Prezzo del petrolio frenato dagli USA: la produzione sta aumentando

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Prezzo del petrolio frenato dagli USA: la produzione sta aumentando

Il prezzo del petrolio torna a perdere terreno a causa della produzione statunitense. Quali prospettive per il greggio nel pieno della sua fase di recupero?

Aggiornamento 15 novembre: il prezzo del petrolio perde oltre l’1% e torna sui 61 dollari al barile. La colpa è dell’ultimo report Eia in cui si è parlato di un incremento della produzione USA.

Il prezzo del petrolio torna sotto pressione a causa dello shale USA.

Nella sessione odierna, infatti, sia il Brent che il Wti stanno scontando l’ipotesi di una produzione statunitense in aumento, cosa che andrebbe a mettere nuovamente in discussione i tagli sanciti con lo storico accordo OPEC di Vienna.

La battuta d’arresto si sta manifestando pochi giorni dopo il raggiungimento dei massimi del 2015. Da quel momento, però, il prezzo del petrolio ha perso slancio pur continuando a viaggiare sopra i $63 al barile.

Il petrolio oggi

Al momento della scrittura, il prezzo del petrolio Brent sta scambiando con un ribasso di circa 0,17 punti percentuali su quota 63 dollari al barile - il dato rappresenta già un miglioramento rispetto ai $62,78 toccati qualche ora fa.

Il prezzo del Wti, invece, sta viaggiando in perdita dello 0,25% su quota 56,62 dollari al barile. Anche in questo caso la quotazione è migliorata rispetto ai $56,5 del mattino. La debolezza del greggio ha trovato conferma anche nell’andamento dei petroliferi sulla Borsa Italiana oggi.

Il peso dello shale

Stando a quanto riportato dal Governo USA, la produzione di shale salirà a dicembre, per il dodicesimo mese consecutivo, di 80.000 barili al giorno. Molto probabilmente gli investitori stanno già prezzando questa ipotesi e si stanno mostrando molto cauti nello scommettere su futuri rialzi del prezzo del petrolio.

Per Greg McKenna, chief market strategist di AxiTrader, il mercato sta dimostrando appieno la necessità di una pausa o comunque di un ritracciamento rispetto ai massimi del 2015 da poco ritrovati.

Questo sentiment non è determinato soltanto dalla produzione di shale USA, cresciuta del 14% da metà 2016 ad oggi. A pesare sul prezzo del petrolio è anche le preoccupazioni alla domanda, dato il raffreddamento dell’economia cinese; nonostante questo, l’attività delle raffinerie non pare stia mostrando segni di frenata.

Per Fitch Ratings, i prezzi medi su base annua rimarranno pressoché invariati, ma il recente recupero sopra i 60 dollari al barile potrebbe non risultare sostenibile a lungo.

Ciò detto, vale comunque la pena di notare come, nonostante la cautela, i trader siano convinti che le quotazioni non crolleranno più ai livelli degli ultimi anni. I tagli OPEC continueranno a fornire supporto al prezzo del petrolio e una loro ulteriore estensione potrebbe portare le quotazioni ben oltre i $60.

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