Prezzi oro e argento, il rimbalzo impressionante dopo la forte caduta. Ma cosa ci dicono le nuove previsioni?

Laura Naka Antonelli

03/02/2026

Prezzi oro e argento in forte rialzo dopo la grande ritirata. Le quotazioni del metallo giallo segnano il rally in un giorno più forte dai tempi della crisi finanziaria. E ora?

Prezzi oro e argento, il rimbalzo impressionante dopo la forte caduta. Ma cosa ci dicono le nuove previsioni?

Prezzi dell’oro e dell’argento: dopo tanto furore, la grande caduta. E ora, la grande rimonta. Cosa sta succedendo alle quotazioni dei due metalli preziosi che, dopo un inizio d’anno decisamente brillante seguito a un 2025 di buy record, sono letteralmente crollate, nell’arco di appena due sedute, per poi tornare a puntare oggi verso l’alto?

Nelle ultime ore i contratti spot sull’oro sono balzati di oltre il 5% fino a $4.913,97 l’oncia, mentre i futures hanno segnato un rally superiore a +6%, balzando sul Comex di New York a $4.935,40 l’oncia. Il balzo dell’oro del 6% circa, se sostenuto, si confermerà alla fine della sessione odierna il più consistente dai tempi della crisi finanziaria mondiale, ovvero dal novembre del 2008. Acquisti scatenati anche sui contratti spot sull’argento, volati di oltre il 9%, a $86,89 l’oncia, a fronte di contratti futures schizzati del 12,5% a $86,57.

La ripresa, di primo acchito notevole, rimane tuttavia ancora lieve se si considera il tonfo dei prezzi dell’oro e dell’argento che, soltanto nella sessione di venerdì scorso 30 gennaio 2026, sono scivolati rispettivamente di quasi il 10% e il 30%. Per le quotazioni dell’argento, la perdita è stata la peggiore accusata nell’arco di una sola seduta dal 1980. Più che giustificata dunque la domanda: in un contesto in cui ora si paventa, per entrambi i metalli preziosi, una nuova fase contrassegnata da una elevata volatilità, quali sono le nuove previsioni per i prezzi? Il calo shock di venerdì scorso ha per caso dato una scossa anche alle stime?

Prezzi oro e argento, l’ostacolo rappresentato dall’annuncio del Comex sui margini

Tra le ultime notizie che riguardano l’oro e l’argento, ce n’è una che arriva direttamente dagli Stati Uniti e che non invoglia certo gli investitori a riposizionarsi sull’oro e sull’argento: semmai, l’effetto è di indurli a tenersene alla larga.

La notizia è che, a seguito del forte crollo dei prezzi della scorsa settimana, il CME Group ha aumentato i requisiti di margine.

La decisione è entrata in vigore ieri, lunedì 2 febbraio 2026, a seguito della chiusura dei mercati.

Per la precisione, il Comex ha alzato i margini sui futures dell’oro dal 6% all’8%.

Ancora più onerose le garanzie richieste sui futures dell’argento con i margini che sono stati rivisti al rialzo dall’11% al 15%.

In poche parole, chi vuole entrare nel mercato dell’oro e dell’argento ora ha bisogno di più capitale, mentre chi è presente dovrà offrire più garanzie.

E questa coesistenza di fattori fa sì che l’appeal speculativo dei due mercati si scontri di per sé contro un nuovo ostacolo. Qualcuno, di fronte alle richieste più costose del Comex, potrebbe decidere infatti di chiudere le proprie posizioni forzatamente.

In poche parole, l’aumento dei margini significa che è diventato più caro fare trading con leva su oro e argento.

Molto probabilmente, il Comex ha preso questa decisione spaventato dal crollo shock di venerdì scorso, che ha reso i prezzi più volatili, facendo salire il rischio di perdite improvvise.

Il perché del tonfo shock dei prezzi dell’oro e dell’argento. C’entra la Fed

Detto questo, perché venerdì scorso i prezzi dell’oro e dell’argento sono crollati?

Risposta: in apparenza, tutto è partito dall’annuncio di Donald Trump del nome di chi sarà il successore del Presidente attuale della Fed Jerome Powell, ovvero del nome di Kevin Warsh.

La nomina di Warsh a prossimo timoniere della Banca centrale USA, tra l’altro già attesa, ha portato i mercati a smorzare i timori su una Fed eccessivamente politicizzata, pronta a rinunciare alla propria indipendenza pur di accontentare la smania di tagli dei tassi di Trump.

Di conseguenza, ha spiegato José Torres, senior economist di Interactive Brokers, è tornato il cosiddetto “Buy America trade”, soprattutto il Buy dollaro, fattore che ha di per sé depresso i prezzi delle materie prime.

Per l’oro tesi rialzista non intaccata, JPMorgan vede quota $8.500

Nessuno ha decretato tuttavia la fine del rally, per quanto eccezionale, dei prezzi dei due metalli.

Christopher Forbes, responsabile per Asia e Medio Oriente di CMC Markets, ha affermato per esempio che il forte arretramento dei prezzi dell’oro è stato semplicemente frutto di una qualsiasi classica correzione che tende a manifestarsi dopo un rally straordinario, piuttosto che la fine della tesi rialzista di lungo periodo.

Il ritracciamento, ha infatti spiegato, è “un classico vuoto d’aria dopo una corsa eccezionale. Prese di profitto, un dollaro più forte e nuove notizie geopolitiche provenienti da Washington hanno sgonfiato l’eccesso speculativo in un trade ormai affollato”.

Ma per Forbes si è trattato di una semplice parentesi che si chiuderà nel breve periodo, almeno per quanto riguarda l’oro: “Nel breve termine, i prezzi dell’oro rimarranno elevati, ma volatili, con i mercati che cercheranno di aspettare maggiore chiarezza sulla direzione della politica monetaria” (dunque dei tassi) di Warsh, prossimo Presidente della Fed, che prenderà le redini della Banca centrale americana alla scadenza del mandato della presidenza di Jerome Powell, fissata al 15 maggio 2026.

Una rinnovata debolezza del dollaro o la conferma di un Warsh dovish (dunque propenso a tagliare i tassi) farebbe tornare i dip buyers ”, ha continuato Forbes, che rimane bullish sui prezzi dell’oro guardando a un orizzonte di 12 mesi e che ha sottolineato, di conseguenza, che i prezzi del metallo potrebbero tornare a testare i recenti massimi, soprattutto se la Fed continuasse ad allentare la propria politica monetaria, e se sia la crescita del PIL che dell’inflazione rimanesse sbilanciata.

Ottimista sui prezzi dell’oro anche la divisione di ricerca di JPMorgan che fa capo a Nikolaos Panigirtzoglou, che ha scritto di stimare quotazioni del bene rifugio fino a $8.500 nei prossimi anni.

Sempre JPMorgan ha fissato un target price sull’oro per la fine dell’anno a $6.300 l’oncia, spiegando la view con il continuo processo di diversificazione che ha convinto diversi investitori a preferire i metalli.

Vero che “ il rischio di prese di profitto o di un ritorno verso la media aumenta sia sull’oro che sull’argento nel breve termine”, hanno puntualizzato da JPMorgan, dopo i record degli ultimi giorni, che hanno visto i prezzi dell’oro volare fino al nuovo massimo storico a quasi $5.600 l’oncia e le quotazioni dell’argento balzare fino al livello più alto di sempre, oltre quota $120, fino a $121,65 l’oncia, prima di essere prese d’assalto e crollare al di sotto di quota $80.

A proposito di argento, JPMorgan ha ammesso di avere un outlook più cauto. Detto questo, i suoi analisti hanno rivisto al rialzo il livello di supporto per i prezzi del metalli a $75-$80 l’oncia.

Prezzi argento dimezzati entro la fine del 2026? L’outlook pessimo per il ’metallo del diavolo’

Tra i due metalli, sarà in ogni caso proprio l’argento quello che faticherà di più a rivedere i massimi?

Decisamente sconfortante l’outlook di Marko Kolanovic, ex responsabile strategist ed co-responsabile della divisione di ricerca di JPMorgan che, nell’avvertire che i rialzi del metallo non sono stati sostenuti da fattori di natura fondamentale, quanto dalla speculazione, ha pronosticato un tonfo per i prezzi addirittura della metà entro la fine del 2026.

Prudente anche Mike McGlone, senior commodity strategist di Bloomberg Intelligence, che ha affermato che il prezzo dell’argento potrebbe stabilizzarsi intorno ai 50 dollari l’oncia, anche se non ha indicato un orizzonte temporale preciso per quando questo nuovo trend potrebbe prendere forma.

Un ritorno verso i 50 dollari appare come un percorso normale per la commodity conosciuta come il metallo del diavolo, data la sua elevata volatilità”, ha dichiarato McGlone.

Cauta sull’argento, metallo a uso industriale, anche Alexandra Symeonidi, analista di William Blair Investment Management, che ha detto di stimare una volatilità più alta: “Guardando avanti, l’argento continua ad affrontare problemi di liquidità che potrebbero alimentare ulteriori forti oscillazioni dei prezzi, in un contesto in cui gli equilibri di mercato indicano ancora un deficit per quest’anno” (fattore, questo, che dovrebbe in teoria sostenere la tesi rialzista).

In generale, “ il posizionamento speculativo è diminuito e rimane contenuto, il che suggerisce che potrebbe non essere stato alla base del recente rialzo” delle quotazioni dell’argento.

E tuttavia, ha concluso l’esperta, “riteniamo che la domanda industriale, che rappresenta circa il 60% della domanda totale di argento, resti debole, mentre i prezzi sono ancora in aumento da inizio anno”.

Dunque, “nel complesso, ci aspettiamo che la volatilità persista, in particolare sull’argento e, più in generale, sui metalli”.

Da segnalare che, nel corso del 2025, i prezzi dell’oro e dell’argento sono schizzati rispettivamente del 145% e del 65% circa.

A inizio 2026, complice l’escalation delle tensioni geopolitiche, in particolare nel caso dell’oro - che è il bene rifugio per eccelleza - il rally ha continuato ad andare avanti.

In attesa di capire quelle che saranno le prossime mosse sui tassi di interesse da parte della Fed capitanata dal prossimo Presidente Kevin Warsh (che entrerà in carica solo nel mese di maggio), è probabile che sia i prezzi dell’oro che quelli dell’argento rimarrano in balia di una forte volatilità e che la loro performance non sarà dunque più lineare come quella che ha caratterizzato l’intero 2026. Più nel caso dell’argento, comunque e in base a quanto affermano gli analisti, che nel caso dell’oro.

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