Quando finirà la crisi energetica in Europa?

Violetta Silvestri

24/11/2022

24/11/2022 - 12:49

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A che punto è la crisi energetica che sta sconvolgendo l’Europa e, soprattutto, quando finirà? Domande lecite per i Paesi Ue che più di altri stanno soffrendo per i prezzi elevati del gas.

Quando finirà la crisi energetica in Europa?

Crisi energetica in Europa: quando finirà davvero l’emergenza carenze e prezzi?

Una prima possibile risposta (non rincuorante) è arrivata dal commissario Ue Gentiloni: “Se la guerra della Russia in Ucraina non finisce entro il prossimo inverno, i problemi energetici dell’Europa peggioreranno drammaticamente”.

Un pronostico assai cupo, quindi, che si aggiunge agli ultimi fatti: prima d tutto, il prezzo del gas nel becnhmark di riferimento europeo è schizzato di nuovo sui 130 euro per megawattora e si è attestato a 124 euro nella mattinata del 24 novembre. Non sono i picchi estivi, ma i prezzi restano elevati e con tendenza al rialzo.

Inoltre, Gazprom è tornata a minacciare interruzioni di flussi verso l’Europa nell’unica via ancora aperta, quella che passa dall’Ucraina e arriva in Moldavia. Senza contare che il Gnl, sul quale l’Europa sta facendo affidamento, non ha prezzi bassi e deve far fronte a una domanda mondiale agguerrita.

Ci sono, poi, le variabili temperature, reale diminuzione della domanda, capacità degli stoccaggi di far fronte alla carenza di forniture: dinanzi a queste molteplici variabili, è lecito chiedersi quando finirà la crisi energetica in Europa. Alcune considerazioni.

Crisi energetica in Europa: fino a quando? Alcune stime

Un 2023 difficile, ma anche un 2024 assai incerto: questo è previsto da alcuni analisti sulla situazione di sofferenza energetica in Europa.

Nello specifico, la crisi del gas nel vecchio continente è destinata a persistere per anni se la regione non riuscirà a ridurre la domanda e ad assicurare nuove forniture di gas, secondo nuovi avvertimenti di dirigenti e analisti del settore.

Il clima autunnale mite e la corsa a riempire i siti di stoccaggio in tutta Europa hanno rafforzato la sicurezza energetica della regione quest’inverno, ma iniziano a crescere i timori sulla disponibilità di scorte sufficienti per la prossima estate e per l’inverno che segue.

“Siamo in una crisi del gas e continueremo ad essere in una modalità di crisi per i prossimi due o tre anni. Quindi non sviluppiamo un falso senso di sicurezza”, ha affermato Sid Bambawale, responsabile del gas naturale liquefatto per la regione asiatica a Vitol, intervenendo al Financial Times Commodities Asia Summit a Singapore.

Kosuke Tanaka, esperto di Gnl asiatico presso il giapponese Jera Global Markets, ha dichiarato: “Il mercato [del gas] è attualmente bilanciato dalla distruzione della domanda, compreso il passaggio di carburante a petrolio e carbone. E avremo ancora bisogno di tale risposta della domanda per equilibrare il mercato nei prossimi anni”.

Da evidenziare che per distruzione della domanda si intende il calo costante del consumo di un bene, e quindi della sua domanda, dinanzi a prezzi troppo elevati.

Finora, oltre alla riduzione della domanda di energia - le famiglie e le industrie europee hanno ridotto la domanda del 13% da inizio anno rispetto alla media triennale, secondo il think tank Bruegel - la regione è riuscita a importare quantità record di Gnl, aiutata dalla Cina in rallentamento economico.

Ma tutto questo non basterà a colmare la crisi nei prossimi anni.

La trappola degli stoccaggi di gas: l’Europa non è al sicuro

Uno dei temi chiave è quello degli stoccaggi del gas in Europa.

Lo stoccaggio di gas in Europa alla fine di settembre, il momento in cui la domanda di riscaldamento di solito inizia a salire, quest’anno si attestava a circa il 90%, sostanzialmente in linea con la media quinquennale precedente dell’86%, nonostante la Russia abbia ampiamente interrotto le forniture di gas negli ultimi mesi.

Tuttavia, gli alti livelli di scorte potrebbero portare all’autocompiacimento e a un rallentamento della riduzione della domanda, sostengono gli esperti. Il gas russo verso l’Europa, inoltre, scenderà a livelli trascurabili il prossimo anno, determinando un divario maggiore da colmare, mentre la Cina potrebbe anche allentare gradualmente la sua politica zero Covid e consumare più gas rispetto allo scorso anno.

Parlando al vertice di FT, Russell Hardy, amministratore delegato di Vitol, ha affermato che i prezzi del gas dovrebbero rimanere sufficientemente alti da sopprimere la domanda di carburante durante l’estate prossima da parte degli utenti industriali al fine di facilitare il riempimento degli stoccaggi e di mantenere le luci accese. E questo, ha commentato: “Non è una buona cosa, è un fatto assolutamente orribile per le imprese europee, è la genesi della recessione.”

Una recente analisi di Paula Di Mattia, analista del mercato del gas europeo presso la società di consulenza sulle materie prime ICIS, ha anche mostrato che in cinque scenari su sette l’Europa potrebbe entrare nell’inverno 2023-24 con siti di stoccaggio del gas a solo il 65% della capacità, il livello più basso a quel punto almeno dal 2016, quando sono iniziate le registrazioni.

L’analisi presuppone che la maggior parte dei flussi del gasdotto russo verso l’Europa rimarrà interrotta, escludendo il gasdotto TurkStream meridionale.

Gli scenari che consentono all’Europa di disporre di ampi livelli di stoccaggio considerano una significativa distruzione della domanda in inverno o da novembre 2022 a settembre 2023, nonché un aumento delle importazioni di Gnl a 440 milioni di metri cubi al giorno, più di quest’anno.

Tutto questo è davvero possibile?

L’Europa e il Gnl che non c’è

Il fabbisogno di Gnl dell’Europa può incontrare innanzitutto vincoli infrastrutturali.

La società di consulenza aziendale FTI Consulting calcola che se l’Ue dovesse sostituire tutto il gas russo con il gas naturale liquefatto, vi sarebbe un divario totale di 40 miliardi di metri cubi all’anno nella capacità di rigassificazione europea - impianti necessari per trasformare nuovamente il Gnl in gas - che potrebbe salire a 60 miliardi di metri cubi all’anno in un freddo inverno.

Nazioni come Germania, Paesi Bassi, Italia, Francia e Croazia hanno spinto per nuovi terminali di rigassificazione, incluso il noleggio di unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione.

In totale, l’Europa potrebbe aggiungere 40 miliardi di metri cubi all’anno di capacità di importazione entro ottobre 2023, ha affermato Emmanuel Grand, amministratore delegato senior di FTI Consulting. Ma, ha avvertito, “alcuni dei progetti non sono supportati da impegni fermi sul Gnl e vi sono rischi che questi possano essere ritardati”.

La crisi energetica europea, quindi, può durare ancora anni poiché complessa e trainata da diverse variabili.

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