Quanto costano le commissioni bancarie? Guida ai costi nascosti (e come risparmiare)

Emanuele Di Baldo

21 Settembre 2026 - 18:11

Bonifici, prelievi, carte e imposta di bollo: ecco quanto costa davvero un conto corrente e come ridurre le spese che non guardiamo mai.

Quanto costano le commissioni bancarie? Guida ai costi nascosti (e come risparmiare)

Il canone mensile è solo la punta dell’iceberg. Per capire quanto costano davvero le commissioni bancarie bisogna guardare sotto la superficie, dove si accumulano bonifici, prelievi, carte, bollo e costi legati agli investimenti. Voci spesso piccole, singolarmente quasi invisibili, che a fine anno possono trasformare un conto «economico» in una spesa tutt’altro che trascurabile. Il conto in tasca si fa sempre partendo dall’estratto conto, che oggi può essere sostituito anche dal saldo sull’home banking. Gli strumenti ci sono, vanno semplicemente usati.

Chiariamo subito che non esiste una cifra valida per tutti: ogni banca applica condizioni proprie e ogni cliente usa il conto in modo diverso. Esistono però strumenti ufficiali, regole europee e diritti precisi che permettono di orientarsi e, in molti casi, di risparmiare. Ecco quali sono.

Costi fissi e costi variabili: la prima distinzione da fare quando si parla di spese e commissioni di un conto

Il primo passo è separare due famiglie di spese. I costi fissi si pagano anche usando poco il conto: il canone e l’imposta di bollo, pari a 34,20 euro l’anno per le persone fisiche, dovuta solo quando la giacenza media annua supera i 5.000 euro. I costi variabili dipendono invece dall’operatività: bonifici, prelievi, invio di documenti cartacei, gestione delle carte, sconfinamenti.

Ne deriva un “paradosso” di fondo: due conti con lo stesso canone possono avere costi annui molto diversi. Molti istituti azzerano il canone a fronte di determinate condizioni, come l’accredito dello stipendio o un saldo minimo, ma recuperano margine sulle singole operazioni.

Per un confronto oggettivo esiste un indicatore preciso: l’ISC, Indicatore sintetico di costo, riportato obbligatoriamente nel foglio informativo e nel documento di sintesi. La Banca d’Italia lo calcola su profili di utilizzo standard (giovani, famiglie, pensionati), così da rendere confrontabili offerte diverse.

Bonifici, prelievi e carte: dove si nascondono le spese?

Sui bonifici il cambiamento più rilevante degli ultimi anni è arrivato dall’Europa. Con il Regolamento UE 2024/886, dal 9 gennaio 2025 i bonifici istantanei in euro non possono costare più di quelli ordinari: una svolta per un servizio che fino a poco tempo fa molte banche facevano pagare a parte. Resta invece frequente la differenza di prezzo tra operazioni online e allo sportello, dove l’assistenza diretta ha un costo.

I prelievi sono in genere gratuiti presso gli ATM della propria banca, mentre quelli su sportelli di altri istituti possono prevedere una commissione. Per le carte (debito, credito, prepagate) vanno verificati emissione, canone, rinnovo, anticipo contante e operazioni in valuta diversa dall’euro, che spesso scontano una maggiorazione sul cambio.

Poi ci sono le voci più insidiose. L’invio cartaceo di estratti conto e comunicazioni ha un costo evitabile passando al digitale. E soprattutto gli sconfinamenti: usare più denaro di quello disponibile fa scattare interessi e la commissione di istruttoria veloce (CIV). Il Testo unico bancario (art. 117-bis) prevede però una tutela: la CIV non è dovuta per sconfinamenti fino a 500 euro che non durano più di sette giorni consecutivi, per una sola volta a trimestre.

Un caso studio per capire

Quanto può costare, in concreto, ignorare una voce di spesa che sembra irrisoria? Ce lo ha raccontato in esclusiva Alex Shvayetsky, cofondatore e responsabile rischio di New Silver, società di credito immobiliare statunitense, che ha condiviso con Money.it la propria esperienza diretta. Per anni ha avuto un conto corrente presso BB&T (poi confluita in Truist) su cui gravava una commissione di tenuta conto da 12 dollari al mese, mai contestata. Non che non la capisse, racconta, solo che capirla avrebbe richiesto un pomeriggio che non era disposto a spendere. La carta funzionava, i pagamenti andavano a buon fine, e in fondo dodici dollari sembravano una cifra trascurabile rispetto a qualsiasi altra spesa della settimana.

Ci sono voluti otto mesi e mezzo prima che Shvayetsky facesse davvero i conti: oltre 200 dollari spariti per una commissione che, di fatto, non gli garantiva nulla in più rispetto a un conto gratuito.

Un’analisi tardiva che però ha fatto emergere un dettaglio comportamentale causato da una “pigrizia costosa”. Non è una scelta tra 12 dollari e 200, spiega, è una scelta tra dodici dollari subito e un pomeriggio di scartoffie subito. E in quel confronto la commissione vince quasi sempre.

A far scattare il cambio banca, alla fine, non è stata la cifra accumulata, ma vedere due commissioni identiche sullo stesso estratto conto. Il trasferimento, una volta deciso, si è chiuso in undici giorni lavorativi, più rapido del previsto. L’avvertenza che lascia a chi valuta lo stesso passo è altrettanto concreta: verificare sempre cosa fa pagare la nuova banca, perché sostituire una commissione di tenuta conto con una di scoperto o di prelievo fuori rete non è un vero risparmio - anzi.

BOT e commissioni bancarie: il tetto fissato dal Tesoro

Chi investe in titoli di Stato fa i conti con un ulteriore livello di spese. Per i BOT sottoscritti in asta, le commissioni che la banca può applicare sono fissate da un decreto del ministero dell’Economia e crescono con la durata del titolo:

  • 0,05% per durate fino a 80 giorni
  • 0,10% da 81 a 140 giorni
  • 0,15% da 141 a 270 giorni
  • 0,20% oltre i 270 giorni

Per gli acquisti sul mercato secondario valgono invece le condizioni del singolo intermediario, a cui possono aggiungersi i costi del deposito titoli e di rendicontazione. Il rendimento va quindi sempre letto al netto delle spese: su importi contenuti e scadenze brevi, anche una commissione minima può erodere buona parte del guadagno.

Conto di base e portabilità: i diritti che pochi conoscono (e sfruttano)

La legge offre due strumenti spesso sottovalutati. Il primo è il conto di base, pensato per garantire l’accesso ai servizi essenziali: è gratuito per i consumatori con ISEE inferiore a 11.600 euro, oltre che per i titolari di pensione entro determinate soglie.

Il secondo è la portabilità del conto. Il trasferimento verso un’altra banca, compresi accrediti e domiciliazioni, è gratuito e deve completarsi entro 12 giorni lavorativi. In caso di ritardo, l’istituto responsabile deve indennizzare il cliente. Tradotto: restare in un conto non più conveniente, oggi, è una scelta, non un obbligo. Vale in Italia come negli Stati Uniti, cambiano solo i tempi tecnici.

Come ridurre le commissioni senza rinunciare ai servizi

Tagliare le spese non significa rinunciare a ciò che serve, ma eliminare ciò che non si usa. La strategia più efficace parte da una revisione concreta: prendere gli estratti conto degli ultimi mesi, isolare ogni addebito e dividerlo per categoria.

Da lì le leve sono chiare: passare alle comunicazioni digitali, preferire i bonifici online, prelevare sulla rete della propria banca, disattivare carte aggiuntive e servizi accessori inutilizzati, pianificare le uscite per evitare sconfinamenti.

E, almeno una volta l’anno, confrontare l’ISC del proprio conto con le offerte disponibili, sfruttando il comparatore del portale di educazione finanziaria della Banca d’Italia.

Un conto conveniente al momento dell’apertura può non esserlo più dopo qualche anno, per modifiche contrattuali o semplicemente per abitudini cambiate. La regola resta una: pagare solo per i servizi che si usano davvero. Il resto, come dimostra chi se n’è accorto solo dopo otto mesi, è denaro regalato senza nemmeno saperlo.

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