Da fine luglio i titoli tecnologici e le mega-cap growth americane hanno guadagnato il 14%, toccando nuovi massimi storici. Nello stesso periodo il resto dell’S&P 500 ha perso il 3%. Diciassette punti percentuali di distanza in due mesi è la misura della rotazione che sta ridisegnando Wall Street, e secondo Deutsche Bank non è ancora finita.
Nell’ultimo aggiornamento su flussi e posizionamento, il team guidato dallo strategist Parag Thatte sostiene che la rotazione verso la tecnologia «è ormai avanzata, ma ha ancora un po’ di margine». Cosa significa essere già esposti a questo movimento senza saperlo e come ragionare in termini di portafoglio investimenti prima che la corsa si esaurisca?
Cosa dice l’analisi di Deutsche Bank
L’analisi della banca tedesca poggia su due indicatori e il primo è la performance relativa. La sovraperformance di mega-cap growth e tech rispetto al resto del mercato è salita nella metà superiore del suo canale di tendenza di lungo periodo, ma non ne ha ancora toccato il limite superiore. Tradotto: il movimento è ampio ma non estremo per gli standard storici.
leggi anche
Le 10 azioni di Piazza Affari con il maggiore potenziale secondo gli analisti (fino al +48%)
Il secondo è il posizionamento, cioè quanto gli investitori istituzionali sono effettivamente esposti al settore. Qui l’indicatore si trova a circa 0,8 deviazioni standard sopra la neutralità - sovrappeso netto, ma lontano dai picchi. All’inizio di giugno lo stesso indicatore aveva raggiunto il 99° percentile, il livello da cui era partita la correzione dell’estate. Oggi, secondo quanto riportato da altre sintesi del report, si collocherebbe intorno all’80° percentile.
A completare il quadro ci sono le opzioni sui singoli titoli, con volumi cresciuti soprattutto su tecnologia e mega-cap growth, seguiti da ciclici di consumo, ciclici industriali e difensivi, mentre sono calati sull’energia e sono rimasti marginali su materiali e finanziari. Il denaro speculativo, in altre parole, si sta concentrando esattamente dove si è già concentrata la performance.
Una rotazione che avviene con i tassi in salita
Il 16 settembre la Federal Reserve guidata da Kevin Warsh ha alzato i tassi di 25 punti base, portando il costo del denaro nell’intervallo 3,75%-4%. È il primo rialzo in oltre tre anni, deciso all’unanimità, e sedici membri del FOMC su diciannove ne prevedono almeno un altro entro fine anno. Il rendimento del Treasury decennale è tornato sopra il 5% e al momento viaggia al 5,23% (29/09 ore 09:30).
In teoria, tassi più alti dovrebbero penalizzare proprio i titoli growth, le cui valutazioni dipendono da utili attesi lontani nel tempo. Deutsche Bank spiega il paradosso con una tesi che ripete da tempo: per l’azionario conta la volatilità dei tassi, non il loro livello. Finché i rendimenti salgono in modo ordinato e prevedibile, gli investitori possono restare esposti. Sono gli scossoni improvvisi sul mercato obbligazionario, misurati dall’indice MOVE, a costringere i gestori a ridurre il rischio.
È un’indicazione preziosa per il risparmiatore, perché sposta l’attenzione da una domanda a cui nessuno sa rispondere, «dove andranno i tassi?», a una più osservabile: il mercato dei bond sta diventando nervoso?
Perché la rotazione riguarda anche chi non compra titoli tech
Chi detiene un ETF sull’S&P 500 o sull’MSCI World pensa spesso di possedere un portafoglio diversificato. In realtà, poiché questi indici pesano le società in base alla capitalizzazione, ogni fase di rotazione verso le mega-cap aumenta automaticamente l’esposizione dell’investitore a quei pochi titoli. Negli ultimi due mesi un portafoglio a replica passiva ha beneficiato del rally tecnologico, ma ha anche visto crescere la propria concentrazione senza che l’investitore muovesse un dito.
Il rovescio della medaglia è evidente se guardiamo a giugno. Quando il posizionamento sul tech ha toccato i massimi, la successiva correzione ha colpito proprio i titoli più affollati. Deutsche Bank oggi vede spazio per ulteriori guadagni perché l’affollamento è inferiore a quello di allora, non perché il rischio sia scomparso.
Quali effetti sul tuo portafoglio investimenti?
Il report non è un invito a comprare tecnologia, quanto piuttosto una fotografia di dove si trovano i flussi e di quanto “carburante” potrebbe restare al movimento.
Da qui si possono trarre alcune indicazioni di metodo:
- verificare la propria esposizione effettiva. Sommando ETF globali, fondi azionari americani e titoli singoli, molti portafogli risultano più concentrati sulle mega-cap di quanto l’investitore immagini. Conoscere questa percentuale è il presupposto di qualsiasi decisione;
- il ribilanciamento. Chi ha un target sulla allocation di portafoglio e ha visto crescere la quota azionaria grazie al rally può riportarla al livello deciso in partenza, senza bisogno di indovinare il picco. È la disciplina che protegge dal rischio di rincorrere il mercato quando l’affollamento sarà tornato ai livelli di giugno.
- guardare ai segnali di uscita indicati dagli stessi analisti, come un posizionamento che torna verso i massimi storici e, soprattutto, un’impennata della volatilità obbligazionaria. Con una Fed che ha appena ripreso a stringere e i dati su inflazione e occupazione in arrivo, questo secondo fattore non è un’ipotesi remota.
Infine, per chi teme la concentrazione ma non vuole rinunciare all’azionario americano, esistono strumenti che pesano le società in modo uniforme (gli ETF equal weight) o che replicano settori rimasti indietro. In una fase come questa possono attenuare la dipendenza da una manciata di titoli, a costo di rinunciare a parte del rialzo se la rotazione dovesse proseguire.
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |