Petrolio: 3 motivi del rally e 2 previsioni sulla quotazione

Il prezzo del petrolio torna sui livelli record del 2014. I motivi del rally e le ultime previsioni sul futuro andamento della quotazione.

Petrolio: 3 motivi del rally e 2 previsioni sulla quotazione

Il prezzo del petrolio non pare intenzionato ad arrestare la sua corsa e dopo giornate di continui rialzi è riuscito a riportarsi sopra i massimi del 2014.

Sia la quotazione del Wti che quella del Brent hanno profondamente risentito di un mix di elementi che hanno offuscato, se non ignorato, tutti gli sforzi compiuti dall’OPEC sul finire di giugno.

In quell’occasione i produttori esterni ed interni all’Organizzazione hanno concordato un aumento della produzione di greggio volto a riequilibrare lo stesso prezzo del petrolio, divenuto eccessivamente costoso per i consumatori.

La mossa ha rappresentato una vera e propria inversione di tendenza rispetto a quanto fatto con lo storico accordo OPEC di fine 2016, che impose ai produttori numerosi tagli alla produzione con lo scopo di far risalire le quotazioni di oro nero.

Ora la strategia di aumentare l’output sta cercando di far fronte alla scarsità dell’offerta (determinata da Paesi come Venezuela e Iran) ma, alla luce delle oscillazioni registrate dal prezzo del petrolio, non sembra aver dato i suoi frutti.

Il petrolio ai massimi del 2014: i 3 motivi del rally

A incidere sulla quotazione del Brent e su quella del Wti diversi elementi tra cui le ormai note sanzioni di Trump all’Iran che hanno fatto seguito il ritiro statunitense dallo storico accordo sul nucleare del 2015.

Non meno evidente, poi, l’impatto della Libia sul prezzo del petrolio. A causa di un caos interno ormai evidente, il Paese ha scelto di dichiarare lo stato di forza maggiore su alcune delle sue esportazioni ed ha così nuovamente allarmato il mercato.

Cattive notizie sono giunte poi anche dal Canada, dopo l’inatteso blackout dell’elettricità che ha colpito in particolar modo la produzione di Syncrude, corrispondente a 360.000 barili al giorno.

Tutti questi elementi hanno permesso al prezzo del petrolio Wti di rispolverare i $75, raggiunti l’ultima volta nel lontano novembre 2014.

Le previsioni sul prezzo del Wti

Alla luce delle recenti oscillazioni del petrolio gli analisti si sono divisi ancora una volta nel formulare le proprie previsioni. Per Roberto Friedlander, head of energy trading di Seaport Global Securities, l’aumento della produzione da parte della Russia, dell’Arabia Saudita e degli Emirati, e l’aumento dell’export statunitense, riusciranno a compensare la minore offerta di Libia, Venezuela e Iran.

Per dirla con le sue stesse parole, il prezzo del petrolio Wti si riporterà su quota $62-$63 prima di risalire verso gli 80 dollari al barile.

Completamente diversa la previsione di Morgan Stanley, secondo cui il mercato soffrirà la mancanza di circa 600 mila barili al giorno nei prossimi sei mesi. Per questo motivo la banca ha rivisto di 7,5 dollari le proprie stime sul prezzo che nella seconda metà dell’anno salirà su quota $85.

“Nel corso dell’ultima settimana i rischi al ribasso sull’offerta di petrolio iraniano sono cresciuti rapidamente”,

hanno affermato giustificando il proprio cambiamento di view.

Al momento della scrittura, intanto, il prezzo del petrolio Brent sta scambiando in rialzo dello 0,40% su quota $78,07, mentre la quotazione del Wti sta salendo di mezzo punto percentuale su quota $74,51.

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Argomenti:

Petrolio OPEC

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