Dopo Credit Suisse, l’attenzione si sposta su Deutsche Bank: quanto sono gravi le difficoltà dell’istituto di credito tedesco? E quanta liquidità hanno le banche europee?
Nel mese di marzo, gli investitori della zona euro hanno provato un senso di ansia e allo stesso tempo di incredulità. Le turbolenze bancarie potevano davvero rimanere confinate agli USA e alla Svizzera?
Il 24 marzo, con il crollo dei titoli bancari europei, l’ansia si è trasformata in panico. Alla fine della giornata Christine Lagarde aveva commentato che le banche europee erano sufficientemente sicure e liquide per resistere all’esame del mercato. Dice la verità? Molti pensano di no. Io invece credo di sì. Le cose sono molto cambiate da 15 anni a questa parte in Europa.
Lo stato di salute delle banche europee
Nel 2010, Societe Generale deteneva liquidità pari solo al 5% dei depositi: se il 5% dei depositanti avesse chiesto i suoi soldi indietro, la banca non avrebbe avuto alcun margine di manovra e avrebbe dovuto chiedere immediatamente una linea straordinaria di liquidità presso la BCE. Ma nel dicembre 2022 era pari al 40%.
Sempre dal 2010 al dicembre 2022, BNP Paribas è passata dal 6% al 32% come quota di liquidità accantonata sul totale dei depositi.
Deutsche Bank è passata dal 3% del 2010 al 29% del 2022.
Sono tutti dati di bilancio resi noti al pubblico in occasione della pubblicazione della trimestrale relativa all’ultimo trimestre 2022. Le banche europee sono quindi più virtuose delle banche americane: non per decisione autonoma, ma perché la BCE e l’EBA (European Banking Authority) svolgono annualmente degli stress test e impongono alle medesime banche europee un coefficiente obbligatorio di liquidità, un “buffer”, calcolato su ipotesi di eccezionale volatilità dei mercati e su scenari di improvvise richieste di denaro dei depositanti in un orizzonte temporale di 30 giorni. Si tratta di una liquidità fatta da contanti, depositi presso la banca centrale e titoli di Stato a brevissimo termine che varia da banca a banca, e ogni banca non può mai scendere al di sotto del 100% del livello richiesto dalla BCE. Il rapporto tra buffer effettivo e buffer regolamentare di investimenti ultra-liquidi si chiama LCR, cioè Liquidity Coverage Ratio. Più è maggiore di 100% e meglio è.
Alcuni esempi?
Intesa Sanpaolo ha liquidità per circa il 180% degli accantonamenti imposti da BCE, Banca Ifis ne ha il 500%, mentre BNP Paribas circa 130% con 460 mld di euro di liquidità effettiva a dicembre 2022 e infine Deutsche Bank vanta un più che onorevole LCR del 142%. Il 31 gennaio 2023 l’EBA ha pubblicato un rapporto dichiarando che, in media, a giugno 2022 la LCR del sistema bancario europeo nel suo complesso era pari a 166%.
Non c’è quindi da stupirsi che gli amministratori delegati delle banche europee siano piuttosto rilassati.
È tempo di guardare ai numeri, senza farsi abbindolare dai catastrofisti. E i numeri dicono che Lagarde ha detto il vero.
La differenza tra le banche europee e quelle statunitensi
Guardiamo ora agli USA. Al 31 dicembre 2022, la Silicon Valley Bank possedeva liquidità pari solo all’8% dei depositi. La Signature aveva liquidità pari al 7% del totale dei depositi. Infine la First Republic Bank solo il 2%.
Poichè le banche USA hanno continuato a remunerare i depositi dei cittadini americani con tassi attorno allo zero, quando il Treasury a 12 mesi rendeva sopra il 4,25%, era inevitabile una fuga dei correntisti verso i “money market funds” e un prosciugamento della liquidità delle tre banche USA summenzionate. Per queste banche all’asciutto di liquidità, quindi, non c’era molto margine di manovra.
Così, quando i depositanti hanno capito che le posizioni patrimoniali di queste banche erano deboli a causa di tutte le perdite non realizzate sulle obbligazioni trentennali del tesoro americano e hanno rivoluto indietro i propri soldi, il gioco era fatto.
La crisi delle banche USA è colpa del management di quelle banche, non certo della Fede della sua politica monetaria. Non hanno fatto hedging del portafoglio obbligazionario e non hanno equilibrato la durata delle passività con la durata delle loro attività. Tutto qui.
Attenzione a non cadere vittime del pensiero catastrofico che tanto va di moda in questi giorni di fine marzo, secondo cui siamo alle porte di un’altra crisi finanziaria europea e le banche europee sono sull’orlo del fallimento come se una nuova crisi Lehman fosse alle porte.
Non è così. I numeri che abbiamo visto sino ad ora suggeriscono il contrario.
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La crisi di Deutsche Bank
Eppure venerdi 24 marzo il mercato ha creduto ad una nuova Lehman: Deutsche Bank era la nuova Lehman.
Non v’è dubbio che DB sia stato un istituto di credito tedesco che nel corso degli anni è stato perseguitato da problemi. Dal 22 marzo al 24 marzo 2023 i suoi credit default swap, assicurazioni contro le insolvenze sul debito di una banca, sono balzati a livelli quasi record.
La banca vanta 5,7 miliardi di euro utile netto nel 2022, il miglior anno dal 2007, con un coefficiente patrimoniale CET1 ratio del 13,4%. Eppure, in assenza di venditori di protezione e in presenza di forte domanda di compratori di CDS su DB, era logico che i prezzi dei CDS salissero fortemente in poche ore. Da 140 bps del 22.3.2023 ai 220 bps del 24.3.2023. In risposta alle oscillazioni del mercato dei derivati sul credito, gli investitori hanno scaricato le azioni della società, che sono scese il 24.3.2023 del 14%.
Eppure nello stesso giorno DB aveva persino annunciato il rimborso anticipato del prestito subordinato scadenza 2028 (decennale callable al 5° anno) di un ammontare superiore a miliardo di euro. Ma la paura si diffondeva lo stesso, anche se fondata sul nulla.
Nei mercati finanziari funziona così: se un mattino, guardando fuori dalla finestra, splende il sole ma tutti gli investitori escono all’aperto aprendo l’ombrello, il sole scompare e arriva il temporale. Le aspettative della pioggia “creano” la pioggia. Dal rialzo dei CDS al crollo delle azioni il passo è stato breve.
Ma quanto è grave la situazione per Deutsche Bank? Partiamo dal confronto immediato con Credit Suisse. La banca svizzera non è stata redditizia, ha perso miliardi nell’investment banking e ha dovuto affrontare enormi controversie legali. Ma ciò che rendeva il Credit Suisse un candidato privilegiato per una corsa agli sportelli fulminea era che quasi tutti i suoi depositi non erano assicurati.
Al contrario, dopo una lunga e dolorosa ristrutturazione, la Deutsche Bank è in attivo di bilancio. Le ultime trimestrali hanno prodotto utili record, come abbiamo visto sopra. E gli NPL, i non performing loans, stanno scendendo sempre più fin sotto il 3% sul totale degli impieghi. Circa il 70% dei suoi depositi al dettaglio sono assicurati dal fondo interbancario tedesco per la tutela dei depositi. E comunque nel 2016, quando un mix di risultati negativi, indagini e scandali ha scosso la banca, i depositi si sono a malapena mossi. Dunque, la DB ha chiuso il 2022 con utili record, ha un buon coefficiente patrimoniale, ha un sacco di attività liquide e di alta qualità che potrebbe scambiare con contanti presso la Banca Centrale Europea.
Lo scenario del Credit Suisse, cioè quello di una corsa incontrollata agli sportelli che si autoalimenta, sembra improbabile.
I rischi per Deutsche Bank
Esistono tuttavia altre minacce da monitorare su Deutsche Bank. Tra queste, l’aumento dei tassi di interesse, che ha fatto crollare la Silicon Valley Bank (SVB). L’aumento dei tassi è positivo per le banche nel breve periodo, poiché i ricavi da interessi aumentano. In effetti, le banche europee hanno registrato profitti da capogiro. Gli utili netti della Deutsche Bank, di cui abbiamo parlato sopra, pari a 5,7 miliardi di euro nel 2022, sono praticamente raddoppiati rispetto all’anno precedente.
Ma con l’aumento del costo del finanziamento, le attività delle banche, cioè i prestiti erogati negli anni precedenti ai tassi più bassi, e le obbligazioni a lungo termine acquistate a prezzi alti nei tempi dei tassi BCE negativi, perdono valore.
Fortunatamente per Deutsche Bank, le autorità di regolamentazione europee hanno richiesto agli istituti di credito di coprire questo rischio. L’anno scorso la Banca Centrale Europea ha riferito che il rischio netto di duration, ovvero quanto le banche perdono in caso di aumento dei tassi, rappresenta una quota bassa e gestibile del capitale regolamentare delle banche locali.
Un’altra preoccupazione riguarda le ricadute della SVB sul portafoglio americano di Deutsche Bank. E anche Il settore immobiliare commerciale tedesco sembra destinato a soffrire, dato che gli istituti di credito di medie dimensioni stringono i rubinetti del credito. Deutsche Bank possiede quasi 17 miliardi di dollari di tali attività (impieghi al settore real estate), collocandosi tra le banche europee più esposte. Deutsche Bank può avere un ampio portafoglio di derivati, ma finora non sono apparse perdite gigantesche su questa posizione.
Forse il motivo di maggiore preoccupazione è il costo di finanziamento sul mercato interbancario e sui mercati obbligazionari di Deutsche Bank, che potrebbe aumentare sulla scia della scomparsa di Credit Suisse. Sebbene Deutsche Bank disponga di un capitale superiore a quello richiesto dalle rigide norme europee (CET1 al 13,4%), gli investitori in obbligazioni Additional-Tier 1 (at1), che sono stati spazzati via dall’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS, chiederanno ora premi più elevati a DB in occasione di nuove emissioni di co.co. bonds.
Inoltre, le obbligazioni di tipo AT1, all interno del patrimonio netto, ne rappresentano una quota maggiore del totale delle attività ponderate per il rischio di Deutsche Bank rispetto ad altre banche.
Tuttavia, la ragione principale del sell-off non è il temuto scheletro nell’armadio di Deutsche Bank. Gli scheletri nell’armadio la DB ce li aveva 10 anni fa. Non ora. Si tratta invece di un tipo di incertezza strisciante che produce reazioni eccessive a segnali deboli di negatività. Insomma, dopo SVB negli USA e CS in Svizzera, il mercato aveva i nervi scoperti. Inoltre, in questi giorni Il mercato dei credit-default swap di Deutsche Bank è illiquido, il che significa che poche operazioni possono far muovere rapidamente i prezzi. Dopo un fine settimana che ha visto gli investitori perdere la testa, gli operatori avranno voluto vendere tutto ciò che era lontanamente rischioso per godersi qualche giorno di pace. Ma i numeri veri di DB sono un’altra cosa.