Prezzo benzina prossima settimana, conviene fare il pieno subito?

Ilena D’Errico

21 Marzo 2026 - 00:28

Il timore collettivo per la crisi energetica impone soluzioni pratiche. Ecco cosa succederà la prossima settimana al prezzo della benzina.

Prezzo benzina prossima settimana, conviene fare il pieno subito?

Siamo di nuovo nel mezzo di un’importante crisi energetica, con rincari che preoccupano, ma mai quanto l’incertezza del futuro. I prezzi dei prodotti raffinati sono instabili a causa della guerra nel Golfo, un’altra incognita con cui devono fare i conti i consumatori. Qualcuno cerca di limitare il più possibile l’uso dell’auto, altri pensano di fare il pieno per ripararsi in caso di deterioramento. Insomma, le famiglie sono direttamente alle prese con le oscillazioni di prezzo legate al petrolio e, va detto, non avevano bisogno di spiegazioni sulla necessità di contenere la spesa.

L’Agenzia internazionale dell’Energia ha pubblicato un apposito decalogo per limitare l’aumento dei costi, che per i consumatori prevede indicazioni come preferire lo smartworking quando possibile, favorire il car sharing e ridurre la velocità in autostrada. Consigli utili nell’insieme, soprattutto per i governi, ma che certo non si pongono come soluzione. A tal proposito, però, qualche intervento concreto c’è stato e altri sono in corso di definizione. Questi ultimi fanno capo all’Unione europea e agli Stati Uniti, che pensano al lungo termine, mentre l’Italia si concentra sui bisogni più urgenti e immediati. Una consolazione limitata, visto che non ci sono garanzie per i prossimi mesi, ma cosa dobbiamo aspettarci nella prossima settimana?

Prezzo benzina nella prossima settimana, fare il pieno o no?

I rincari del petrolio dovuti alla guerra in Iran non sono facilmente prevedibili, ma gli italiani possono contare - quantomeno in un primo periodo - sul decreto carburanti varato tempestivamente per contenere la crisi. Una fretta che le opposizioni attribuiscono ai consensi elettorali, vista la differenza di approccio in situazioni analoghe, ma che comunque porta un risultato concreto. Il decreto prevede infatti il taglio delle accise sui carburanti con effetto immediato per 20 giorni dal 19 marzo 2026, per il quale il governo ha stanziato circa mezzo miliardo di euro. Per strategico che sia, si ha così un risparmio intorno ai 25 centesimi al litro e soprattutto una misura estesa parimenti a tutta la cittadinanza.

Contestualmente, torna il credito d’imposta per categorie come i autorasportatori e vengono rafforzati controlli e sanzioni contro la speculazione. Strumenti che insieme alla volontà di contenimento dei governi possono fare la differenza, se verranno seguite le indicazioni dell’Agenzia internazionale dell’energia. Quest’ultima, per quanto possa apparire insufficiente ai consumatori, ha infatti ricordato agli Stati l’importanza di intervenire anche sulla domanda energetica per compensare lo shock.

Una strategia che serve soprattutto per il futuro, ad oggi legato all’iniziativa europea e alle decisioni di Trump. Spostando lo sguardo alla prossima settimana, comunque, i prezzi dei carburanti dovrebbero rimanere stabili. Correre a fare il pieno, dunque, non solo sembra inutile ma addirittura controproducente. Un’idea condivisa di questo genere, infatti, ridurrebbe notevolmente l’impatto delle misure di contenimento, tant’è che il decalogo internazionale fa leva proprio sulla sensibilizzazione dei consumatori (ai quali devono essere garantiti strumenti alternativi).

Cosa succederà?

Per meno di un mese è possibile contare sul taglio delle accise e auspicabilmente sulle strategie di compensazione, che con un impegno condiviso potrà accompagnare i consumatori anche dopo. Ciò detto, il futuro dei costi energetici dipende dalla riuscita di alcuni Paesi europei, che hanno preso posizioni chiare. L’Europa non appoggia il tycoon sullo stretto di Hormuz e non cede neanche alle pressioni sulla Nato, ma è pronta ad aiutare per mettere fine alla guerra. Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone sono intervenuti congiuntamente invocando l’Onu e il diritto internazionale, condannando gli attacchi agli impianti energetici e puntando alla de-escalation. Per non proseguire la guerra e far rientrare i prezzi dei carburanti, tuttavia, serve soprattutto la volontà statunitensi. Sembrerebbe esserci, visto che gli Stati Uniti non sono affatto esenti alle conseguenze economiche del conflitto, considerando anche le dichiarazioni della Casa Bianca, se però il conflitto dovesse continuare gli aumenti raddoppierebbero.

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