Credit Default Swap (CDS): cosa sono, come funzionano, uso speculativo

Livio Spadaro

28 Marzo 2016 - 18:00

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I Credit Default Swap (CDS) sono uno strumento derivato di copertura. L’uso speculativo ha però quasi distrutto le banche USA. Ecco cosa sono e come funzionano i CDS.

Nel periodo post-crisi finanziaria sono balzati agli onori della cronaca i Credit Default Swap (CDS), strumenti fino ad allora ritenuti oscuri ai più.
In realtà questo tipo di contratto rappresentato dai Credit Default Swap ha visto la sua nascita nella seconda metà degli anni ‘90, quando la banca statunitense Jp Morgan ha emesso il primo CDS.

Si è tornato a parlare di Credit Default Swap anche durante il periodo della crisi greca o del sell-off recente sui bancari europei, con particolare riguardo a Deutsche Bank.

Perché la quotazione dei Credit Default Swap è indicatore di rischio?
E, soprattutto, cos’è e come funziona un Credit Default Swap?

CDS: cosa sono i Credit Default Swap

I Credit Default Swap (CDS) sono un’assicurazione della parte creditrice di un contratto sottostante. Questo strumento infatti nasce a fini di protezione, in pratica, come si vedrà, non è altro che un’assicurazione su un evento. Tuttavia, l’uso sconsiderato di questa tipologia di Swap in passato ha causato danni enormi, giocando un ruolo importante anche nella crisi dei mutui subprime in America.

Il film “The Big Short” (la Grande Scommessa) ha messo in risalto il ruolo dei CDS nel 2008, esaltandone gli aspetti speculativi di questo strumento.

Ecco nel dettaglio cos’è e come funziona un CDS e l’uso che se ne può fare.

Credit Default Swap (CDS): sotto i riflettori dopo la crisi finanziaria

Dopo la crisi finanziaria del 2008, si sono accesi i riflettori di media, economisti e operatori di mercato sui Credit Default Swap (CDS). Questi strumenti hanno giocato un ruolo importante nella crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti per via dell’uso speculativo che se ne è fatto (rimarcato anche nel recente film “the Big Short”, “la Grande Scommessa”).

Anche nelle recenti crisi, come quella della Grecia o di alcune società come Deutsche Bank, i CDS sono tornati a far parlare di sé.

Questo strumento in realtà ha visto la luce alla fine degli anni ‘90 quando la banca americana Jp Morgan emise il primo Credit Default Swap. I CDS fanno parte della categoria più vasta degli Swap e sono stati progettati con finalità di copertura e non speculative.

Credit Default Swap (CDS): come funziona?

Questo particolare tipo di Swap nasce dalla necessità di un creditore (“protection buyer”) di proteggersi dal rischio di credito del debitore (“reference entity”). Il buyer, per proteggersi da questo rischio, stipula un’assicurazione con una terza entità ossia il “protecion seller”.

Questa terza entità svolgerà a tutti gli effetti il ruolo di assicuratore, pagando il nozionale, ossia l’ammontare assicurato, al creditore in caso di default del debitore (“credit event”). In cambio, il creditore si impegnerà nel corso della durata del contratto a conferire dei flussi di cassa (premio) al protecion seller per assicurarsi.

Quindi, come si vede, è a tutti gli effetti un contratto di assicurazione come può essere banalmente quello che ognuno di noi stipula ad esempio sulla propria automobile.

Credit Default Swap (CDS): alcune caratteristiche

Peculiarità di questo strumento è che non viene scambiato sul mercato finanziario regolamentato bensì al di fuori di esso, trattasi quindi di un titolo OTC (Over the Counter). Inoltre, un CDS può essere stipulato sia su un reference entity sovrana (ad esempio su bond statali) che corporate (quindi obbligazioni societarie).

Altra caratteristica è che la quotazione di un CDS è espressa in basis points (o punti base). Ogni basis point è pari al 0,01% del nozionale di riferimento, quindi 100 punti base corrispondono all’1% del capitale assicurato.

La quotazione del CDS esprime quindi quanto il protection buyer dovrà conferire al protection seller per assicurarsi sul predeterminato nozionale e sulla specifica reference entity.

Salta subito all’occhio quindi il fatto che, all’aumentare della quotazione aumenta la rischiosità del debitore. Tralasciando le formule matematiche, nel pricing di questo derivato vengono tenute in considerazione le probabilità di insolvenza del debitore e il tasso di recupero del capitale per il creditore.

Non è detto quindi che il CDS segua l’andamento del sottostante poiché basta anche la sola variazione della percezione del rischio sulla reference entity per modificarne il valore.

Credit Default Swap (CDS): i casi recenti

Il caso più recente è del CDS di Deutsche Bank, la cui quotazione è letteralmente schizzata con l’acutizzarsi dei timori degli investitori sulla solvibilità della banca tedesca. Tale movimento sui CDS, accompagnato dal sell-off sull’azionario, ha costretto l’istituto teutonico ad effettuare un buyback sui Coco bond emessi per dare un segnale di fiducia la mercato.

Un altro caso recente è quello dei CDS ellenici, arrivati a livelli da capogiro dopo che il Paese è entrato in crisi di liquidità arrivando a toccare punte in cui per assicurare 10€ milioni di nozionale ne servivano la metà.

Credit Default Swap (CDS): l’uso speculativo

È per questo che si fa anche un uso speculativo dei CDS poiché il creditore può benissimo decidere di vendere il contratto, incassando la differenza di premi quando cederà il contratto.

Tramite questo strumento infatti è possibile scommettere sul default o meno di una società/Stato, guadagnando sulla differenza di prezzo come se fosse un normale titolo azionario.

Credit Default Swap (CDS): che ruolo ha giocato nella crisi finanziaria?

In passato, l’uso spregiudicato dei CDS ha portato al quasi fallimento delle compagnie assicuratrici, come AIG negli USA, nel momento in cui si sono verificati i credit eventi.

In America ha fatto particolare scalpore poiché numerose banche e società di assicurazioni (che in genere svolgono il ruolo di protection seller) avevano stipulato CDS su obbligazioni indicizzate sul settore immobiliare, all’epoca ritenuto solidissimo.

Quando il mercato è cominciato a collassare, creando già problemi agli intermediari per la mancanza dei ritorni da mutui e prestiti, c’è stata una crisi liquidità in quanto le somme da restituire da parte delle società assicuratrici superavano di gran lunga la cassa disponibile.

Ecco perché dalla fine della crisi, i CDS sono stati visti come uno strumento oscuro, bollato come “armi di distruzione di massa” da Warren Buffett o “titoli da bandire” da George Soros.

In realtà, questi strumenti nascono con un fine preciso ed utile, un uso sconsiderato di questo derivato (che amplifica gli effetti di un fallimento in quanto derivato appunto) ha mandato quasi in rovina l’intero sistema bancario e assicurativo statunitense.

Nonostante le restrizioni imposte dopo la crisi, i CDS continuano a circolare con strumenti ancora più rischiosi richiamati dal film “la Grande Scommessa”: i BTO.

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