Il punto sull’epidemia in Lombardia e in Italia: parla lo studioso

Il coronavirus in Italia sta allentando la sua morsa, ormai è palese dai dati giornalieri. Resta, comunque, il focus sulla Lombardia. Il professore Enrico Bucci ha analizzato la situazione

Il punto sull'epidemia in Lombardia e in Italia: parla lo studioso

L’andamento del coronavirus in Italia è in decrescita. Una buona notizia, che scienziati e medici osservano da vicino, con prudenza, giorno dopo giorno per capire se davvero l’epidemia è più debole.

Il nostro Paese si sta avviando verso una ripresa, seppur graduale, della normalità, con ampi settori economici e della vita sociale riavviati. Mascherine, distanziamento fisico, sanificazioni frequenti dovranno ancora accompagnare i gesti quotidiani per molto tempo.

La situazione è davvero sotto controllo? Quali rischi ci sono ancora considerando il quadro lombardo, nazionale e mondiale del virus? Ha cercato di dare risposte e fare una fotografia della pandemia Enrico Bucci, professore di Biochimica e Biologia molecolare.

Virus in Italia: occhio a Lombardia e alla sanità

Capire cosa sta succedendo ora in Italia, alle prese con casi di contagio in evidente calo, è fondamentale per essere preparati a eventuali nuovi focolai.

Intervistato da Il Messaggero, il professore e studioso Enrico Bucci, Ph.D. in biologia e biochimica molecolare negli USA, ha offerto alcune importanti e personali riflessioni.

Questa la sua analisi:

“Ormai bisognerebbe, più che altro, discutere di andamento dell’epidemia lombarda, vista la distribuzione del virus. In generale, in Italia l’andamento è favorevole; ma quella regione vede ancora troppi casi attivi ed ancora troppi nuovi casi di infezione”

Sono settimane, infatti, che il virus continua a colpire la Lombardia in modo più massiccio rispetto alle altre regioni italiane, tanto da rappresentare saldamente l’epicentro epidemiologico nazionale. Solo nella giornata di sabato 20 giugno, per esempio, i nuovi 165 positivi lombardi hanno rappresentato il 62,5% dei contagi totali.

Nonostante le terapie intensive stiano calando anche in questa parte del Nord Italia, quindi, l’allerta deve restare alta. E, a detta del professor Bucci, le misure di contenimento dovrebbero essere “più rigorose”.

Cosa fare allora? Mascherine e distanziamento fisico sono ancora vitali. Ma non ci si può focalizzare soltanto sul comportamento di ogni singolo cittadino. Lo studioso, infatti, ha ricordato che bisognerebbe insistere su tracciamenti efficaci e meno misure sanzionatorie:

“Si ha l’impressione che chi ci governa voglia scaricare sui cittadini le responsabilità per eventuali future epidemie, spostando investimenti ed attenzione da misure di sanità pubblica e monitoraggio epidemiologico alla sanzione del cittadino ed alla sua diretta responsabilità”

Parola d’ordine prevenzione contro focolai nuovi

Osservando quello che sta succedendo nel mondo ci si rende conto immediatamente di quanto il virus sia attivo e veicolato dalla globalizzazione. Ne è ben cosciente anche il professore Enrico Bucci.

Per questo, il suo commento è stato:

“Questa situazione [a livello mondiale] testimonia dell’ampia circolazione del virus a livello globale, che, in un mondo iperconnesso e globalizzato, significa essere esposti al continuo rischio di reingresso anche per Paesi come l’Italia, che oggi vedono una generale ritirata del virus rispetto a marzo-aprile. Questo rischio sanitario è ben riassunto dal concetto di Global Health dell’Oms: in un mondo come il nostro, non esiste epidemia che non ci riguardi.”

Da qui, nasce l’importanza della prevenzione. Sulla quale, però, lo studioso si è detto preoccupato:

“Ancora oggi, si fatica a ottenere tamponi, si fatica a ottenere numeri che significhino qualcosa, si fatica a ottenere l’adesione alle misure minime per il contenimento, e per finire si sostiene azzardatamente che il virus non esista più, che non infetti più, che non causi più malattia grave. Il pericolo reale, più del virus, è l’impreparazione e la sottovalutazione”

Cosa aspettarsi per i prossimi mesi? Il monito di tutti gli esperti, studiosi, medici è lo stesso: bisogna essere preparati a eventuali nuove ondate di coronavirus. Anche in Italia.

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