L’ultima iniziativa dell’Unione Europea sul debito comune rappresenta solo un primo passo per la difesa del continente, aprendo la strada a un’eventuale espansione del mercato obbligazionario sovranazionale europeo.
Con gli Stati Uniti sempre più orientati verso l’isolazionismo, gli investitori globali osservano con crescente interesse la possibilità di un mercato di titoli sovranazionali europei liquidi e con rating AAA.
L’esperienza del piano «Next Generation EU», varato dopo la pandemia con una dotazione di oltre 800 miliardi di euro, ha dimostrato la capacità dell’UE di raccogliere risorse finanziarie congiunte su larga scala. Un’eventuale espansione del debito comune per la difesa potrebbe superare il trilione di euro, collocandosi accanto ai debiti pubblici nazionali più consistenti, come quelli di Germania (2,6 trilioni di euro), Italia (2,9 trilioni di euro) e Francia (3,1 trilioni di euro). Inoltre, la Banca Centrale Europea ha sottolineato che l’UE necessita di almeno 500 miliardi di euro di investimenti nei prossimi dieci anni per mantenere la competitività economica e la sicurezza strategica.
La recente decisione dei leader europei di rafforzare la spesa per la difesa e il sostegno all’Ucraina si è concretizzata in un piano di prestiti comuni per 150 miliardi di euro, cifra giudicata insufficiente rispetto ai fabbisogni stimati. Il piano di Ursula von der Leyen rappresenta un inizio, ma non basterà. Il parallelo allentamento delle regole di bilancio dell’Eurozona potrebbe favorire ulteriori aumenti della spesa militare, ma questa continuerà a dover competere con altre priorità nazionali, come la transizione energetica (che richiede circa 600 miliardi di euro entro il 2030) e il rafforzamento del welfare state nei Paesi più colpiti dalla crisi economica.
Uno dei nodi chiave è la posizione dei Paesi dell’Europa orientale, che potrebbero non accettare di sostenere da soli il peso della difesa comune solo per la loro vicinanza geografica alla Russia. Da qui la necessità di un meccanismo di finanziamento condiviso, che permetta di distribuire equamente gli oneri economici e strategici tra tutti gli Stati membri. La Polonia, ad esempio, ha recentemente aumentato la propria spesa militare al 4% del PIL (pari a circa 30 miliardi di euro annui), mentre altri Paesi come la Germania e la Spagna restano sotto il 2%.
Dal punto di vista finanziario, il debito comune rappresenterebbe anche una scelta conveniente: i rendimenti dei titoli decennali UE con rating AAA sono superiori al 3,1% ma rimangono più bassi rispetto alla maggior parte dei titoli sovrani dei singoli Stati membri, ad eccezione di Germania, Paesi Bassi e i Paesi nordici. Per esempio, il costo del debito per l’Italia è attualmente sopra il 4,2%, mentre per la Spagna supera il 3,7%.
Un ulteriore elemento di pressione riguarda la proposta francese di offrire un «ombrello nucleare» per la sicurezza dell’UE, una mossa che potrebbe comportare un costo finanziario e politico significativo per i beneficiari, soprattutto per la Germania. Emmanuel Macron potrebbe utilizzare questa leva per chiedere un’espansione del debito comune per scopi militari, rafforzando la propria posizione politica interna ed europea. L’arsenale nucleare francese, stimato in circa 300 testate, richiede investimenti annuali superiori ai 5 miliardi di euro solo per la manutenzione e il rinnovo tecnologico.
Ma quanto servirà davvero? Secondo il think tank Bruegel, l’UE dovrebbe incrementare la spesa militare di 250 miliardi di euro all’anno, portandola al 3,5% del PIL nel breve termine, con almeno la metà dei fondi provenienti da obbligazioni comuni. Ciò significherebbe emettere fino a 625 miliardi di euro in nuovi titoli congiunti entro il 2030. Il Centre for European Reform ha stimato che un fondo da 500 miliardi di euro, ai rendimenti attuali, genererebbe un onere per interessi inferiore a 20 miliardi di euro all’anno, mantenendo così la sostenibilità del debito.
Nonostante l’espansione del debito pubblico, il livello complessivo del debito europeo rimane inferiore a quello degli Stati Uniti (oltre 33 trilioni di dollari) e del Giappone (più del 260% del PIL), garantendo una maggiore stabilità del rating AAA per le obbligazioni di difesa dell’UE. Inoltre, l’emissione di debito comune potrebbe risultare particolarmente attraente per gli investitori globali, soprattutto in un contesto di incertezza sul tetto del debito statunitense e di possibili pressioni sul rating sovrano degli USA.