Venezuela, ora anche la Francia vuole la sua quota di petrolio

Andrea Muratore

02/02/2026

La Francia fiuta l’affare e vuole un posto al tavolo. Il Senato francese riaccende le trivelle.

Venezuela, ora anche la Francia vuole la sua quota di petrolio

La corsa americana al petrolio del Venezuela è cominciata, ma in America Latina sono mesi di grande fermento.

Poco dopo l’apertura al mercato da parte del governo di Delcy Rodriguez, che ha concesso ai privati di operare nel campo del greggio di Caracas, dalla Francia è arrivato un voto a sorpresa che può, in prospettiva, fornire a Parigi sponde per inserirsi nella contesa. Il Senato transalpino ha approvato, nella giornata di venerdì 30 gennaio, una proposta del senatore Georges Patient volta a riaprire all’estrazione di idrocarburi nei territori d’oltremare.

Patient, 76 anni, è rappresentate di uno di questi territori, la Guyana Francese, sita a poche centinaia di chilometri a Est del Venezuela. Eletto nel 2008 al Senato, di cui è stato vicepresidente dal 2020 al 2022, è esponente di Guyane Rassemblement, che fa gruppo con il campo guidato da Renaissance, il partito del presidente Emmanuel Macron.

Con 227 voti favorevoli, provenienti dalla destra del Rassemblement National, dal centrodestra di Les Republicains e da parti del campo centrista del presidente, e 105 contrari, in stragrande maggioranza progressisti, la camera alta ha approvato la proposta di Patient che abroga parti della Legge Hulot del 2017, decreto ambientale con cui Parigi mira a azzerare la sua produzione di idrocarburi entro il 2040. Il campo di governo che sostiene Macron e il premier Sebastien Lecornu è spaccato dal disegno di legge. «Pur essendo sostenuto dalla Ministra per i Territori d’Oltremare, Naïma Moutchou, non è appoggiato dalla Ministra per la Transizione Ecologica, Monique Barbut, ex presidente del WWF-Francia», nota Public Senat, aggiungendo che Renaissance, nella sua componente senatoriale, è favorevole e «il relatore centrista del testo, Vincent Louault, ha sottolineato la necessità di raggiungere la sovranità energetica e ha spiegato che l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050 non implica un’uscita completa dai combustibili fossili, il cui consumo è limitato al 12%».

Parigi potrebbe ampliare in Guyana Francese e a Mayotte, nell’Oceano Indiano, la sua attività estrattiva. La corsa al greggio venezuelano ha riacceso gli appetiti nel resto della regione. In particolare, il Venezuela confina con la Guyana, autrice di un boom petrolifero che ha portato l’estrazione a 900mila barili al giorno e che mira a insidiare la stessa Caracas con i finanziamenti di Exxon e della cinese Cnooc, e anche il Suriname, che la divide dalla Guyana Francese, e il Brasile sfruttano l’offshore dell’Atlantico per estrarre. A Cayenna si spendono 500 milioni di euro l’anno per importare idrocarburi dalla Guyana e la proposta di legge mira a far sì che nuove ricerche possano essere compiute. Total, la major energetica nazionale, è scettica.

Maire-Info nota che per la proposta Patient «sebbene nel 2011 in Guyana Francese sia stato scoperto un giacimento, la quantità di petrolio era insufficiente per ottenere una concessione e la campagna di esplorazione completata nel 2019 si è rivelata infruttuosa», ma l’esempio della vicina Guyana deve essere da esempio sul fatto che sondaggi più articolati potrebbero contribuire alle ricerche. Al contempo, da Mayotte Saint-Pierre-et-Miquelon, vicina al Canada, altri possedimenti possono dare soddisfazione alla Francia. I sostenitori della legge notano che a loro avviso solo l’interruzione delle prospezioni e la perdita d’interesse per il petrolio della Guyana Francese hanno impedito a la Cayenna di sfruttare una nuova forma di ricchezza.

Patient, nella sua proposta di legge, cita il tasso di povertà al 53% del suo territorio come giustificazione per poter almeno sulla carta dare valore alla necessità di fare delle ricerche. Il gioco vale la candela? Per l’europeista Emmanuel Macron potrebbe essere doveroso un tentativo. Infilare un piede nella corsa energetica sudamericana può alzare il prezzo agli Usa di Trump per la scalata alla governance del mercato petrolifero venezuelano. E può dare un senso alla presenza europea e transalpina nella regione. Tra ambientalismo e opportunismo, la politica energetica si fa geopolitica. E probabilmente a Parigi un governo diviso potrebbe sentire la voce degli esponenti della Guyana. E convincersi che, forse, un tentativo vale la pena farlo.