Quanto costa il microchip per i cani?

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23 Gennaio 2026 - 17:38

I costi del microchip dei cani a seconda dei professionisti a cui ci si rivolge e tutto quello che c’è da sapere sulla microchippatura prevista dalla legge

Quanto costa il microchip per i cani?

I cani sono molto più che animali domestici: sono compagni di vita, membri della famiglia, presenze che riempiono le giornate con affetto incondizionato e una fedeltà che non conosce confini. Ma prendersi cura di un cane non significa solo offrirgli amore, cibo e attenzioni: implica anche rispettare precise norme di legge pensate per proteggerlo e garantirgli una vita sicura e tracciabile.

Tra queste, una delle più importanti è l’obbligo del microchip, un piccolo dispositivo elettronico che identifica in modo permanente ogni cane e ne collega l’identità al suo proprietario. In Italia, la microchippatura è ormai una procedura standard, ma non tutti ne conoscono i dettagli pratici: quanto costa, chi può applicarlo, entro quanto tempo va messo e quali sanzioni si rischiano se non si rispetta la normativa.

Oggi, l’attenzione su questo tema è cresciuta ulteriormente anche grazie al nuovo regolamento europeo che, a partire dal 2028, renderà obbligatorio il microchip non solo per tutti i cani ma anche per i gatti, uniformando le regole nei Paesi membri. Un passo decisivo verso una migliore tutela degli animali, contro il randagismo e i traffici illegali.

Il microchip è obbligatorio per i cani? Ecco cosa dice la legge (e come cambierà in futuro)

Mettere il microchip al proprio cane non è una scelta, ma un obbligo di legge. Dal 1° gennaio 2005, infatti, il microchip è l’unico sistema di identificazione riconosciuto a livello nazionale, sostituendo definitivamente il vecchio tatuaggio.

Il riferimento normativo principale è l’articolo 4 della Legge Regionale 16/2001, integrato dal D.P.R. 320/1954 e successivi decreti del Ministero della Salute. Il microchip serve a identificare il cane e il proprietario, a combattere il randagismo e a facilitare il ritrovamento degli animali smarriti. È inoltre indispensabile per ottenere il passaporto europeo dell’animale, necessario per viaggiare all’estero.

In base alla legge italiana, tutti i cani devono essere microchippati entro 60 giorni dalla nascita. Il proprietario del cucciolo è inizialmente la persona a cui appartiene la madre (la “fattrice”), che deve intestarsi la cucciolata e successivamente effettuare il passaggio di proprietà al nuovo detentore.

Il microchip può essere applicato solo da un veterinario abilitato o dai servizi veterinari dell’ASL. Ogni microchip è registrato a nome del professionista che lo acquista, il quale può utilizzarlo solo nella regione in cui esercita. Ad esempio, un veterinario piemontese non può applicare microchip a cani di proprietari lombardi, per motivi di tracciabilità.

Inoltre, secondo la normativa, non si possono regalare, vendere o cedere cani privi di microchip. Chiunque acquisti o adotti un cane deve riceverlo già microchippato, insieme al documento di passaggio di proprietà.

Come anticipato, guardando al futuro, le novità più significative arrivano dall’Unione Europea. Il nuovo Regolamento europeo sul benessere animale, approvato a fine 2025 e operativo dal 2028, renderà obbligatorio il microchip per tutti i cani e gatti europei. In Italia, la transizione è già avviata con l’istituzione del SINAC – Sistema Informativo Nazionale degli Animali da Compagnia, che dal febbraio 2025 ha unificato tutte le banche dati regionali.

Grazie al SINAC, ogni proprietario può ora registrare, aggiornare o trasferire online i dati del proprio animale tramite SPID o CIE, segnalando smarrimenti, decessi o cambi di residenza. È il primo passo verso un’Europa più civile (e unita) anche per i nostri amici a quattro zampe.

Dove si mette il microchip al cane

I microchip per cani sfruttano la tecnologia RFID, ovvero tramite onde a radio-frequenza di piccolissima entità, non nocive per l’animale e il padrone. Si tratta in pratica di una sorta di “carta di identità del cane” che presenta un codice univoco di 15 cifre e che può essere letta soltanto ed esclusivamente dai veterinari abilitati o addetti ASL che verificano se l’animale sia regolarmente iscritto all’Anagrafe canina, ovvero un database digitale dove sono indicati tutti i principali dati del proprietario e dell’animale.

Il microchip si presenta come una capsula di piccolissime dimensioni che viene inserita sottopelle sul lato sinistro del collo del cane attraverso l’utilizzo di apposite siringhe sterili monouso. L’operazione dura solamente pochi secondi e non è più dolorosa di una normale vaccinazione.

Una volta inserito il microchip il padrone deve provvedere alla registrazione dell’amico a quattro zampe presso l’Anagrafe canina attraverso la compilazione di una scheda in cui bisogna inserire i dati del proprietario e del cane. A poter far mettere il microchip ai cani sono solo le persone maggiorenni. I minori non possono essere formalmente i proprietari di un animale e pertanto al loro posto devono provvedere i genitori.

Mettere il microchip al proprio animale domestico non comporta alcuna complicanza. Il cane non avverte nel tempo la presenza del microchip e non c’è nessun rischio che provochi reazioni allergiche o dolore.

A chi rivolgersi per microchippare un cane

Come anticipato, il microchip può essere applicato solo da veterinari autorizzati o dagli operatori dei Servizi Veterinari dell’ASL. I veterinari privati devono operare nella stessa regione di residenza del proprietario e utilizzare esclusivamente microchip acquistati e registrati a loro nome.

Per chi adotta un cane da un canile o da un’associazione riconosciuta, la microchippatura è generalmente già inclusa nel processo di adozione. In questi casi, l’ente si occupa anche della registrazione all’Anagrafe Canina Regionale o, dal 2025, al nuovo SINAC nazionale.

Attenzione ai casi in cui si riceve un cane senza microchip: il proprietario deve recarsi all’ASL per regolarizzare la posizione. In alcune regioni il veterinario privato può comunque applicare il chip e segnalare la mancanza del precedente proprietario ai Servizi Veterinari; in altre, invece, l’intervento è subordinato a un’autorizzazione ufficiale per evitare il rischio di traffici illegali di animali.

I costi del microchip per cani in Italia

Il costo del microchip in Italia non è uniforme, poiché non esiste un tariffario nazionale. Ogni veterinario e ogni regione può applicare tariffe differenti, seppur in linea con le indicazioni ministeriali.

In generale, il prezzo oscilla tra 25 e 50 euro, a seconda della zona e del professionista. Al Nord le tariffe tendono a essere più alte: a Milano si può arrivare a 45-50 euro, mentre a Roma il costo medio si aggira intorno ai 40 euro. Nelle regioni del Sud, invece, si spende meno: tra 25 e 35 euro a Napoli, Bari o Palermo.

Quando il microchip viene applicato in un’ASL veterinaria, il costo può scendere fino a 5-15 euro, e in alcuni casi è gratuito per animali adottati dai canili pubblici.

Il prezzo include anche la registrazione all’anagrafe canina e l’emissione del certificato di identificazione. È importante conservare questo documento, poiché serve in caso di smarrimento, furto o viaggio all’estero.

Come risparmiare sui prezzi della microchippatura? Si può fare gratis?

I soggetti che desiderano beneficiare dei servizi offerti dall’ASL nei primi due mesi di vita del cane hanno diritto al microchip gratuitamente o a un costo di base del dispositivo. In determinati casi, infatti, è possibile ottenere il microchip gratis rivolgendosi ai servizi veterinari della ASL di riferimento. Ad esempio per i cani adottati al canile o recuperati in strada senza microchip il costo è sempre a carico delle ASL.

In alternativa si può decidere di rivolgersi a determinate associazioni per la tutela degli animali, i quali promuovo spesso delle campagne di sensibilizzazione grazie alle quali offrono di mettere gratuitamente il microchip. Per restare aggiornati sulle date in cui avranno luogo le prossime giornate di microchippatura gratuita si invita a consultare i siti web delle associazioni che prestano tali servizi, quali ad esempio: l’ALFA Associazione Love For Animals OdV e la Lega Nazionale per la difesa del cane.

Ma non solo, si invita a consultare anche i siti istituzionali delle regioni di competenza. Ad esempio, sul portale Salute Lazio sono indicate le giornate del microchip. Sempre per lo stesso motivo si invita a consultare gli eventuali aggiornamenti pubblicati sul sito del Ministero della salute.

Le possibili sanzioni per chi non mette il microchip al proprio cane

Non rispettare l’obbligo del microchip può comportare conseguenze importanti. Le sanzioni amministrative variano da 100 a 300 euro a seconda della regione. Tuttavia, grazie alla Legge 82/2025 (nota come “Legge Brambilla”), è stato introdotto il meccanismo del ravvedimento operoso: chi si mette in regola spontaneamente prima di essere sanzionato evita la multa.

L’assenza del microchip non solo è un illecito, ma rende anche impossibile dimostrare la proprietà dell’animale in caso di smarrimento o controversie. In più, non si possono vendere, cedere o regalare cani non identificati.

Dal 2025, l’obbligo di aggiornamento dei dati è diventato ancora più stringente con il SINAC: mancata comunicazione di trasferimenti, decessi o smarrimenti comporta multe tra 50 e 500 euro per animale.

Oltre alle sanzioni, va ricordato l’aspetto etico e civile: il microchip è la chiave per garantire tracciabilità, sicurezza e contrasto al randagismo. Con l’arrivo del regolamento europeo nel 2028, l’identificazione sarà obbligatoria in tutta l’Unione e il controllo sarà molto più severo.

Chi non adeguerà la posizione del proprio cane rischierà non solo multe più salate, ma anche il sequestro amministrativo dell’animale nei casi più gravi.

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