Tutela della proprietà intellettuale: male l’Italia. I falsi cinesi danneggiano il Bel Paese

La tutela della proprietà intellettuale è ancora un punto debole per l’Italia. Secondo l’International Property Rights Index 2019 della Property Rights Alliance, il Bel Paese in classifica si piazza dietro Bahrein e Giordania. La Cina e i falsi made in Italy danneggiano il Bel Paese

Tutela della proprietà intellettuale: male l'Italia. I falsi cinesi danneggiano il Bel Paese

Tutelare la proprietà intellettuale sta diventando una delle principali battaglie di questa nuova epoca digitale. Lo sa bene sia l’Unione Europea che nel 1994 ha deciso di fondare l’EUIPO, ossia l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, sia la Property Rights Alliance, l’associazione americana che si occupa proprio della difesa dei diritti della proprietà fisica e intellettuale nazionale e internazionale.

Proprio quest’ultima oggi ha presentato Manila, capitale della Filippine, l’International Property Rights Index 2019, ossia l’Indice Internazionale sulla tutela dei Diritti di Proprietà, che studia come viene tutelata la proprietà in oltre 129 Paesi che rappresentano da una parte il 98% del PIL mondiale e dall’altra il 93% della popolazione.

Prima di analizzare concretamente quanto evidenziato dalla ricerca della Property Rights Alliance, bisogna ricordare proprio riguardo il PIL, che secondo uno studio effettuato dall’EUIPO in Italia la proprietà intellettuale vale il 47% del PIL ossia il 2% in più rispetto al 45% che è la media europea e il 6% in più rispetto a quanto fatto registrare sempre in Italia nel 2016.

Dati interessanti che fanno capire l’importanza della tutela della proprietà intellettuale, soprattutto se poi secondo l’International Property Rights Index 2019 presentato oggi emerge che sarebbero circa 6 miliardi le persone che subiscono le conseguenze di livelli inadeguati nella tutela della proprietà intellettuale.

Proprietà intellettuale: Italia molto indietro

Secondo la ricerca della Property Rights Alliance presentata oggi, l’Italia non garantisce ancora una buona tutela della proprietà intellettuale. Tant’è che piazza al 46° posto in classifica con un punteggio finale di 6.10, ossia alle spalle di Bahrein e Giordania e molto distante dagli altri Paesi del G7.

Non è un caso quindi che il distacco dalla vetta della classifica è abbastanza importante. Finlandia, Svizzera, Nuova Zelanda, Singapore e Australia hanno tutte un punteggio superiore a 8.5. I Paesi del G7 mediamente hanno ottenuto un punteggio pari a 7,9.

Per capire come e perché l’Italia è così indietro nella classifica della tutela della proprietà intellettuale, bisogna ovviamente analizzare le tre componenti su cui si basa l’Indice realizzato dalla Property Rights che sono:

  • sistema politico e giuridico
  • tutela dei diritti fisici
  • tutela dei diritti intellettuali

Ad aver penalizzato il Bel Paese è soprattutto la prima voce, dove è andato incontro a un’insufficienza. L’indice infatti analizza la stabilità politica e l’efficienza e l’efficacia della giustizia civile. Nelle altre due voci invece raggiunge una risicata sufficienza.

La Cina è un pericolo per l’Italia

Secondo gli esperti di Competere.eu, nonostante il lieve miglioramento, potrebbero sorgere nuovi problemi con l’ingresso dell’Italia nella Belt and Road Initiative, ossia nella cosiddetta nuova Via della Seta.

Il made in Italy è infatti penalizzato dalla concorrenza sleale dei prodotti contraffatti, che provengono per la maggior parte dalla Cina e da Hong Kong. Nel 2016 la perdita subita dalle aziende italiane a causa del falso made in Italy è stata di 24 miliardi di euro, ossia il 3,2% delle esportazioni.

Di conseguenza, l’apertura di una nuova Via della Seta potrebbe acuire questo fenomeno, facendo dell’Italia un punto di transito verso l’Europa per nuove merci contraffatte e danneggiando le imprese nostrane.

“I diritti di proprietà - dichiara Pietro Paganini, Presidente di Competere.eu - sono un indicatore chiave del successo economico e della stabilità politica, e una componente fondamentale dell’innovazione. Non è un caso, infatti, che ai primi posti di questo speciale indice si trovino da anni i paesi che innovano di più, come quelli Scandinavi, gli Stati Uniti, Singapore e la Svizzera”.

“E’ fondamentale - dichiara Roberto Race, Segretario Generale di Competere.eu- che la difesa della proprietà intellettuale diventi una priorità per il Governo. La politica e il sistema giudiziario oggi non favoriscono la tutela e mettono in difficoltà le imprese e a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro”.

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