Negli ultimi anni, i grandi gestori di asset alternativi come Blackstone, Apollo Global Management e KKR stanno spostando la loro attenzione dai tradizionali investitori istituzionali, come fondi pensione ed enti di beneficenza, verso una nuova frontiera: i piccoli investitori individuali.
Questa transizione rappresenta una sfida e un’opportunità, con il potenziale di accedere a un mercato di dimensioni astronomiche. Ma quali sono i rischi, le complessità e le implicazioni di questo cambiamento?
Blackstone, Apollo e KKR stimano che il mercato del “private wealth” potrebbe valere tra gli 80 e i 197 trilioni di dollari, una differenza che riflette non solo approcci metodologici diversi, ma anche scelte strategiche distinte. Blackstone, ad esempio, si concentra su individui con oltre 1 milione di dollari di asset investibili, identificando circa 80 trilioni di dollari come mercato indirizzabile.
Apollo amplia il perimetro includendo investitori accreditati (con un reddito annuo di almeno 200.000 dollari o un patrimonio netto superiore a 1 milione di dollari), raggiungendo una stima di 150 trilioni.
KKR punta ancora più in alto, includendo i “mass affluent” (individui con almeno 100.000 dollari in asset) e toccando i 197 trilioni.
Questa competizione si traduce in una corsa all’innovazione di prodotti finanziari adatti ai piccoli investitori, che fino a poco tempo fa avevano accesso limitato ai mercati alternativi.
Un esempio emblematico è il Blackstone Real Estate Income Trust (BREIT), un fondo immobiliare che richiede agli investitori un reddito lordo minimo e un patrimonio netto di almeno 70.000 dollari (escludendo il valore della prima casa). Questo fondo ha raccolto 52 miliardi di dollari, contribuendo significativamente ai 250 miliardi di asset gestiti da Blackstone nel segmento del private wealth. I fondi come BREIT sono spesso strutturati come veicoli “perpetui” o “evergreen”, senza una data di scadenza, generando flussi di entrate stabili tramite commissioni di gestione e performance.
L’espansione verso i piccoli investitori non è priva di sfide. Questi fondi consentono infatti il riscatto trimestrale delle quote, esponendo i gestori al rischio di fughe di capitale nei momenti di crisi. Un esempio recente è quello di BREIT, che ha visto 23 miliardi di dollari di riscatti tra il 2022 e il 2023, riducendo significativamente le commissioni di performance.
Inoltre, la regolamentazione rappresenta un ostacolo significativo. Negli Stati Uniti, i veicoli destinati agli investitori accreditati devono rispettare requisiti stringenti, come l’obbligo di allocare il 60% degli asset in società direttamente controllate. Questo limita la flessibilità dei fondi e la possibilità di investire in asset di crescita o partecipazioni di minoranza.
Un ulteriore problema riguarda i piani pensionistici. Nonostante alcune aperture normative, la riluttanza delle aziende e dei gestori a includere asset alternativi nei portafogli rimane alta, principalmente a causa del timore di controversie legali e delle alte commissioni rispetto ai fondi indicizzati tradizionali.
Secondo le stime di KKR, se gli investitori individuali aumentassero l’allocazione in asset alternativi dal 4,5% al 6%, il mercato potrebbe crescere di 11 trilioni di dollari entro il 2027. Anche assumendo che Blackstone, Apollo e KKR catturino solo il 10% di questa crescita, i ricavi annuali combinati derivanti dalle commissioni di gestione e performance potrebbero aumentare di 27,5 miliardi di dollari, con un impatto potenziale di 16,5 miliardi sugli utili netti.
Nonostante queste prospettive, gli investitori di mercato rimangono prudenti. Con un rapporto prezzo/utili stimato di 28, il potenziale aumento di valore azionario derivante dall’espansione nel private wealth è stimato in 469 miliardi di dollari, superiore all’attuale capitalizzazione combinata di Blackstone, Apollo e KKR, pari a 370 miliardi.