Petrolio: probabile crollo nel breve, poi un nuovo rally

Il prezzo del petrolio potrebbe crollare nel breve per poi spianare la strada verso nuovi massimi. L’ultima previsione fa riflettere.

Petrolio: probabile crollo nel breve, poi un nuovo rally

Il prezzo del petrolio potrebbe presto crollare di nuovo.

Eppure, sostengono gli esperti di Capital.com, una simile flessione potrebbe fungere da trampolino di lancio per futuri rally della quotazione.

Il Chief Strategist dell’azienda, David Jones, ha sottolineato come sul finire del 2017 le oscillazioni del prezzo del petrolio siano state a lungo oscurate dal rally del Bitcoin e da quello dell’intero comparto criptovalute.

L’oro nero, però, è riuscito abilmente a lasciarsi alle spalle quel mercato ribassista che ha depresso le quotazioni fin su quota $30. Dai 42 dollari al barile di giugno 2017, il greggio ha messo a segno performance strabilianti chiudendo l’anno con un guadagno di circa il 50%.
Il prezzo del petrolio, però, ha continuato la sua avanzata anche con l’arrivo del 2018 e si è riportato addirittura sulla soglia dei $75 al barile.

Le imponenti oscillazioni, che hanno riguardato sia la quotazione del Brent che quella del Wti, hanno suscitato un crescente interesse sul mercato, che ha spinto a chiedersi quale strada intraprenderà l’oro nero nei prossimi mesi.

Stiamo sottovalutando il petrolio?

L’interessante analisi di Capital.com non ha osservato soltanto le motivazioni alla base delle variazioni di prezzo, ma ha cercato di mettere in luce l’impatto che il petrolio ha avuto e potrebbe continuare ad avare sul mercato.

“Nel 2015 il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che un’oscillazione di $10 sul prezzo del petrolio aveva avuto lo 0,2% di impatto sulla crescita globale,”

ha ricordato Jones.

Obiettivo principale delle banche centrali mondiali, dalla Fed alla BCE, è stato il raggiungimento del target di inflazione. Un aumento imponente del prezzo del petrolio potrebbe determinare un’impennata dei prezzi al consumo e dunque potrebbe spingere gli istituti ad accelerare nell’attuazione delle proprie politiche monetarie rivolte al rialzo dei tassi di interesse.

Cosa aspettarsi dal petrolio

Quando un mercato del greggio si può definire in equilibrio? Quando il prezzo del petrolio non è né troppo alto né troppo basso? Due domande più lecite che mai soprattutto alla luce delle preoccupazioni che, negli ultimi mesi, hanno gravato sui produttori di oro nero.

Nel momento in cui le quotazioni sono risalite, grazie soprattutto allo storico accordo OPEC di Vienna, sono sorti nuovi interrogativi sui costi eccessivi del barile, tali da impattare negativamente sulla domanda dei consumatori.

A preoccupare, poi, è stato l’addio USA allo storico accordo sul nucleare firmato con l’Iran e la conseguente nuova ondata di sanzioni che hanno messo a rischio il suo export. Poi è toccato al Venezuela, nella morsa di una crisi senza precedenti che ha ridotto la produzione di petrolio a livelli sconvolgenti.

Tutti questi elementi hanno imposto ai produttori un ripensamento della propria strategia. Nell’ultimo meeting OPEC del 22 giugno scorso i membri interni ed esterni al Cartello hanno optato per un nuovo aumento dell’output che comunque ha fallito nel tentativo di frenare l’avanzata del prezzo del petrolio.

La scorsa settimana, ha fatto notare l’esperto di Capital.com, il greggio ha raggiunto i massimi di novembre 2014, ma non è riuscito ad avanzare ulteriormente. Un clima di indecisione che rende plausibile un rallentamento, un’inversione di tendenza per le quotazioni.

“Anche se non si può escludere un crollo a breve termine del prezzo del greggio, potrebbe trattarsi del trampolino per tentare nuovi massimi pluriannuali.”

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