Quanti conflitti sono in corso nel 2026 e in quali zone si concentrano? Quali rischiano di peggiorare con il passare dei mesi?
Papa Francesco affermava che con tutte le guerre che ci sono nel mondo si può parlare di una terza Guerra mondiale a pezzi. Quali rischiano di peggiorare con il passare del tempo?
Per quanti si cerchi, la pace non c’è. Quante guerre ci sono nel 2026? Troppe è la risposta più immediata ed esaustiva.
Cos’è una guerra? Si tratta di un conflitto armato, ovvero una controversia che coinvolge territori e governi in cui l’uso della forza e delle armi provoca almeno 25 morti in battaglia in un anno solare. Dal 1946 c’è stata un’escalation di conflitti che hanno coinvolto principalmente l’Africa, l’Asia e il Medio Oriente.
Esistono anche guerre civili, quelle che coinvolgono gruppi armati non statali che hanno un impatto devastante. Anche in questo caso si è assistito a un’escalation di violenza a partire dal 2010 soprattutto in Africa e America, mentre in Medio Oriente sono diminuiti i conflitti non statali.
A parte Oceania e Antartide, c’è praticamente una guerra di qualche tipo in ogni continente
Gli impatti maggiori si avvertono in termini di perdite umane, sofferenza e distruzione: centinaia di migliaia di persone sono state uccise direttamente nei conflitti negli anni ’20; milioni di altri sono rimasti feriti, sfollati, orfani, affamati, abusati e traumatizzati; e gli alti livelli di distruzione significano che alcune regioni potrebbero non riprendersi mai completamente.
Quali sono, quindi, le guerre in corso nel 2026 e quali situazione di instabilità potrebbero sfociare in conflitti? Uno sguardo attento sull’attuale mappa delle guerre e delle tensioni più pericolose.
Le guerre nel mondo: i conflitti in corso nel 2026
Il 2026 si è aperto in un contesto internazionale critico in cui la competizione tra potenze e il ritorno della forza militare stanno ridefinendo l’instabilità globale. In molte zone la soglia tra pace e guerra è solo una sfumatura.
La guerra è ovunque e il motivo di questa espressione così drammatica e netta è presto spiegato: attualmente, a inizio 2026, nel mondo sono in corso più di 50 conflitti armati, più o meno intensi. Dopo la Seconda guerra mondiale il 2025 è stato l’anno con il numero di guerre più alto che ha coinvolto 92 Paesi e quasi la metà degli Stati mondiali. L’Africa è stata l’area con il maggior numero di conflitti armati. Il 2026 non si preannuncia essere un anno più pacifico.
Guerra Russia-Ucraina
La guerra scoppiata nel febbraio 2022 tra Russia e Ucraina si è trasformata in una guerra di logoramento, con l’Ucraina a pagarne il prezzo più alto.
La Russia ha invaso il Paese per impedire che si avvicinasse troppo all’Occidente, ma l’Ucraina ha resistito grazie al grande aiuto, ironicamente per la Russia, dei suoi alleati occidentali.
Sono attualmente in corso a Ginevra le trattative tra le delegazioni di Russia e Ucraina, sotto la mediazione degli Usa per cercare di uscire dalla guerra che dura, ormai, 4 anni. Presenti alle trattative anche i consiglieri di Germania, Francia, Regno Unito e Italia. I negoziati si fondano sulla proposta degli Stati Uniti che vedrebbe l’Ucraina concedere alcuni territorio in cambio di garanzie di sicurezza dai Paesi occidentali, ma il nodo resta il Donbass.
La prospettiva di una tregua nel 2026, per il momento, resta incerta, nonostante gli sforzi diplomatici.
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Guerra Israele-Palestina
Uno dei conflitti più drammatici in corso è quello tra Israele e Gaza. Un’intensa operazione violenta di Tel Aviv si è scatenata in particolare nella Striscia di Gaza, in seguito all’attacco di Hamas contro Israele del 2023.
Le successive operazioni militari israeliane hanno provocato una grave crisi umanitaria a Gaza, mentre le questioni di fondo relative al territorio, alla sovranità e allo status di Gerusalemme rimangono irrisolte.
Dato che Hamas è sostenuta dall’Iran, l’intera situazione ha ora gettato benzina sul fuoco tra Israele e Iran, e alcuni sostengono che potrebbe essere la scintilla che accenderà un incendio globale incontrollato.
Il dramma è umanitario, mentre la diplomazia non riesce - o non vuole del tutto - a fermare il disegno di annientamento di Netanyauh, da molti studiosi e analisti considerato un vero e proprio genocidio.
Secondo il database aggiornato dall’Ispi, da ottobre 2023 a giugno 2025 ci sono state 56.000 vittime a causa del conflitto, molti dei quali bambini. Tuttavia, alcuni hanno messo in dubbio l’affidabilità dei dati finora trapelati e, con l’avanzare del conflitto e con l’aggressione dei centri medici e degli ospedali, sono emerse cifre più drammatiche che superaano anche gli 80.000.
Intanto, esperti e attivisti per i diritti umani affermano che la fame è un problema diffuso e che il territorio di circa 2 milioni di palestinesi rischia la carestia se Israele non revocherà completamente il blocco e non interromperà la campagna militare, ripresa a marzo dopo aver interrotto il cessate il fuoco con Hamas.
Il conflitto ha esacerbato le tensioni regionali in tutto il Medio Oriente nel corso di questi due anni. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno lanciato un’invasione terrestre del Libano dopo mesi di scontri transfrontalieri con Hezbollah, che ha iniziato a colpire il nord di Israele in seguito all’attacco di Hamas. I ribelli Houthi dello Yemen hanno lanciato missili contro Israele e navi commerciali nel Mar Rosso, e altri gruppi sostenuti dall’Iran hanno lanciato decine di attacchi contro posizioni militari statunitensi in Iraq e Siria.
Rivoluzione iraniana
Le proteste in Iran sono scoppiate con una serie di manifestazioni a partire dal 28 dicembre 2025. Partite come proteste popolari si sono evolute nella più grande rivolta dalla Rivoluzione Islamica del 1979. Tra i manifestanti ci sono stati migliaia di morti a causa della repressione sistematica.
Se inizialmente la rivoluzione manifestava l’insoddisfazione popolare per l’inflazione e l’aumento dei prezzi, con il passare delle settimane si è trasformata in un movimento più ampio che chiede il termine dell’attuale regime con i manifestanti che, durante le proteste, hanno scandito slogan contro il governo e hanno attaccato i simboli delle forze dell’ordine.
Le proteste si sono intensificate a partire dall’8 gennaio 2026 e al contempo si è intensificata anche la repressione con il governo che ha bloccato l’accesso a internet e ai servizi telefonici. Il 10 gennaio 2026 Iran International riportava che almeno 2.000 manifestanti avevano perso la vita nelle 48 ore precedenti.
Guerra civile in Libia
La Libia è un teatro di guerra e solo apparentemente la situazione interna si è placata.
A maggio 2025 scontri sono scoppiati a Tripoli dopo che Abdel-Ghani al-Kikli, leader dell’Autorità di Supporto alla Stabilizzazione (SSA), è stato ucciso da un gruppo rivale all’interno di una struttura controllata dalla Brigata 444, insieme ad altre sei persone.
La sua morte ha innescato intensi combattimenti tra le milizie, scatenando disordini in tutta la capitale; subito dopo, il Ministero della Difesa ha annunciato di aver riconquistato aree chiave, tra cui il quartier generale dell’SSA. Sono seguite proteste, con dimostranti che denunciavano il fallimento del governo provvisorio, chiedendo lo scioglimento di tutti gli organi politici esistenti e il disarmo delle milizie; diversi ministri si sono dimessi a causa della crescente rabbia pubblica.
In sintesi, a più di un decennio di distanza dall’intervento sostenuto dagli Stati Uniti che ha rovesciato il leader autoritario della Libia nel 2011, le divisioni politiche e le crisi di sicurezza continuano a minacciare la stabilità del Paese.
Nel 2026 la situazione in Libia rimane precaria con uno stallo politico che vede due governi rivali, uno a Tripoli e uno a Tobruk. L’instabilità economica si affianca a quella della sicurezza con le milizie armate che dominano e continuano a violare i diritti umani. A metà gennaio Saif al-Isam Gheddafi, figlio del Rais, ha perso la vita a Zintan, negli sconti tra milizie contrapposte.
Guerra civile Yemen
Gli scontri tra i ribelli Houthi e la coalizione saudita che sostiene il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale si sono in gran parte placati, ma gli Houthi hanno ripetutamente attaccato le navi che attraversavano il Mar Rosso in risposta alla guerra di Israele contro Hamas.
Il conflitto, quindi, non è del tutto finito. A luglio 2025, un portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha dichiarato che le forze hanno lanciato un missile balistico diretto all’aeroporto israeliano Ben Gurion, ma che l’esercito israeliano lo ha intercettato.
Dopo che gli Houthi hanno attaccato l’imbarcazione Eternity C nel Mar Rosso, causandone l’affondamento, la missione statunitense in Yemen ha accusato i ribelli sostenuti dall’Iran di aver rapito membri dell’equipaggio, mentre l’operazione Aspides dell’Unione Europea ha affermato di aver salvato dieci dei venticinque membri dell’equipaggio.
Nel 2026 il Paese appare ancora diviso con profonda frammentazione territoriale tra ribelli Houthi, governo riconosciuto e varie milizia.
Guerra in Sudan
Il Sudan continua a essere teatro della guerra civile esplosa nel 2023, che si sta trasformando in una delle crisi più drammatiche al mondo. Nell’aprile 2023 è scoppiata una feroce lotta per il potere tra l’esercio statale e un potente gruppo paramilitare, le Rapid Support Forces (RSF).
Il conflitto ha provocato carestia e accuse di genocidio nella regione occidentale del Darfur. Oltre 150.000 persone sono morte nel conflitto in tutto il Paese e circa 12 milioni sono fuggite dalle loro case in quella che le Nazioni Unite hanno definito la più grande crisi umanitaria del mondo.
Il conflitto si protrae senza un chiaro cessate il fuoco, con il Sudan che rischia di essere lacerato dagli scontri armati che potrebbe portare, anche nel 2026, a un collasso statale e un’implosione socioeconomica.
Guerra in Repubblica Democratica del Congo
La parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, ricca di minerali, è teatro di conflitti da oltre 30 anni, a partire dal genocidio ruandese del 1994.
Numerosi gruppi armati hanno gareggiato con le autorità centrali per il potere e il controllo delle potenziali fortune di questa vasta nazione.
I combattimenti si sono nuovamente intensificati all’inizio di quest’anno, quando un gruppo ribelle noto come M23 ha compiuto importanti progressi nell’est. Alla fine di giugno, gli Stati Uniti hanno mediato un accordo di pace nel tentativo di porre fine al conflitto.
L’M23 è guidato da gruppi di etnia Tutsi, che affermano di aver dovuto imbracciare le armi per proteggere i diritti della minoranza.
All’inizio del 2026, la situazione nella Repubblica Democratica del Congo resta critica, caratterizzata da una persistente instabilità nell’est del Paese nonostante un accordo di pace siglato a Washington nel dicembre 2025 tra RDC e Rwanda
Le situazioni di grave tensione nel mondo
Non solo guerre, ma anche situazioni di forte tensione all’interno di alcuni Stati o aree geografiche cruciali minacciano la stabilità e la pace.
Nel 2026, queste situazioni sono sotto osservazione per la loro poteziale pericolosità:
Sahel
La persistente e crescente forza delle organizzazioni estremiste violente nel Sahel minaccia di esacerbare la crisi umanitaria e diffondere instabilità in tutta l’Africa, ponendo significativi rischi per la sicurezza e le finanze degli Stati Uniti e dell’Europa.
L’IS Sahel Province (ISSP) ha lanciato un’offensiva coordinata in tutta la sua area di operazioni, in particolare in Niger, a dimostrazione della sua crescente capacità. L’ISSP e l’affiliata saheliana di al-Qaeda, Jama’at Nusrat al-Islam wa al-Musulmana, stanno lentamente circondando Niamey e attaccando le diverse linee di comunicazione terrestri che collegano la capitale al resto del Paese.
Ora il conflitto rischia di diventare ancora più pericoloso, con il Mali nel mezzo. Il rischio di un collasso, ora, cresce anche in Mali e nel Burkina Faso, Paesi già indeboliti dai colpi di Stato e i fallimenti militari. Se non si cambia rotta riaprendo i negoziati con gli insorti, il Sahel rischia che la sua spirale di caos diventi sempre più difficile da contenere.
Crisi Haiti
All’inizio del 2026, Haiti continua a vivere una situazione di collasso quasi totale dello Stato, con bande armate che controllano gran parte della capitale, Port-au-Prince, causando una violenza dilagante e una grave crisi umanitaria. Un governo di transizione fatica ad affermare la propria autorità in mezzo al caos, mentre la popolazione si trova ad affrontare carenze estreme e sfollamenti forzati, oltre alla presenza del capobanda noto come Barbecue.
Taiwan
La Cina continua la pressione su Taiwan, con l’obiettivo è stringere l’assedio un po’ alla volta, rendendo la vita sempre più difficile e costosa a Taipei, ma senza far scoppiare un conflitto totale che, al momento, non conviene a nessuno.
Le imponenti manovre militari a cui si assiste sono esercitazioni pratiche per un eventuale blocco navale o un attacco coordinato. Pechino sta cercando di trasformare l’accerchiamento dell’isola in una «nuova normalità», un modo per logorare la resistenza dei taiwanesi e togliere loro spazio di manovra.
La guerra, per ora, resta l’ultima spiaggia perchè nonostante la pressione mostrata, un’invasione vera e propria è ancora lontana per due motivi principali:
- un conflitto costerebbe all’economia mondiale tra i 2 e i 10 mila miliardi di dollari. Una cifra folle che metterebbe in ginocchio anche la Cina stessa;
- anche se l’esercito cinese si sta modernizzando, coordinare un’operazione così complessa in mare aperto e sotto ogni condizione climatica non è ancora una capacità pienamente acquisita.
La Cina, quindi, preferisce continuare a fare pressione e attendere. Un attacco diretto potrebbe scattare solo se gli Stati Uniti fossero troppo distratti o impegnati altrove per intervenire, lasciando a Pechino la via libera che aspetta.
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