e anche la duration modificata oggi pari a 3,76. Stamane passa di mano a 92,75 per un effettivo a scadenza del 3,31% annuo lordo circa. In termini di guadagno, 13mila € ipotetici produrrebbero un guadagno netto (di sola ritenuta) sui 1.550 €. Poi tutto dipenderà dagli effettivi prezzi di carico del titolo, e andranno tolte le spese bancarie e l’imposta di bollo. Quest’ultima, peraltro, grava anche sui conti deposito e sui buoni postali, sempre da applicare nei modi, tempi e forme di Legge.
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