Tre fatti apparentemente scollegati stanno ridisegnando la mappa dell’energia globale: un incontro segreto tra Stati Uniti e Iran a Muscat, manovre militari nel Golfo di Oman e i bilanci sorprendenti delle major petrolifere americane. Analizzati insieme, suggeriscono che il rischio geopolitico legato all’energia non è più quello di un tempo. È più sottile. E più strutturale.
Dall’annullamento alla conferma: il vertice tra USA e Iran si farà
Dopo giorni di incertezza, venerdì è previsto un incontro riservato tra rappresentanti iraniani e statunitensi a Muscat, in Oman. Il vice ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha confermato che i colloqui si terranno come previsto, smentendo le indiscrezioni su un possibile annullamento. Anche la Casa Bianca ha confermato la partecipazione.
A pochi giorni dall’annuncio, Donald Trump ha però lanciato un messaggio diretto al leader supremo iraniano Ali Khamenei: “Dovrebbe preoccuparsi”. Un avvertimento che non cancella la portata strategica del dialogo, ma ne ridimensiona la portata immediata.
Droni sullo Stretto: segnali senza escalation
Nel frattempo, l’area intorno allo Stretto di Hormuz – uno snodo chiave per il transito del greggio mondiale – resta teatro di attività militari. Secondo fonti americane, l’Iran avrebbe inviato un secondo drone per monitorare la portaerei USS Abraham Lincoln. Il primo velivolo era stato abbattuto.
Il messaggio, secondo analisti militari, è chiaro: “prossimità come segnale”. Non servono danni né scontri. La sola presenza è già una forma di pressione. In questo contesto, i mercati non aspettano un’escalation conclamata: reagiscono all’intento. Ed è proprio l’intenzione percepita che alimenta volatilità nei prezzi dell’energia.
Prezzi del greggio in calo, ma utili record per Big Oil
Il terzo elemento arriva dal mondo corporate. ExxonMobil e Chevron hanno chiuso il quarto trimestre 2025 con risultati che sorprendono, soprattutto alla luce del prezzo medio del Brent: 63,73 dollari al barile, il livello più basso dalla pandemia.
Nonostante il calo di quasi il 20% su base annua, ExxonMobil ha registrato utili per 6,5 miliardi di dollari, mentre Chevron ha superato i 3 miliardi. I volumi di produzione sono ai massimi da 40 anni. E il ritorno totale per gli azionisti delle due compagnie ha superato i 64 miliardi di dollari in un anno .
Sette anni fa, livelli simili avrebbero comportato tagli ai dividendi e cancellazioni di progetti. Oggi sono invece compatibili con performance eccezionali. La differenza? Struttura dei costi abbassata, disciplina finanziaria e sfruttamento selettivo degli asset a minor costo.
Un nuovo rischio sistemico: meno visibile, più radicato
Non si tratta più solo di reazione a eventi. Il rischio energetico si sta trasformando in una condizione permanente, alimentata da mosse simultanee in più aree critiche.
Una nuova intesa con l’India, un possibile cambio di regime in Venezuela e i colloqui nucleari in Oman fanno parte di una stessa logica: ridisegnare i flussi energetici globali riducendo la leva strategica di Pechino.
È in questo contesto che i mercati iniziano a riconsiderare la valutazione del rischio. Se prima il premio per l’instabilità mediorientale era un evento, oggi inizia a sembrare una componente strutturale.
Il dollaro resta stabile. Ma per quanto?
Al momento, il dollaro mantiene stabilità grazie alla percezione che Warsh – figura di spicco tra i falchi monetari – continuerà a difendere la linea anti-inflazione. Ma anche questo equilibrio potrebbe essere messo alla prova se le tensioni geopolitiche dovessero riflettersi in modo più marcato sui prezzi energetici o sugli approvvigionamenti.
Non è il prezzo del petrolio a cambiare, è la logica del rischio
Le fluttuazioni di breve termine non raccontano più l’intera storia. La vera trasformazione è strategica: le compagnie energetiche si sono rese più resilienti, gli Stati si muovono per ridisegnare le alleanze energetiche, e le tensioni militari inviano segnali calibrati anziché colpi diretti.
Il rischio energetico oggi non si vede, si sente. E proprio per questo inizia a essere prezzato.