Prezzo del petrolio vola con report OPEC. Ma cosa dicono gli analisti?

icon calendar icon person
Prezzo del petrolio vola con report OPEC. Ma cosa dicono gli analisti?

Il prezzo del petrolio è tornato sopra i $54 al barile dopo il report OPEC di ieri. Sarà più probabile un nuovo crollo o un balzo della quotazione su quota $60?

Il prezzo del petrolio è tornato nuovamente sopra i $54 al barile dopo l’ultimo report OPEC pubblicato nella mattinata di ieri.

Dal documento è emersa un’inaspettata flessione della produzione, la prima dal mese di marzo, che ha fatto balzare il prezzo del petrolio di nuovo sopra la tanto agognata soglia dei 54 dollari.

In realtà i rialzi della quotazione di greggio sono stati limitati dall’ultima rilevazione dell’API che nella serata di ieri ha mostrato un aumento delle scorte superiore a quello previsto dalla maggior parte degli analisti.

Alla luce di tutto questo ci si chiede quanto il prezzo del petrolio avrà la possibilità di toccare nuovamente quota $60 e quanto invece il rally si rivelerà (ancora una volta) solo momentaneo.

Il report OPEC

Come già accennato, l’OPEC ha pubblicato il suo periodico report sul mercato che ha mostrato non soltanto una produzione in calo, ma anche nuove e più ottimistiche stime per l’anno 2018, ma andiamo per ordine.

Il documento ha messo in luce un calo della produzione OPEC di 79.000 barili al giorno a quota 32,76 milioni nel solo mese di agosto. La flessione che ha fatto balzare il prezzo del petrolio è stata determinata soprattutto da quattro Paesi: Libia, Gabon, Venezuela e Iraq.

Il report ha fatto notare come la produzione sia scesa anche al di fuori dello stesso Cartello. Ad influenzare il dato è stata la stagione degli uragani che ha messo in ginocchio l’attività di Texas e Louisiana. Ricordiamo, comunque, come il prezzo del petrolio non sia schizzato alle stelle con le tempeste poiché alla riduzione dell’output è corrisposta una flessione della domanda data la chiusura delle raffinerie.

Per quanto riguarda le previsioni OPEC sul mercato, poi, il prossimo anno la domanda di greggio aumenterà e si accompagnerà ad una riduzione della produzione determinata dallo storico accordo di Vienna. Tutto ciò potrebbe far decollare la quotazione del petrolio.

Il dilemma scorte

Quanto detto fino ad ora ha contribuito ad un immediato rialzo del greggio: mentre il WTI è salito nuovamente oltre quota $48, il Brent è tornato sopra i 54 dollari a barile e ha fatto sperare in un imminente recupero di quota $60.

A frenare l’entusiasmo, però, ci hanno pensato i più recenti dati sulle scorte USA pubblicati nella serata di ieri dall’API, l’American Petroleum Insititute. La rilevazione ha alzato il velo su un nuovo aumento delle giacenze di 6,181 milioni di barili contro i 2,791 milioni della precedente osservazione e contro i 3,2 milioni previsti dal consensus. Il prezzo del petrolio ha frenato così la sua corsa ed è tornato a viaggiare oggi all’insegna di un’evidente debolezza.

Le previsioni

Che cosa aspettarsi dal greggio? È questa una delle domande più ricorrenti a quasi un anno dal raggiungimento dell’accordo sulla produzione. Se si guarda ai fattori che stanno determinando l’attuale rialzo del rally si può prevedere come quasi certamente essi non saranno in grado di sostenere il prezzo del petrolio nel lungo periodo.

Gli analisti hanno fatto notare come non ci sia ad oggi alcuna prova tangibile del successo dell’accordo OPEC (già rinviato una volta), per cui una nuova nuova estensione potrebbe ancora risultare inutile.

A ciò si aggiungano poi anche i già citati dati sulle scorte API che hanno registrato un aumento di gran lunga superiore rispetto alle attese degli analisti. Tutti gli occhi saranno ora puntati sull’odierna rilevazione EIA che sarà certamente in grado di fornire nuovi spunti su cui riflettere.

Ad oggi, però, quel che è certo è che al mercato mancano ancora quei fondamentali talmente forti da giustificare un prezzo del petrolio di nuovo oltre i 60 dollari al barile.

Chiudi [X]