Nel cuore dell’orologeria svizzera, la salita vertiginosa del prezzo dell’oro sta rivoluzionando strategie, produzioni e persino identità dei grandi marchi.
A fronte di un aumento del 40% in soli dodici mesi — da circa 2.300 a 3.300 dollari l’oncia — i produttori di orologi di lusso si trovano a un bivio: assorbire i costi, ridurre i volumi o rivedere radicalmente i materiali utilizzati.
Secondo la Federazione dell’Industria Orologiera Svizzera, quasi il 40% del valore delle esportazioni di orologi deriva da modelli in metalli preziosi, come oro e platino, pur rappresentando solo il 2,7% in volume. Questo dato riflette quanto siano determinanti gli orologi in oro per la redditività del settore, soprattutto per brand che operano in segmenti di alta gamma.
Tra questi, Rolex ha reagito aumentando i prezzi degli orologi in oro di circa l’8% a inizio 2025, dopo già due aumenti nel 2024. E secondo fonti vicine al brand, è atteso un ulteriore rincaro entro l’estate. Ma Rolex non è sola. Cartier, ad esempio, ha optato per una strategia diversa: ha ritirato centinaia di modelli in oro dal proprio sito americano, riducendo le scorte del 63,8% e portando il prezzo medio degli orologi in catalogo a scendere del 30,4%. Questo taglio selettivo ha lo scopo di proteggere i margini su modelli d’oro diventati troppo onerosi da produrre.
Anche Zenith, marchio svizzero del gruppo LVMH, ha già adeguato i listini e sta investendo in materiali alternativi. Il platino e il tantalio sono difficili da lavorare, ma offrono maggiore esclusività e margini più alti rispetto all’oro in questa fase. La loro nuova creazione, il Calibre 135 GFJ in platino, è un’edizione limitata di 160 pezzi con un prezzo che sfiora i 100.000 dollari.
Il tema della scelta dei materiali è centrale anche per i marchi indipendenti. H. Moser & Cie, per esempio, sta usando le ultime scorte di oro acquistate a prezzi più bassi. Eppure, la domanda per gli orologi in oro, in particolare in oro rosa, rimane elevata tra gli investitori e i collezionisti.
Nonostante ciò, molte maison stanno valutando l’utilizzo di materiali più rari o innovativi per limitare la dipendenza dall’oro. Alcuni esperti suggeriscono una maggiore attenzione a metalli come il palladio e il tantalio, oppure a tecniche che riducono la quantità di oro utilizzato, ad esempio con lavorazioni più sottili o componenti estrusi. Altri, come Richard Mille, hanno spinto ancora oltre, dimostrando che persino materiali plastici avanzati possono acquisire un valore percepito simile a quello dell’oro — se inseriti in un contesto tecnico ed esclusivo.
Tuttavia, c’è il rischio che queste soluzioni alternative non siano sufficienti. Chi cerca un orologio in oro, comprerà un orologio in oro, anche se ci sono versioni simili in platino o altri metalli. Questo evidenzia come il fascino simbolico e culturale dell’oro sia difficilmente sostituibile, specie per chi acquista con motivazioni di status o investimento.
Un altro effetto collaterale del caro metallo potrebbe manifestarsi nel mercato dell’usato. I modelli in oro — specialmente di marchi come Rolex — hanno sovraperformato quelli in acciaio negli ultimi cinque anni (+32,3% contro +26,4%). Tuttavia, il recente rallentamento del mercato secondario, dopo l’impennata legata alla pandemia, ha smorzato questo trend. Anche con l’oro in aumento del 40%, ciò incide solo per un +10-15% sul valore complessivo dell’orologio.