I governi italiani, ad oggi, hanno registrato una durata media di 404 giorni.
L’attuale legislatura vede il governo Meloni a 861 giorni, entrando nella top 5 dopo Renzi (1.024), Craxi 1 (1.092), Berlusconi 4 (1.287) e Berlusconi 2 (1.412). In passato, solo Moro 3 nella legislatura 1966-1968 raggiunse una durata simile all’attuale, con 851 giorni.
Quanto hanno speso i vari governi?
Un’analisi dei valori nominali restituisce la seguente classifica:
1. Berlusconi 4: 244 miliardi
2. Conte 2: 203 miliardi
3. Meloni: 200 miliardi
4. Berlusconi 2: 200 miliardi
5. Craxi 1: 175 miliardi
6. Monti: 169 miliardi
Il debito pubblico italiano attraverso i vari governi italiani
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Il conteggio è stato effettuato utilizzando i dati della Banca d’Italia dal mese successivo all’elezione fino al mese successivo alla decadenza, tenendo conto dell’eterogeneità delle date.
Correzione per aumento percentuale e durata
Ovviamente, la classifica va corretta considerando due fattori: l’aumento percentuale e la durata di ogni governo. Considerando l’aumento percentuale:
1. Craxi 1: +80%
2. Andreotti 3: +42%
3. Moro 4: +36%
4. Colombo: +35%
5. Andreotti 6: +26%
Variazione percentuale giornaliera media del debito pubblico per singolo Governo
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Dividendo le percentuali per i giorni di governo, emerge una situazione ancora diversa: valori alti nel periodo della ricostruzione, bassi durante gli anni ’50-’60 del boom economico, nuovamente alti negli anni ’70 a causa di inflazione, nuovo welfare e fine della convertibilità del dollaro. Dal 1995 a oggi i valori medi giornalieri sono scesi sotto lo 0,025%.
Se consideriamo il periodo dal 1994, ecco la nuova classifica:
1. Molto spendaccioni (0,016% - 0,030%): Berlusconi 1, Dini, D’Alema 2, Conte 2, Monti
2. Spendaccioni (0,009% - 0,011%): Berlusconi 4, Berlusconi 3, Berlusconi 2, Prodi, Amato 2
3. Equilibrati (0,008% - 0,007%): Meloni, Draghi, Gentiloni, Letta
4. Frugali (≤ 0,006%): Renzi, Conte 1, Prodi 2
Amministrazioni pubbliche: debito lordo
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Andamento storico del debito pubblico
Questi dati confermano il trend del debito pubblico italiano, rappresentabile con un grafico logaritmico, dove ogni livello rappresenta un debito pubblico nominale 10 volte superiore al precedente. Le principali fasi storiche evidenti sono:
1. Lenta e costante crescita dall’Unità d’Italia alla vigilia della Prima Guerra Mondiale
2. Impennata dovuta alla Prima Guerra Mondiale
3. Discesa negli anni ’30 (unico caso nella storia del debito pubblico italiano)
4. Nuova impennata con la Seconda Guerra Mondiale
5. Rallentamento della crescita nel periodo 1950-1970
6. Nuova esplosione tra il 1970 e il 1994
7. Crescita bassa ma costante dal 1995 a oggi
Rapporto debito/PIL
Ulteriori considerazioni possono essere fatte osservando il rapporto debito/PIL nel tempo. Questo rapporto, nella storia italiana, è diminuito solo negli anni ’30 grazie a fattori come:
- Alta inflazione
- Rinuncia a parte dei crediti da parte dei vincitori di guerra
- Crescita del PIL più rapida rispetto al debito, soprattutto durante il miracolo economico degli anni ’50-’60
In quel periodo, l’assenza di alta inflazione, la nascita di un importante welfare, la riforma fiscale e il passaggio alla moneta fiduciaria favorirono l’impresa e la produttività.
Oggi, però, la situazione è cambiata: tasse, burocrazia e la percezione negativa delle aziende hanno frenato produttività e salari negli ultimi 30 anni. Questo ha portato l’Italia a restare indietro nel contesto tecnologico e globalizzato, in un’Europa che non offre prospettive di crescita a breve termine.