Prezzo petrolio: il crollo è imponente, ma tra un anno la quotazione salirà a $100

Prezzo petrolio: la quotazione torna a crollare dopo le scorte USA, ma le previsioni degli analisti parlano di un ritorno su quota $100 entro un anno.

Prezzo petrolio: il crollo è imponente, ma tra un anno la quotazione salirà a $100

Prezzo petrolio: la quotazione di greggio è crollata ancora sotto la soglia dei 48 dollari a barile dopo la pubblicazione dei dati sulle scorte USA. Nonostante questo le previsioni di alcuni analisti appaiono piuttosto ottimiste e parlano di un prezzo del petrolio che riuscirà a tornare a quota 100 dollari a barile nel 2018.

Nella sessione di ieri il prezzo del petrolio ha tentato un breve recupero sulla scia di nuove indiscrezioni che hanno dato per prossima un’estensione dei tagli alla produzione sanciti dall’OPEC a fine novembre. Lo storico accordo trovato a Vienna dai Paesi produttori ha fatto schizzare il prezzo del petrolio ma la quotazione non è comunque riuscita a trovare la strada verso quote più ambiziose come i $60 a barile. Proprio per questo le previsioni di molti analisti si sono sempre mostrate pessimiste.

Molti altri esperti, però, hanno guardato con positività all’andamento del prezzo del petrolio, soprattutto dopo il tentato recupero di ieri reso in seguito effimero dai dati sulle scorte pubblicati dall’API, che hanno mostrato giacenze di greggio in aumento di 4,5 milioni, contro i 2,8 milioni attesi dagli analisti. Il dato sulle scorte statunitensi ha affossato ancora una volta il prezzo del petrolio che è tornato su quota 57 dollari al barile. Nonostante questo le previsioni di alcuni analisti continuano ad essere ottimiste a a vedere un prezzo del petrolio a quota $100 nel 2018.

Prezzo petrolio presto a $100? Le ultime previsioni

Come già accennato in precedenza, non è bastato il crollo del prezzo del petrolio ad affossare le previsioni di alcuni analisti tra cui Leigh Goehring e Adam Rozencwajg della Goehring & Rozencwajg Associates, secondo i quali il mercato del greggio dovrà prepararsi ad una sorpresa positiva dato che l’offerta appare già sotto controllo. Le loro previsioni hanno analizzato nel dettaglio i dati sulle scorte forniti dall’EIA e hanno evidenziato delle discrepanze.

Il report di dicembre ha stimato, per il 2016, un’offerta globale di 97 milioni di barili al giorno e una domanda globale di 96,3 milioni. Un mercato caratterizzato da circa 700.000 barili in più al giorno. Ciò comporterebbe, secondo gli analisti, l’aver osservato scorte in crescita di circa 700.000 barili al giorno, o anche 250 milioni di barili in totale, nel corso del 2016. In realtà i report dell’EIA hanno mostrato scorte di circa 7,6 milioni di barili. Questi “barili mancanti”, così definiti dai due analisti, sono mai esistiti davvero? Secondo le previsioni di Goehring e Rozencwajg il mercato sarà caratterizzato da una scarsità di offerta nel 2017 e dunque da un prezzo del petrolio in salita fino a $100 nel 2018.

Prezzo petrolio: previsioni sui tagli OPEC sollevano la quotazione

Come già accennato, a sollevare il prezzo del petrolio ieri sono state le ultime indiscrezioni relative ad una possibile estensione dei tagli OPEC oltre il limite fissato a Vienna. Secondo alcune fonti OPEC, infatti, tra i membri del Cartello è sempre più forte la propensione all’estensione, la quale però richiederà ancora l’aiuto dei Paesi esterni all’Organizzazione.

“Parlare di una possibile estensione sta supportando il prezzo del petrolio assieme alla debolezza del dollaro. Qualsiasi rally, però, avrà vita breve poiché il sentiment di base è ancora negativo”,

ha affermato Tamas Varga della PMV Oil Associates nelle sue previsioni sul futuro della quotazione.

Prezzo petrolio: le previsioni di EIA e Goldman

Secondo le previsioni dell’EIA, il prezzo del petrolio osserverà, nel giro di qualche anno, un mercato caratterizzato da un eccesso di domanda e una scarsità di offerta. Secondo molti altri analisti, invece, la domanda e l’offerta andranno ad equilibrarsi nel giro di 6 mesi, ma una recente analisi della Cnbc ha fatto notare come previsioni del genere siano state formulate già 6 mesi fa. Simili alle previsioni dell’EIA anche quelle di Goldman Sachs, secondo cui il riequilibrio del mercato si sta già realizzando. Secondo i più pessimisti, invece, il prezzo del petrolio non darà vita ad alcun rally e la quotazione varrà meno di beni di prima necessità come l’acqua.

Prezzo petrolio varrà meno dell’acqua. Le previsioni di Suez

Il prezzo del petrolio varrà meno dell’acqua, secondo le inquietanti previsioni del capo esecutivo della Suez, Jean-Louis Chaussade. Da questo punto di vista, la scarsità di acqua è sempre stata una delle più grandi sfide per le industrie chimiche, farmaceutiche ed energetiche e il prezzo del petrolio andrà a valere meno di essa, secondo tali previsioni.

Secondo Chaussade nel 2035 il 40% della popolazione mondiale vivrà in aree a scarsa disponibilità d’acqua il che renderà le società sempre più competitive con la popolazione stessa per fornire offerta. Questo, accompagnato ad una sempre più evidente flessione della quotazione di greggio renderà il valore dell’acqua maggiore di quello del prezzo del petrolio.

Prezzo petrolio: chi sta implementando l’accordo OPEC

Il prezzo del petrolio ha spiccato il volo a fine novembre, quando i paesi produttori hanno accettato di ridurre la produzione di greggio. La quotazione è schizzata alle stelle, ma come abbiamo avuto modo di vedere più volte, il prezzo del petrolio è rimasto sempre confinato in un ristretto trading range che non ha mai fatto osservare il rally tanto atteso.

Sin da subito molti analisti si sono dimostrati scettici nei confronti dell’accordo OPEC e il numero di questi stessi analisti è parso aumentare sempre più. Sono in molti ancora oggi a considerare inutile l’accordo sull’output volto a stabilizzare il prezzo del petrolio. Se è vero che l’accordo è stato implementato al 90%, è anche vero che l’Arabia Saudita è stata fino ad ora l’unico membro del Cartello ad aver ridotto la produzione più di quanto richiesto.

Prezzo petrolio e accordo OPEC: chi non sta facendo la sua parte?

La Russia sta riducendo la sua produzione di greggio di soli 180 mila barili al giorno contro i 300 mila sanciti a Vienna. Gli Emirati, il Kuwait, il Venezuela, l’Algeria, solo per citarne qualcuno, stanno implementando l’accordo OPEC solo al 50-60%. Appoggiarsi solo sull’Arabia Saudita per normalizzare il prezzo del petrolio non sembra una scelta saggia, soprattutto perché il Paese ha già annunciato di aver aumentato la produzione al di sopra dei 10 milioni di barili al giorno nel solo mese di febbraio.

L’Iran sta continuando a pompare greggio a livelli record, l’Iraq sta aumentando l’output ai massimi di diversi anni. Le esportazioni dell’Iran hanno toccato quota 3 milioni di barili al giorno, un livello mai visto dal 1979. Secondo l’EIA, l’Iraq aumenterà la produzione a 5,4 milioni di barili al giorno nel 2022, mentre l’Iran salirà a 4,15 milioni. Tutto ciò potrebbe portare a nuovi crolli del prezzo del petrolio.

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