Quale futuro per il dollaro nel 2026?

R. F.

14/01/2026

Si accende lo scontro Trump-Powell: tassi nel mirino, dollaro in calo, vendite sui Treasury e oro da record. Un “terremoto Fed” che può scuotere i mercati (e il biglietto verde) nel 2026.

Quale futuro per il dollaro nel 2026?

L’indagine sulla correttezza delle spese per la ristrutturazione dei suoi edifici annuncia un piccolo “Terremoto Fed”: i mercati potrebbero iniziare a tremare nella seconda metà di gennaio 2026 mentre Trump probabilmente accelererà l’offensiva su Powell, non c’è dubbio. E a nulla vale la levata di scudi a favore di Powell fornita dai vecchi governatori Fed (Yellen, Greenspan e Bernanke): Trump vuole costringere in tutti i modi Powell a dare le dimissioni anticipatamente rispetto alla scadenza del suo mandato, in modo da poterlo sostituire con un suo “uomo di fiducia” che dovrà obbedire alle sue istruzioni.

Le mid-term elections si avvicinano sempre più e Trump ha bisogno di pompare l’economia USA con una raffica di tagli ai tassi di interesse per aumentare il consenso elettorale. Si dice che l’obiettivo di Trump sia un livello dei Fed funds attorno all’1%-1,50% (!). Ora siamo al 3,5%. Ma questo tentativo di recuperare consenso tra gli elettori ha degli effetti collaterali. Gli investitori istituzionali stranieri - almeno fra quelli che leggo io ogni giorno - in vista della perdita di indipendenza della Fed, stanno riducendo l’esposizione verso gli asset statunitensi. E, ripeto, a pesare su queste decisioni è proprio l’intento di Trump di intensificare drasticamente gli attacchi contro la Federal Reserve. Mentre i rendimenti a lungo termine della curva americana sono balzati verso l’alto, con il trentennale USA arrivato al 4,90% e con l’oro che ha segnato un nuovo record storico a 4650 dollari oncia.

Lo scontro istituzionale colpisce Wall Street

Cosa è accaduto? Jerome Powell ha rivelato che alla Fed sono stati notificati mandati di comparizione da parte di un Gran Giurì in merito ai costi di ristrutturazione del quartier generale Fed. Secondo Powell, che ha parlato con insolita franchezza, l’azione legale è una diretta conseguenza della riluttanza dei banchieri centrali a piegarsi alle preferenze della Casa Bianca in materia di tassi d’interesse. E, dopo il flash delle agenzie del 12 gennaio, il biglietto verde ha accusato il colpo, registrando il ribasso più marcato dall’inizio della pausa natalizia, toccando quota 1,17 contro euro alle 14.15 del pomeriggio.

Anche i titoli di Stato USA a lunga scadenza hanno ceduto sotto il peso dei timori che una futura politica monetaria troppo permissiva possa riaccendere l’inflazione. Questo concerto di “danni collaterali” sui mercati, conseguenti all’attacco di Trump alla Fed, potrebbe essere il leitmotiv di tutto il 2026, con 4 trend principali:

  • tassi sui Treasury a lungo termine al rialzo, per effetto delle vendite degli inv.stranieri che non percepiscono più i Treasury come “safe heaven” asset;
  • tassi sui Fed funds a breve termine al ribasso, per effetto degli ordini di Trump al nuovo governatore;
  • oro e argento al rialzo per la domanda di protezione contro la volatilità e la domanda di beni rifugio alternativi ai Treasury;
  • dollaro al ribasso contro tutte le principali valute internazionali, con una traiettoria discendente che punta verso quota 1,20 contro euro (e anche oltre).

Tenete anche presente che un dollaro debole sarà fortemente voluto da Trump per tutto il 2026. Sarà la sua manovra “politica” per sterilizzare i dazi al rialzo sulle merci americane in tutto il mondo e rendere competitive oltremodo le merci degli esportatori USA. Quindi la debolezza del dollaro sarà facilitata, oltre che dalle vendite degli investitori internazionali che rimpatriano i loro soldi in casa, anche dalla politica monetaria ferocemente espansiva della nuova Fed, una banca centrale che non sarà più indipendente, ma “obbediente” ai desideri del presidente di ribassare i tassi ufficiali a piè sospinto.

Il parere degli analisti

Le vecchie preoccupazioni sull’indipendenza della Fed sono state alimentate da quest’ultima indagine penale”, ha dichiarato Jan Hatzius, capo economista di Goldman Sachs, durante una conferenza del 12 gennaio a Londra. “Tuttavia, ci aspettiamo che le decisioni restino collegiali. Non abbiamo dubbi che, nel tempo che gli resta come presidente, Powell continuerà a decidere basandosi esclusivamente sui dati economici…ma potrebbe non essere più così con un nuovo governatore più sensibile ai richiami del potere esecutivo”. Più chiaro di così non poteva essere il giudizio di Goldman Sachs.

Il biglietto verde è destinato a svalutarsi perché il differenziale dei tassi monetari tra le altre valute e il dollaro è tuttora ritenuto troppo alto e quindi insoddisfacente per gli investitori.
Soprattutto se le altre banche centrali di tutto il mondo non seguiranno la Fed nei ribassi, ma rimarranno ferme sui loro tassi di politica monetaria.

E poi ad indebolire il dollaro, indipendentemente dalla politica monetaria Fed accomodante, ci penseranno gli investitori che riprenderanno il tema Sell the USA, che era stato innescato ad aprile dello scorso anno, dopo il discorso di annuncio dei nuovi dazi sul giardino della Casa Bianca, fatto da Trump il 2 aprile 2025.

Insomma, vendere i Treasury e i dollari per rimpatriare i fondi nei Paesi di origine potrebbe diventare lo “sport” preferito dai fondi sovrani e dai grandi pension funds stranieri per tutto il 2026.

Focus sul mercato azionario USA

A causa di Trump, il mercato valutario e il mercato obbligazionario USA potrebbero avere scossoni nel 2026, ma non è detto che sarà così anche per i mercati azionari americani: tutto dipenderà dalle trimestrali e dalla profittabilità delle aziende americane, e non tanto dalle intemperanze del presidente americano.

Per il comparto azionario americano, l’investitore ragionerà in modo diverso. Almeno fino alla fine di novembre 2026, allorquando una possibile debacle dei Repubblicani alle “mid term elections” potebbe innescare una correzione anche dell’azionario USA: gli investitori non vedrebbero di buon occhio un presidente USA senza più il sostegno del Congresso.

Nonostante le tensioni Powell, quindi, l’attenzione per i mercati azionari USA si sposta sull’inizio della stagione delle trimestrali. Anche se per colossi come JPMorgan, Citigroup e Bank of America si prevede una crescita dei ricavi più contenuta, le commissioni legate all’investment banking dovrebbero rimanere solide grazie a una nuova ondata di fusioni e acquisizioni, con proiezioni ottimistiche per il resto del 2026.
I profitti reali e gli scenari che verranno annunciati dagli amministratori delegati delle aziende saranno i veri fattori determinanti per i mercati azionari USA nel 2026. I mercati azionari infatti sono oramai assuefatti al carattere “umorale” e imprevedibile di Donald Trump.

Oltre ai profitti aziendali, a favore dei mercati azionari inoltre gioca anche il ribasso dei tassi della banca centrale nel 2026: difficilmente ho visto un mercato azionario in correzione contemporaneamente ad una politica monetaria espansiva di una banca centrale.

Focus sui metalli preziosi

Infine, oltre al dollaro debole, ai tassi a lungo termine USA al rialzo e ai mercati azionari americani tonici (se supportati dai profitti aziendali e dalla Fed benevola) per il 2026 mi aspetto una prosecuzione del rally dei metalli preziosi.

Il protrarsi dei rischi geopolitici nel 2026 e l’imprevedibilità di Trump, se gli investitori proseguiranno con il trade “sell the USA” nel 2026, Oro e Argento non potranno che beneficiarne come reale alternativa per coloro che abbandonano i bond governativi americani.

Tutte le ragioni che hanno spinto i prezzi dei metalli preziosi verso l’alto l’anno scorso (aumento della domanda per scopi industriali, acquisti delle banche centrali) sono ancora valide, aggravate però dalle nuove tensioni geopolitiche (Venezuela, Iran, Medio Oriente, guerra in Ucraina e chi più ne ha, più ne metta).

Allora la domanda è: “È troppo tardi per comprare oro e argento?” Beh, la mia risposta è decisamente NO.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.